Africa Unite: tren’anni di reggae, trent’anni di storia

 

“Trent’anni in levare, storia della storia degli Africa Unite”: s’intitola così il libro in cui Bunna e Madaski, membri fondatori della gloriosa band torinese, ripercorrono i tre decenni trascorsi da quel 1981 che li vide muovere i primi passi sulla scena indipendente italiana, nello stesso anno in cui un brutto male si portava via Bob Marley, il re del reggae, omaggiato dagli Africa dieci anni fa con un disco, in occasione del ventennio della band e della scomparsa del musicista.
Una storia, quella degli Africa, fatta di coerenza culturale e sperimentazione musicale, che li ha resi famosi all’estero e amatissimi in Italia e che meritava di essere messa nero su bianco e distribuita in un volume.
Il libro, edito da Chinaski per la collana Voices, sarà presentato in anteprima assoluta sabato 14 maggio, alle ore 21, al Salone del Libro di Torino, con un reading musicale condotto da Bunna e Madaski insieme a Episch Porzioni e F.T. Sandman, che hanno collaborato alla stesura.
Disponibilissimi, gli Africa hanno accettato di buon grado di parlare del libro e del loro trentennio ad F052: così è venuta fuori l’intervista a Madaski.
Trent’anni di attività: sembra ieri o se ne avverte il peso?
Gli anni, quando si crede nella propria attività e nella propria musica, passano molto velocemente, siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e, specialmente, di come lo abbiamo fatto. Ci sentiamo ancora molto motivati e sempre pronti a partire, il recente tour europeo ne è una conferma.
Un anniversario, ogni vostro decennale, che coincide con quello, triste, della morte di Marley…
Diciamo che siamo nati in un periodo infelice per la storia del reggae,il bello della musica è anche la sua immortalità, il pensiero e la grandezza di Marley, come autore, vivono nelle sue canzoni e sono un esempio ancora molto attuale.
Marley è una rockstar in senso lato, nel senso che conserva la leggenda e l’immortalità ma senza averle barattate con la logica commerciale del mercato discografico: la sua forza e’ stata il messaggio?
Non sono d’accordo, Marley non è affatto scampato alla logica commerciale anzi ne è stato anche lui un prodotto, ma non vedo questa cosa in maniera negativa. Lo sfruttamento della sua immagine da parte della moglie e della famiglia è stato allucinante, ma molto prevedibile. Una parte del messaggio marleyano, quello più specificamente legato al rastafarianesimo mi trova in disaccordo completo: combatto ogni forma di religione, gli Africa Unite non sono per nulla mistici ed hanno sempre rifiutato categoricamente ogni legame con la cultura rasta.
Quanto di quella portata di rottura e dal significato forte e vero vi è ancora oggi nel reggae?
Penso che gli artisti reggae contemporanei siano estremamente legati al proprio tornaconto e nulla più.
Tornando agli Africa, nel 2001 ventennale festeggiato con un disco, “20”, proprio dedicato al re del reggae, oggi un libro: c’era l’esigenza di cambiare, per un attimo, linguaggio?
No. Il nostro linguaggio rimane la musica, ma ci è piaciuta l’idea di raccogliere in un libro una parte delle nostre esperienze e ricordi, abbiamo fatto molte cose in questi 30 anni, a dire il vero avremmo dovuto scrivere una enciclopedia…
C’è un episodio più significativo o comunque emblematico di questi tre decenni?
Non lo so, è sempre molto difficile scegliere tra i momenti della propria vita. La cosa più importante e significativa è il nostro futuro.  Siamo pronti a viverlo e a gustarlo al cento per cento.
E qual è il segreto di questa longevità?
Proprio questo.
Una grande mano l’ha data anche la capacità di sperimentare e di evolversi costantemente? Come sono cambiati gli Africa negli anni?
Tanto. Naturalmente, tecnicamente e umanamente. Il non rimanere immobili, uguali a se stessi, è un dovere nei confronti della nostra personalità e anche nei confronti del pubblico. Non si può e non si deve servire la solita minestra riscaldata, cerchiamo di farlo, speriamo di riuscirci sempre: il bello della vita è riuscire a sorprendere ma per farlo bisogna,in primis, sorprendersi e mettersi in discussione.
E come sono cambiati la scena, il mercato, il sistema e l’approccio alla musica in Italia?
Negli ultimi anni sicuramente in peggio ma, come sempre, ci sarà una rivalutazione delle cose interessanti, almeno me lo auguro. La paccottiglia canzonettara da reality televisivi lascerà il tempo che trova.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.