12.Giu.2012

Un brav'uomo è difficile da trovare

 

«Non ci resta che goderci meglio che possiamo i pochi minuti che ci avanzano: uccidendo qualcuno, bruciandogli la casa o facendogli qualche altra cattiveria. Non c’è piacere al di fuori della cattiveria»

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Avrebbe un nome l’attentatore che il 19 maggio scorso ha fatto esplodere la bomba davanti alla scuola “Morvillo Falcone” di Brindisi in cui ha perso la vita la cara Melissa Bassi e cinque ragazze hanno riportato ferite che segneranno, probabilmente per sempre, la loro vita. Gli investigatori presumono sia stato l’imprenditore Giovanni Vantaggiato a premere quel maledetto congegno col quale ha azionato l’ordigno.

Ma questo risolverebbe soltanto in parte l’angoscioso interrogativo intorno al folle gesto. Si arriverebbe a conoscere il colpevole, ma ciò non basterebbe a spiegare il motivo che ha spinto l’attentatore ad agire. Di fronte alla morte di una ragazza, pesa infatti la più disarmante delle domande: perché?

Secondo le dichiarazioni rese da Vantaggiato durante l’interrogatorio, a scatenare la furia omicida sarebbe stato il rancore per una truffa che avrebbe subito nel corso della sua attività commerciale e di un’ingiusta sentenza del tribunale di Brindisi che non avrebbe punito, come secondo lui avrebbe dovuto, i responsabili. Ma si tratta di un movente che non ha alcuna proporzione con le conseguenze di una strage, né alcuna relazione con quelle povere, innocenti vittime.

Quello che segue, comunque, è l’allucinante racconto dell’attentatore: «Non ho una ragione specifica per la quale ho scelto sia la città che il posto. Non ho ricevuto aiuto da nessuno nel collocare l’ordigno, nel prepararlo e nel farlo esplodere. Ho acquistato il telecomando da un impiantista da me scelto sulle Pagine gialle che si trova in un paese tra Copertino e Maglie. Non ricordo esattamente qual è il nome del paese. Ho acquistato la batteria dalla ditta (…) sulla via per Nardò. Ho acquistato la polvere pirica in più occasioni da vari rivenditori nel comune di Lecce. Insisto nel dire che la scelta del luogo ove è stata collocata la bomba è stata del tutto casuale e l’ho fatto perché ce l’avevo con il mondo intero e nello specifico perché prima si lavorava e si guadagnava adesso questo non succede più».

Insomma, non si guadagna più come una volta. E se le cose stanno così, meglio distruggere tutto, meglio uccidere tutti. Forse non bisogna ricercare il movente nei verbali degli interrogatori di Vantaggiato. Forse a poco possono giovarci le conoscenze dei criminologi i quali, come dicono, trovano difficile collocare la mentalità dell’attentatore nella consolidata casistica criminale.

Mi sembra, del resto, che potrebbe essere inutile cercare il movente di una strage per la quale l’attentatore lucidamente confessa: «Non ho una ragione specifica». L’unica spiegazione plausibile la ritrovo nelle pagine di un racconto della scrittrice Flannery O’Connor che si intitola “Un brav’uomo è difficile da trovare”.

«Ehi, Bailey, guarda, leggi un po’ qui» disse la nonna, e si alzò con una mano esile sul fianco, sventolando con l’altra il giornale frusciante sopra la testa calva del figlio. «C’è un tizio che si fa chiamare il Balordo… È evaso dal penitenziario federale e si è diretto verso la Florida. Leggi un po’ cosa dicono che ha fatto, a quella gente. Leggi. Io non porterei i miei bambini dove scorazza un delinquente simile. Non me lo perdonerei se lo facessi».

La precauzione non fu sufficiente a evitare alla nonna l’incontro fatale con il Balordo. Scrive la O’Connor: «Sola con il Balordo, la nonna scoprì di aver perduto la voce. In cielo non c’erano né sole né nubi. Intorno a lei c’erano soltanto i boschi. Voleva spiegare al balordo che doveva pregare, ma aprì e chiuse la bocca molte volte, prima che ne uscisse qualche suono. Finalmente si ritrovò a dire: “Gesù, Gesù!” intendendo: “Gesù vi aiuterà”, ma, da come lo diceva, sembrava che bestemmiasse».

Le implorazioni della donna non potevano avere, purtroppo, alcun effetto sul cinico uomo che aveva davanti. «Gesù è stato l’unico a risuscitare i morti» riprese il Balordo. «E non avrebbe dovuto farlo». Quindi «le sparò tre volte, trapassandole il petto. Poi depose la pistola, si levò gli occhiali e si mise a pulirli».

Ordinò, infine, a Bobby Lee: «Portatela via e gettatela dove avete gettato gli altri».

«Sarebbe stata una buona donna, se quand’era viva le avessero sparato ogni cinque minuti».

«Sai che divertimento!» rise Bobby Lee.

«Zitto, Bobby Lee» lo redarguì il Balordo. «Non c’è vero piacere nella vita».

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Giovanni Vantaggiato, l’attentatore di Brindisi ha dichiarato: «prima si lavorava e si guadagnava adesso questo non succede più».

Prima si lavorava. E questo gli aveva consentito di guadagnare un bel po’ di soldi. Ha guadagnato abbastanza da potersi comprare uno yacht. «Una barca da veri intenditori» secondo gli esperti, «non un’imbarcazione qualsiasi, ma uno yacht d’epoca costruito in legno dal cantiere più antico del mondo». In un sito di notizie nautiche* si trova questa ricostruzione: «L’ultima volta che è stato visto vicino al suo yacht è stato durante il rimessaggio dopo la stagione invernale nella darsena Puerto del Sol a Porto Cesareo, un posto barca da 2.800 euro al mese. “Vengo domenica con le mie nipotine” ha detto, prima di andarsene, al suo marinaio De Brodo. Ma questa volta lo yacht è rimasto ormeggiato».

Tutto ciò riguarda, però, il passato. Oggi «questo non succede più».

Come il Balordo della Flennery O’Connor, anche l’attentatore di Brindisi avrà pensato che ormai «non c’è vero piacere nella vita». E che se non si può cercare piacere nella vita, si dovrà pur trovarlo nella morte. Più che cercare un movente, bisognerà probabilmente trovare un antidoto contro questo veleno che ci sta intossicando la vita e che sempre più spesso fa dire a qualcuno: «non c’è piacere al di fuori della cattiveria».

  

* Liguria Nautica News. http://www.newsliguria.com/eventi

scritto da: Paolo Tritto

© F052

categorie: letture, pensieri

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