A tu per tu con Federico Fiumani

Personalmente, considero Federico Fiumani una sorta di stregone del rock. Un uomo in grado d’illuminare con la sua arte le parti oscure ed inconfessabili dell’anima dei suoi seguaci. Almeno di coloro i quali amano, così tanto, osservare minuziosamente la realtà da costruirsene una visione difficilmente spiegabile al mondo. I fans si riconoscono tra loro con uno sguardo. Per la storia ufficiale, Mr Federico Fiumani, è un vero highlander della musica indipendente italiana. Tra l’84 ed il 2009 ha inciso, infatti, 29 album, live compresi, quasi sempre fedele al marchio dei Diaframma, formazione musicale del suo esordio e della quale rappresenta l’unico superstite. Dapprima, solo come chitarrista e autore, ora anche nel ruolo di leader carismatico e cantante, ripropone per tutta la penisola, da oltre vent’anni, il suo repertorio punk, rock, new wave ed ora anche cantautorale; Federico Fiumani è noto per l’album d’esordio dei Diaframma, Siberia, ma vi assicuriamo che è molto, molto altro.

Federico, quali sono gli artisti che ti hanno influenzato e chi credi, a tua volta, di aver contaminato con la tua musica in questi anni?

Sicuramente il punk del 77 mi ha influenzato parecchio (in primis i Television) soprattutto a livello di attitudine. E poi anche i cantautori…non so se ho influenzato, qualcuno, ma mi sembra di no.

E’ più importante ascoltare tanta musica o ascoltare se stesso, cogliere nell’aria e dai discorsi della gente per nutrire la propria ispirazione musicale?

Diciamo che a 20 anni la cultura musicale te la fai ascoltando più musica possibile, dai 40 in poi ascoltandone il meno possibile.

Un momento preciso della tua vita in cui hai preso consapevolezza che la tua arte piaceva e potevi puntare interamente su questo mestiere?

Dopo i 30 anni, quando mi son messo a cantare ho avuto la vaga sensazione che con la musica avrei potuto viverci. Prima tanta gloria ma soldi zero.

E’ vero che qualche anno fa impacchettavi le cassette delle tue canzoni insieme a tua mamma per inviarle alle case discografiche. Raccontaci qualche dettaglio in più su questo significativo e curioso episodio della tua vita.

No, con mia madre impacchettavo i dischi da spedire ai fans che me li richiedevano. Avevo fondato la Diaframma Records e mi occupavo di tutto, compreso le spedizioni.

Le tue canzoni trasudano sempre un senso di orgogliosa solitudine, traguardi raggiunti con tenacia ed un risvolto dell’amore che gli innamorati stessi non hanno il coraggio di confessarsi. Nell’immaginario dei tuoi fans a cosa pensi tu sia accostato o a cosa vorresti essere accostato alla luce di quello che racconti? Mi spiego meglio: i tuoi fans pensi che ti amino per il tuo messaggio o per l’idea di ribellione punk che rievochi?

Bello quello che dici ! Penso per tutte e due le cose.

Se volessi “iniziare” nuova gente al “Fiumanesimo” quali dei tuoi album consiglieresti e perché?

“Siberia” per i wavers e “Volume 13” per gli altri.

Il concetto che, oggi, passa dai canali di comunicazione ufficiali è che diventare un cantante significa entrare nello showbiz. Ma, chi ha delle cose da dire e vuole cantarle, oggi, può riuscire ugualmente e vivere solo di questo senza entrare nei grandi circuiti?

Direi di sì, che è possibile, basta vedere Dente, Vasco Brondi, Io sono un cane e tanti altri.

In uscita, a fine aprile, per Coniglio editore, il tuo ultimo libro di poesie intitolato: “Odio Springsteen e gli U2”, la tua settima fatica letteraria. Un titolo che è tutto un programma. Innanzitutto dicci un pò che differenza c’è tra il Fiumani scrittore e quello cantautore e parlaci un pò del libro.

Il libro contiene tutte le poesie che ho scritto dal 1983 ad oggi, il titolo non è che c’entri granchè..mi piaceva la frase e poi è la verità (ride, ndr). Una canzone deve ruotare attorno ad un concetto forte, mentre in una poesia sei più libero, ti puoi lasciare andare di più.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.