Angelo o autostoppista?

Avevo appena finito di vedere “Agorà” di Alejandro Amenabar in dvd. Un bel film sull’eterno contrasto tra scienza e religione e sulle atrocità perpetrate nel nome della seconda. Estraggo il dischetto dal lettore e faccio un veloce giro con il telecomando. Da Vespa, un faccia a faccia sul ballottaggio di Napoli. Disarmanti entrambi i contendenti. Cambio. Un paio di film insulsi su altri canali. Cambio, e poi ne ho appena visto uno. Mi imbatto in Bonolis e Roberto Vecchioni. Il senso della vita, suppongo. Lo deduco dalla faccia contrita di Bonolis. Il logorroico presentatore romano ha due facce. Quella “sordiana” di quando mostra i culi in Ciao Darwin e quella contrita di quando fa le interviste al senso della vita, appunto.

Dicevo, Vecchioni, il redivivo, il resuscitato dal festival di Sanremo. Arrivo nel mezzo di un racconto del cantautore e capisco si sta parlando di miracoli o comunque del manifestarsi dell’irrazionale, dell’inspiegabile nella vita di un uomo. Probabilmente Bonolis, versione catechesi, gli avrà chiesto se crede in Dio o qualcosa del genere. Controllate su YouTube.

Vecchioni, contrito a sua volta, procede nel suo aneddoto mistico e giura sul padre, testualmente, che quanto si appresta a rivelare è vero. La premessa mi induce a non cambiare canale, nonostante la mia avversione per l’autore di “Luci a San Siro”, anzi, di “Chiamami ancora amore”.

Vecchioni racconta che un giorno, alla guida, particolarmente assonnato prende su un autostoppista, vestito di bianco. Il passeggero è inglese e sostiene di non parlare una sola parola di italiano. Giunto ad una svolta insidiosa il Vecchioni si addormenta e l’autostoppista lo sveglia dicendogli in italiano “ sveglia, c’è una curva pericolosa”. Incidente sventato.  Il cantante lo ringrazia ma l’altro lo invita a fermarsi ed a farlo scendere. Vecchioni gli chiede perché e l’altro dice “era qui che volevo arrivare” e scende dall’auto. Il racconto termina. In studio, l’applauso non parte, non so se il pubblico è gelato dall’aneddoto che prometteva qualcosa di più o se il regista ha ritenuto che il silenzio era consono ad una storia tanto intensa. Bonolis chiama la pubblicità.

Io, mi gelo. Attonito. Sbigottito dell’ episodio che dovrebbe dimostrare l’esistenza degli angeli o perlomeno creare il dubbio che il soprannaturale possa irrompere nell’abitacolo di un professore/cantante un po’ avanti con l’età. Un racconto che farebbe impallidire anche Roberto Giacobbo e la sua squadra di ricercatori della cazzata.

Ma andiamo con ordine: 

1) Un autostoppista vestito di bianco non mi sembra costituisca un grande indizio. Imbarazzante anzi, credere che gli angeli abbiano ancora la divisa bianca come nel film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra.

2) L’autostoppista sostiene di essere inglese e di non parlare l’italiano, ma, alla curva della morte, comincia a parlare fluidamente la nostra complessa lingua. Mi pare evidente che il presunto angelo aveva preso per il culo il Vecchioni, chissà per quale vezzo o motivo. Magari era di Trastevere.

3) Dopo lo scampato pericolo l’angelo chiede di scendere anche se non hanno raggiunto alcuna meta abitata. E ci credo! Avreste voi continuato il viaggio con un assonnato che vi ha portato ad un passo dalla morte?

Vecchioni a dispetto dell’enorme stronzata raccontata si spalla compunto con l’aria di chi ha rivelato il segreto di Fatima. Io spengo la tv e mi siedo al computer per testimoniarvi l’accaduto. In seguito a quanto visto ed ascoltato posso affermare che Vecchioni, alla luce del suo aneddoto, non è stato miracolato solo dalla kermesse sanremese. Gentili telespettatori e telespettatrici, buonanotte.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.