13 assassini

Takashi Miike è un genio, sa di esserlo e ci tiene a farlo sapere. Cineasta tra i più prolifici al mondo (circa 80 film in vent’anni di carriera) viene spesso identificato come il “Tarantino del Sol Levante”, condividendo però con il suo collega soltanto il gusto dell’eccesso e della dirompenza. Quello di Miike è un cinema ipercinetico e schizofrenico, scomposto e ingovernabile. Yakuza depravati e sanguinari, geisha sadiche, umili impiegati trasformati in padri incestuosi, cowboy con gli occhi a mandorla. La veemenza con cui l’opera di Miike si impone, genera innumerevoli chiavi di lettura che spaziano da una rappresentazione parodistica e grottesca della società giapponese fino a una compiaciuta ricerca dell’ “effettaccio”, secondo i più maligni.Vero è, che molti dei suoi film sono tratti da soggetti preesistenti che fanno della violenza il motore pulsante dell’azione. “Audition”, tratto dall’omonimo romanzo di Ryu Murakami e “Ichi the Killer”, tratto dal manga di Hideo Yamamoto. Se da un lato quindi il regista giapponese mantiene intatto lo spirito delle opere originali, rispettandone i topòs che le compongono, dall’altro è evidente quanta affinità sia presente tra la sua folle poetica e le opere altrui che adatta per il grande schermo. La ricerca del nonsense, la commistione di generi diversi senza soluzione di continuità, il ricorso alla CG per ricreare esseri deformi e morti violente sono solo i tratti più evidenti riscontrabili nel suo cinema.

Fatte le opportune premesse ci soffermiamo sul penultimo film (l’ultimo, “Ichimei”, è stato presentato in concorso al Festival di Cannes, ndr) realizzato da Takashi Miike, presentato al Festival di Venezia nel 2010 e uscito in questi giorni nelle nostre sale. “13 assassini” si confronta direttamente con il mito dei samurai ed è ulteriore dimostrazione di quanto Miike sia camaleontico e inclassificabile come cineasta. Il tema dei ronin che sacrificano la propria vita per una causa comune ha avuto illustri precedenti come i “Sette Samurai” di Akira Kurosawa e “La vendetta dei 47 ronin” di Kenji Mizoguchi, mentre, per i tredici assassini, Miike si è ispirato all’omonimo film del 1963 di Eiichi Kudo. Il cineasta nipponico stipa i suoi eccessi e confeziona una storia classica e compassata, lontana dagli ettolitri di sangue in cui nuotano i protagonisti di Ichi the Killer o dal furore illogico di Gozu, omaggiando invece a piene mani i maestri sopra citati. Il film è diviso in due macrosequenze e macroambienti laddove la prima, visivamente geometrica e montata secondo il classico campo-controcampo, consente allo spettatore di identificarsi con la causa dei samurai e di conoscere la genesi che ha portato i coraggiosi combattenti all’estrema decisione mentre la seconda, realizzata perlopiù con l’uso di teleobiettivi, esibisce una interminabile e coreograficamente impeccabile resa dei conti in cui predomina una componente monocromatica che azzera i colori primari e glorifica il nero del fango e il rosso del sangue (versato). Nel mezzo, lungi dal voler riproporre meramente un copione già letto e visto, Miike personalizza e dona inconfondibilità all’opera realizzando un paio di sequenze da antologia tra cui quella della ragazza orrendamente mutilata dal perfido Naritsugu e mostrata per mezzo di un magistrale gioco di luce/ombra. Fondamentale, infine, è la figura del tredicesimo samurai, incontrato lungo il cammino e unitosi al gruppo per forza di cose. Il suo spirito, indomabile e anarchico, rispecchia certamente il cinema del Miike che conosciamo, sempre in bilico tra gli estremi. Emblematica, in tal senso, è la frase che il tredicesimo guerriero pronuncia di fronte a Naritsugu e i suoi uomini: “Voi samurai siete così noiosi!”, esemplificando così il portamento borioso e cupo di questi uomini d’onore. Unica pecca è quella di non poter fruire l’opera in lingua originale con sottotitoli, senz’altro più incisiva e tagliente rispetto all’inadeguato doppiaggio italiano.                                  Aspettando l’edizione in Dvd…

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>