L’arte del cancelletto

Una parodia sul ‘Cancelletto’ o più propriamente hashtag, del duo Jimmy Fallon & Justin Timberlake. Un pensiero social e digital di F052 sulle tendenze della rete che contaminano la vita reale. 

Hashtag, non è una brutta parola

Con l’avvento dei Social Network, negli ultimi anni spopola il cancelletto prima di una parola, detto anche “hashtag”.
Da tastiera è questo simbolo ‘#’, comparso per la prima volta su Internet Realy Chat per etichettare gruppi ed argomenti, anche se la sua celebrità è legata a Twitter, l’uccellino celeste che condivide messaggi di massimo 140 caratteri con  parole chiave contrassegnare appunto dal cancelletto.

Perché si usa l’hashtag?

Gli hashtag si usano per ricercare, tracciare o aumentare la visibilità nel web di un interesse, un evento, un brand oppure per lanciare una campagna promozionale o diffondere un challenge.
Con un semplice click, nel motore di ricerca, è possibile visualizzare tutti i riferimenti di messaggi o post che gli utenti della rete hanno riferito al contenuto ricercato.

Parliamo di Hashtag Friendly

Campagne di promozione dell’hashtag responsabile sono nell’ordine del giorno anche per chi è poco esperto in materia.

Molti ancora non sanno (o non vogliono comprendere) però, che pubblicare ad esempio delle immagini di cagnolini non significa riferirli a parole di fiori e montagne. L’hashtag deve essere un arricchimento alla visibilità della campagna di comunicazione o promozione di un brand/prodotto in atto o semplicemente una formula per migliorare la tracciabilità del proprio messaggio sui canali social. Un hashtag è un buon conduttore, che se non studiato può finire nel mare infinito della rete e scomparire nel momento in cui è stato reso pubblico.
Un utente o un social media marketer (SMM) deve saper riconoscere un buon hashtag per utilizzarlo nelle sue potenzialità: ottimo per filtrare conversazioni e inserirsi nelle migliori graduatorie di visibilità.
E quindi, aggiungere un # prima di una parola è una pausa tra studio e riflessione e deve ottimizzarsi tra energie e tempo.

Ogni piattaforma social ha una propria caratteristica.

Per esempio:

  • Twitter, il papà di questo celebre simbolo. Le poche parole a disposizione è buon uso utilizzare massimo 2 – 3 hashtag per un tweet, con anche il consiglio di coniugare i verbi e ogni tanto ricordarsi dell’esistenza dei (poco social) articoli;
  • Instagram, il tempio degli hashtag anche selvaggi, dove conversazioni e (peggio ancora) caption sono liste infinite di cancelletto e parole messe a decoro a pensieri senza logica.
    “Simpatico #cane #friends #igers fanno sentirmi #instagood…”
  • Facebook, non è da meno anche se l’hashtag non gode di grande popolarità così come in Pinterest. Molto amato invece, da tutto quello che è il mondo Google, da Google+ a YouTube.

In conclusione l’hashtag o il cancelletto, come si vuol chiamarlo, non provoca reazioni cutanee ed è oltretutto gratis. Ma, come un po’ per tutte le cose, è bene non esagerare.

Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Sant’Agostino

Author

<p>Arte, arte e ancora arte. Non posso farne a meno… Il mio motto è: “Meglio essere piccoli e vedere grande, che essere grandi e vedere piccolo!”</p>