Amar la trama, Jorge Drexler

 Amar la Trama è stato appena inciso il 26 aprile 2011 per il pubblico italiano da Microcosmo Dischi
Immagino le facce dei jazzisti e degli studiosi del genere durante la lettura delle etichette discografiche. Capita spesso che il mercato faccia confusione tra le infinite e a volte veramente poco originali ramificazioni delle più importanti tradizioni musicali, finendo col perdere totalmente il significato culturale di un percorso artistico, sia la novità che quest’ultimo può rappresentare per l’interno settore. Così i fruitori di musica, tanto incriminati di non saper cogliere gli aspetti importanti dell’ascolto, seguono questa confusione generando a loro volta nuovi significati, per spiegarsi il legame tra ciò che viene detto loro durante la fase di vendita di un disco, e ciò che ascoltano poi realmente nel disco stesso, finendo cioè coll’allontanarsi ulteriormente dalle regole stilistiche di cui si parla. Questa abitudine serve per mantenere alto il flusso promozionale, inventandosi etichette di significati che si è costretti a non rinnegare successivamente, ma anzi a mantenere intatte perché altrimenti non si riscontrerebbero più nei numeri delle classifiche internazionali. In questa maniera tutto diventa qualsiasi cosa: il pop, anche il miglior pop orchestrato, per darsi un tono inizia a diventare fusion jazz di dubbia collocazione, a sua volta il jazz, iniziato ad essere percepito come lontano dalla tradizione popolare, per avvicinarsi al pubblico, si piega alle etichette pop, il tutto in un marasma di significati che invece di sostenere lo studio e la creatività degli artisti, li appiattiscono sempre più.
In questi giorni l’arrivo del nuovo cd di Jorge Drexler è stato definito, in Italia, jazz-folk metropolitano: l’artista, capace di mescolare abilmente i generi tipici del proprio paese, candombe, murga, milonga, con l’elettronica, il jazz e la bossa nova, ha proposto un disco che, impressione netta, va ascoltato diverse volte prima che si riescano a rintracciare le linee essenziali. Madrileno di adozione, Jorge Drexler nel 2004 ha scritto “Al otro lado del río” per il film I diari della motocicletta, con la quale ha vinto l’Oscar come miglior canzone (Video1) , consacrando così, con una deduzione di successo, una carriera fortunata.
Con Amar la trama, a differenza dei suoi precedenti album, non ha utilizzato strumenti elettronici ma ha portato con sé l’hammond di Ben Sidran, nella rilettura di “I don’t worry about a thing”, la chiratta di Josemi Carmona in “Los transeúntes” e la voce della cantante dei Marlango Leonor Watling  in “Toque de queda” (Video2 ).
Poichè l’artista uruguaiano è conosciuto proprio per la sua abilità di attraversare diversi generi pur restando il suo lavoro di base sostanzialmente riconoscibile, ha trovato spesso riscontro delle illuminanti idee nella quantità notevole di premi raccolti negli anni. In particolare per questa occasione ha deciso di registrare anche lui, come ultimamente fanno molti artisti, brani dal vivo, in un contesto ristretto e molto intimo, lasciando che il live album conferisca una maggiore apertura al pubblico, per comunicare con esso in maniera sicuramente più sensibile. (Video3).
Insomma, non sembrano esserci motivi per descrivere al pubblico italiano la natura di Amar la trama in termini diversi. Probabilmente è proprio in questa ricerca di maggiore profondità che si possono intravedere virtù e limiti dell’album, non tanto inteso come lavoro singolo, quanto piuttosto come percorso artistico.
Ma negli ultimi tempi si assiste a questa moda, facilmente deducibile come esigenza industriale piuttosto che artistica, di cavalcare la grande tradizione degli studi jazz in tutte le loro varianti e sperimentazioni, accostando significati musicali che poco o nulla hanno a che vedere con la cultura afroamericana (Video4).
Accade sostanzialmente questo: vestire di jazz o bossanova uno studio che nasce come puro motivo pop, in un linguaggio semplice e spesso ripetitivo, serve a connotare una struttura musicale probabilmente troppo povera perché, rispetto alla fetta di mercato che si tenta di conquistare, sia definibile qualcosa in più di quello che realmente è. Poter coniugare il folk e il jazz in un lavoro metropolitano è una storia che si racconta non solo male, ma con poca onestà intellettuale, al pubblico, soprattutto se è nuovo a determinati tipi di ascolti. L’abilità che gli si riconosce, in questo caso, non gli viene restituita con le definizioni più appropriate, come se parlare di produzione pop significasse parlare di qualcosa di poco valore, non per l’artista, certo, quanto piuttosto per chi decide di promuoverlo e probabilmente vorrebbe rientrare in una nicchia. Pertanto, dovrebbe occuparsi d’altro.
Sembra che in Italia si faccia veramente fatica a cogliere gli elementi di successo di un artista pluripremiato all’estero e quindi riproporli: la musica, le sue etichette, gli artisti promossi, evidentemente, non hanno colpa se il settore è in crisi e non sa come rialzarsi.
Il suggerimento è di abbandonare l’uso scorretto delle etichette per generi e salvare invece la musica nella sua interezza. L’esempio pratico ci viene dato proprio da questo disco, poiché in un linguaggio semplice quanto universale come quello di Amar la trama un artista può riuscire a trovare il suo equilibrio e il suo canale espressivo migliore, senza nulla togliere all’originalità e agli sforzi creativi del proprio estro, in cui la pulizia stilistica suggerisce piuttosto una sorta di rinnovamento che un ennesimo ritornare sulle medesime canzoni.
Occorrerà fare un passo ulteriore in termini di studio e sperimentazione per tracciare però reali nuovi percorsi stilistici che in questo caso di jazz non portano granché, se è vero che è questa l’ambizione che il disco porta. E ci viene sinceramente un dubbio, perché forse Drexler non è questo che ci sta raccontando.
Ma rimettiamo tutto al proprio posto: la musica non ha bisogno di ricorrere a questi svilenti espedienti per giustificare la sua creazione, non quanto almeno ne ha spesso la critica musicale per promuovere un lavoro che in altro modo, evidentemente, non riuscirebbe a fare.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.