Antonio Peppino e la pineta delle scimmie

Il discografico
Ciao, ti ringrazio per avermi mandato una copia di questo disco dal titolo curioso. Senza fare torto all’avvocato e musicista del gruppo, Peppino, mi incuriosisce la figura del frontman Antonio: pare faccia il graphic designer, il cantante, l’attore, lo scrittore, lo sceneggiatore, l’agitatore sociale in rete, il paroliere e il produttore per un altro gruppo materano, tali Britney Byrds. Un personaggio poliedrico, non c’è che dire.
Il giornalista musicale
Si, mi fa venire in mente Johnny Dorelli: era un attore di razza e aveva talento anche come cantante, presentatore… E poi non dimentichiamoci che ha sposato Gloria Guida, la Liceale per antonomasia. Ecco, hai presente la scenadi Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, quella in cui la vecchia maga gli trasmette i suoi poteri? All’inizio della sua carriera musicale, dev’essere successo qualcosa di simile anche all’Andrisani. O almeno così mi sono immaginato.

http://www.youtube.com/watch?v=_NsR7el2oAQ

Il discografico
Secondo me lui, più che a Johnny Dorelli, vorrebbe assomigliare a Giorgio Moroder. Ma non al nonno anziano dei Daft Punk. Bensì a questo.

http://3.bp.blogspot.com/-Z1ONSwNc7s4/UZTl1Hz5iLI/AAAAAAAACGQ/hqMEfnC77MQ/s1600/giorgio_moroder_b_600x250.jpg

Il discografico
È possibile. Comunque, tornando al disco, mi ha fatto molto riflettere il discorso sulla regressione della nostra civiltà, evocata da Il pianeta delle scimmie. Questo disco mi ricorda la trama di un film della Troma: la terra è stata distrutta (dalla maleducazione, dalla mancanza di cultura, dalla bruttezza dell’umanità) e un cantante synth pop dei primi anni ’80 si risveglia dopo anni di ibernazione (Hibernation dei Chrisma è del 1979) ingaggiando una dura battaglia con le “scimmie” che oggi popolano il pianeta: falliti, nostalgici, freaks e chi più ne ha più ne metta. Mi sto ancora chiedendo chi sia il vincitore.
Il giornalista musicale
Lettura interessante, che mi porta ad uno dei brani più belli del disco, Luigi…

Il discografico
Esatto. Il problema che ti pone questo disco è che non sai mai se stai dalla parte giusta o sbagliata, se sei stupido o intelligente, uomo o scimmia… Del resto chi non si è mai preoccupato delle bolle sulla pellicola dell’iphone? Neppure la voce narrante è immune dall’orrore della bolla perimetrale, lo si percepisce chiaramente. E così tutte le cose ridicole, assurde di questo mondo non vengono giudicate dall’alto, ma si impossessano di noi. Ascoltando questo disco ci sentiamo tutti “dei gran coglioni”, come direbbe Andrisani.
Il giornalista musicale
Ma infatti gli Heroscimmia non si ergono a giudici o moralizzatori e in questo modo marcano a fuoco sul petto la loro appartenenza agli anni ’80. Non possono avere la credibilità di un Tenco, che all’inizio degli anni ‘60 recita la parte del contestatore cantando “La ballata dell’eroe” ne La Cuccagna di Luciano Salce. Ma neanche il convinto impegno di un Jovanotti, che alla fine degli anni ’90 canta La mia guerra è mai più insieme a Ligabue e Piero Pelù. Qui lo sguardo critico nei confronti delle “scimmie” mostra di capire le nostre debolezze, ma non propone vie d’uscita. Alla fine l’unica soluzione possibile sembra quella di rifugiarsi in un universo privato che, per quanto spazioso, è evidentemente antisociale. Dalla gerontofilia di Toy Boy al crepuscolarismo di Gozzano ne I Re Magi, dall’amore in chat di Anima Latina (Battisti si starà rivoltando nella sua nuova tomba di Rimini?) alla difesa dei coloranti alimentari in E130. Il risultato è un concept album sul potere salvifico del proprio bagaglio culturale, un romanzo di deformazione della realtà, un pastiche surrealistic-synthpopiano che inneggia alla miseria della nostra civiltà.

Il discografico
“Un pastiche surrealistic-synthpopianoche inneggia alla miseria della nostra civiltà”? Voi critici non vi smentite mai, almeno nel vocabolario. Comunque io non parlerei di “concept album”, definizione che mi è sempre stata antipatica. Piuttosto direi che questo disco è il prodotto dell’ego di due flâneur che analizzano il disagio sociale dopo una sbronza di Pastis.
Il giornalista musicale
E anche se fosse? Ci sono artisti che con il Pastis hanno costruito una carriera, e sono chiamati poeti. In ogni caso, secondo me qui si tratta più di Amaro Lucano che di Pastis. E poi per una volta ammira anche tu l’onestà intellettuale di chi costruisce canzoni con slogan del tipo “Se ti senti un coglione volgi lo sguardo a Orione /Cosa vuoi che sia la tua disoccupazione”, tanto per citare Il sistema solare, una delle canzoni più efficaci del disco. Difficile che li invitino a qualche Festa dell’Unità, con canzoni così.

Il discografico
Mi hai anticipato: se dovessi scegliere un singolo, sarebbe proprio Il sistema solare. Ma lasciando da parte la Festa dell’Unità, anche a Sanremo la censurerebbero. Il verso che hai citato diventerebbe: “Se ti senti di fronte ad un bivio, volgi lo sguardo a Sirio”, o qualcosa del genere. Convertino, invece, sarebbe da premio della critica. Già me lo immagino… Chi lo presenta quest’anno? Fabio Fazio e la Littizzetto? Ecco, già vedo Fazio che al momento della consegna dei premi fa uno dei suoi applausi retorici in ricordo di Mario Convertino e chiama sul palco a ricordarlo Carlo Massarini.
Il giornalista musicale
Sarebbe pur sempre un omaggio dovuto…

Il discografico
Assolutamente. Erano altri tempi, quelli in cui la Rai poteva permettersi artisti veri tra le sue maestranze. E il suo lavoro con i Krisma e Mr. Fantasy, a vederlo oggi, è ancora uno spettacolo.

http://www.youtube.com/watch?v=OkjRz2h6f2Y

Il giornalista musicale
Comunque a me la copertina di Sotto il segno dei pesci non è mai piaciuta… Ma torniamo agli Heroscimmia. Cosa mi dici di Colin Moulding?

Il discografico
Uno dei pezzi migliori, senza dubbio. Un’atmosfera alla 4AD e una voce da brividi (Luigi Scrangella) che canta versi come “Coni senza gelati, dischi senza lati (…) Franco Franchi senza Ciccio”. Un’esperienza senza dubbio surreale ma toccante. Poi una canzone del genere cantata da un duo di vecchia data, che non si esibisce mai in pubblico… Più che una citazione degli XTC sembra una dichiarazione d’amore per il progetto Heroscimmia: “Da solo non lo fai il capolavoro”.
Il giornalista musicale
Occhio, potresti presto essere smentito da qualche imminente progetto solista…

Il discografico
Non mi stupirebbe poi tanto, visto l’ego dei personaggi in questione. Ma a proposito di capolavori e dischi commerciali, secondo te Antonio Peppino e il pianeta delle scimmie come si pone rispetto agli altri capitoli discografici degli Heroscimmia?
Il giornalista musicale
Così a sensazione lo definirei “il disco dell’immaturità”. Dopo il botto de Il disco commerciale ci si poteva aspettare una deriva da hit parade, un salto nella musica etnica alla “tribù che balla”, un viaggio un po’ incompreso nei territori colti di Panella… E invece ci ritroviamo citazioni di Tozzi (rime come “Motore danza, sento già che il dolore avanza” hanno largamente ispirato il paroliere Andrisani), Parise insieme ai Re Magi, Saviano insieme all’Editoriale Corno, Twitter insieme a Totò. Anche se, bisogna, dirlo, con un pizzico di consapevolezza in più (vedi l’intervista de Il mostro di Wittgenstein). Questa continuità con il passato, pur accompagnata da slanci di gran classe, non pone fine all’eterno dilemma sugli Heroscimmia: un gruppo che – per citare Il cinguettio – “O ti piace o ti fa orrore”.

Il discografico
A proposito di “orrore”, ho l’impressione che il maggior pregio di Antonio, Peppino e la pineta delle scimmie si trovi nell’arte sapiente di mescolare emozioni “alte” e citazioni “basse”. E viceversa, nel mescolare citazioni “alte” ad emozioni “basse”. In ogni caso, si va verso il basso.
Il giornalista musicale
Verissimo. Del resto il mondo è pieno di cose brutte, e gli Heroscimmia hanno il pregio di saperle cantare. Penso a questo, per esempio.

http://www.youtube.com/watch?v=47BpzWqLo4g

Il discografico
“Che mestizia… Manda Charles Bronson a fare giustizia”.
Il giornalista musicale
Io poi Zombie l’ho sempre odiata. Già che ci siamo, ti leggo l’inizio della recensione che sto scrivendo: “Musicalmente questo disco spazia dall’acid house mancuniana di Toy Boy ai fragili riverberi dreampop di E130, da una potenziale hit che sembra uscita dalla penna di Babybird – I Re Magi – ai ritmi à la Underworld di Luigi”. Come ti sembra?

Il discografico
Che barba voi critici, sempre tesi a riempirvi la bocca di nomi, citazioni, riferimenti. Fatti trasportare dalle emozioni, una volta tanto. Vivi. Adesso ti saluto, mi sa che vado a vedere il nuovo film di Checco Zalone.
Il giornalista musicale
Certo che sei sceso in basso…

Il discografico
“Dino, i produttori ci disprezzano…”.
Il giornalista musicale
Prendi pure per il culo… Ma più cozzaloni ci sono, più io mi sento come il capitano Taylor ne Il pianeta delle scimmie, poco prima di entrare in stato di ibernazione: “Ho sprofondato l’equipaggio in un lungo sonno in cui li raggiungerò presto. Fra meno di un’ora saranno sei mesi che abbiamo lasciato Cape Kennedy. Sei mesi nei profondi spazi. Visto di qui… tutto sembra così diverso. Il tempo, lo spazio qui perdono… di significato. L’individualità è annientata. Io… mi sento solo.”

Il discografico
È finita, arrenditi. Hanno vinto loro, le scimmie. Se ti senti solo puoi venire al cinema con me oppure “Per scacciare tutte le paranoie / Fatti un giro nei sassi/ Alla ricerca di buone nuove”.

DISCLAIMER
Questa recensione è scritta per coloro che guardano con amichevolezza allo spirito con cui è scritta […]. Se dico che la mia recensione è destinata solo ad una piccola cerchia di persone (se così la si può chiamare), non voglio dire, con questo, che, per me, tale cerchia sia l’élite dell’umanità; sono però le persone cui mi rivolgo, e non perché migliori o peggiori delle altre, ma perché formano la mia cerchia culturale, in certo modo sono gli uomini dalla mia patria, a differenza degli altri che mi sono stranieri.

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.