Al balcone

 

Solitamente, è mentre cammino per la città che mi viene in mente l’articolo che dopo qualche ora o giorno sottoporrò alla vostra cortese attenzione. Raramente mi succede a casa. La strada è il territorio di caccia. Al rientro, tra le mura domestiche, le “prede” vanno scuoiate e cucinate a beneficio dei vostri palati fini. Per i più narcisi, non è il mio caso, si possono decorare le pareti con splendidi trofei.

Può ispirarmi il tic di un barista, la vetrina di un negozio o il distributore automatico di sigarette, anzi la distributrice, visto che a fine operazione ti saluta e ringrazia con una suadente voce femminile. Più semplicemente mi ritorna alla mente una vecchia idea che avevo accatastato nel magazzino dei pensieri scartati. Un grande deposito polveroso che si trova da qualche parte nel mio cervello, ma anche nel vostro. Nabokov le definiva le idee che non hanno avuto il dono dell’ispirazione e sono abortite. Accantonate appunto. Ma sono pur sempre delle scorte. Provviste, forse un po’ stantie, ma che possono tornare utili nei periodi di carestia.

Le idee si manifestano come premonizioni. Una sorta di immagine che si palesa solo per un attimo. Provoca generalmente un brivido, una fuggevole eccitazione, come ogni promessa. C’è chi la appunta e chi la dimentica, in attesa che salti fuori nuovamente nel momento più impensato o forse mai più. In tal caso vorrei proprio sapere dove vanno a finire tutte queste idee smarrite per sempre. Apro una parentesi: C’è un mio amico invece che si chiede da anni dove vadano a finire i pirdi. Chiusa la parentesi.

Continuo a chiamarle idee, ma in verità sono parole, anche una soltanto, immagini, suoni. E’ certo che quel fulmineo dono è il punto di partenza su cui costruire un progetto o prodotto intellettuale piccolo o grande che sia. Nel mio caso, un “pezzo” per F052 ma potrebbe essere il soggetto di un film o il testo di una canzone. Purtroppo mai quello di un brevetto milionario.

La creta, anzi, la luce, da plasmare nelle prossime ore quando la timida apparizione prenderà forma e contorni nella mia coscienza. Se riuscirò a tessere intorno a questo pensiero la giusta rete di parole o immagini che lo descrivano allora probabilmente è fatta. Insomma, se riuscirò a renderlo concreto. La sfida vale tutto il resto, anche la possibile frustrazione di non riuscirci. Spesso, nel blocco di marmo si annida il seme di una brutta scultura. In tal caso, via, nel retrobottega dell’incompiutezza.

Lo “spunto”, volgarmente detto, arriva quando meno me l’aspetto. L’unico requisito necessario è “predisporsi al balcone” secondo le indicazioni di Ennio Flaiano. A chi lo rimproverava di stare affacciato, apparentemente non indaffarato, rispondeva: “sto lavorando”. Probabilmente lo diceva anche Mussolini ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.  L’idea la si può avere solo se si guarda (in senso lato include ascoltare e leggere). Non importa dove o chi. Ogni angolo della realtà (ammesso che esista) offre spunti imprevedibili.

La capacità di associare i pensieri è poi l’ultima alchimia che mi permette di giungere al termine del processo. Quindi più si conosce, il che dicevamo presuppone prolungate soste sul balcone, più sarà agevole confezionare il vestito con il quale fasciare il concetto e renderlo interessante.  Un esempio banale: oggi non ho avuto alcuna premonizione ed allora ho pensato di scrivere di questa assenza. Come dire, se non ho un’idea, parlo dell’idea.

Comunque l’articolo l’ho scritto. Non vi pare?

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.