Archivio Andreotti

 

Ciò che teneva l’Italia politica con il fiato sospeso è dunque accaduto: il senatore Giulio Andreotti ha pubblicato il suo archivio. Inutile dire che l’archivio di Andreotti è una leggenda. Il “grande armadio” della prima Repubblica – come viene definito – è stato depositato in un caveau blindato dell’Istituto Sturzo di Roma. Successivamente si è iniziato a digitalizzarlo e oggi è possibile consultare online i documenti relativi ai primi anni di attività politica.

Ne parlo perché la cosa riguarda anche un paio di persone che oggi scrivono su F052. Quando qualche anno fa scrissi “Il destino di Giovannino Guareschi”, interpellai Antonio Andrisani per la pubblicazione del volume. Insieme ad altri amici fondammo una casa editrice e così il libro fu stampato. La cosa incuriosì un certo numero di persone, perché si affrontava un argomento non ancora trattato approfonditamente: il famoso processo Guareschi-De Gasperi del 1954. Lo scrittore più popolare e il politico più popolare del momento comparivano di fronte al Tribunale di Milano per una storia legata alla pubblicazione da parte di Guareschi di alcuni documenti ritenuti falsi da De Gasperi.

La questione riguardava anche, come è facile immaginare, il problema dei rapporti tra il potere politico e il mondo della cultura. Il libro “Il destino di Giovannino Guareschi” pubblicato dalla casa editrice Altremuse di Matera, come dicevo, incuriosì un certo numero di persone. Tra queste, il senatore Giulio Andreotti che scrisse un articolo di un’intera pagina sul quotidiano Il Tempo per bacchettarmi e per contestare la ricostruzione del processo fatta nel libro. Chi oggi va sul sito internet dell’Istituto Sturzo, può accedere all’Archivio Andreotti http://www.sturzo.it/archivioandreotti/e, inserendo la parola “Guareschi” nel motore “Ricerca semplice”, può aprire la pagina con l’articolo di cui dicevo.

Non mi dispiace che Andreotti mi abbia dato in pasto agli storici. Io al senatore ho sempre voluto bene. E non importa che si sia trattato di un sentimento non corrisposto. Del resto, non si può nascondere il piacere di vedere inserito il proprio nome in quello che il Ministero dei Beni Culturali ha definito un patrimonio di “interesse storico particolarmente importante”. Perdonate la mia vanità.

L’archivio Andreotti rappresenta un “unicum” anche nello specifico della storia politica, dal momento che Andreotti stesso è un “unicum”. Per tanti motivi, ma particolarmente per l’influenza primaria che il leader democristiano ha esercitato sulla politica culturale italiana. Su questo sarà forse opportuno ritornare in un successivo articolo.

L’archivio è suddiviso in 15 grandi argomenti e uno di questi è interamente dedicato al cinema. Una cosa piuttosto insolita per un politico del calibro di Andreotti e che si spiega con l’insistenza con cui il senatore è intervenuto sul mondo dello spettacolo. Non è detto che questo sia un demerito, anzi. Attorno al mondo politico ruotano tanti di quei nani e ballerine che nel mondo dello spettacolo possono trovare una giusta collocazione. Diversamente rimarrebbero a stazionare all’interno del mondo politico, come avviene oggi – è l’inconveniente di non avere più sulla scena uno come Andreotti. Questo spiega anche perché, nonostante io abbia subito le bacchettate “a mezzo stampa” da parte di Andreotti, ho sempre creduto in lui. Come continuo a sperare che in un giorno anche lontano possiamo accorgerci che le nostre differenti posizioni, per quello che attiene al caso Guareschi, possano ricomporsi.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.