Attenti ai Cani!

La curiosità, circa un anno fa, è nata tutta da due canzoni pubblicate su YouTube. Chi sono I Cani? Chi è che racconta queste storie di giovani pariolini tutti motorini e cocaina o afferma di voler vivere in un film di Wes Anderson? Risposte ne sono arrivate, ma sull’identità della band o della one-man band c’è ancora molto mistero. Quello che si può dire è che I Cani sono la rivelazione italiana del 2011, lo dimostra anche il fatto che il disco omonimo d’esordio, uscito il 10 giugno scorso per 42 records, nella classifica di iTunes ha raggiunto il nono posto, tra nomi del calibro di Lady Gaga, Jovanotti e Vasco Rossi. Intanto per vederli all’opera, dal vivo, fino ad ora ci sono state due occasioni, una a Milano e una a Roma, tra il giugno e il luglio scorsi, prima del tour vero e proprio con DNA concerti, che da ottobre li porterà nei migliori club d’Italia.

Tutti vogliono saperne di più, da Rolling Stone a XL, dal Fatto Quotidiano a Vanity Fair. E anche F052. Ecco perché, in attesa di un live-report nei prossimi mesi, li abbiamo intervistati.

Chi sono i Cani? Oppure dovremmo dire chi è i Cani?

Siamo una band romana pop.

E, visti i contenuti del disco, i testi che ripercorrono storie di vita contemporanea, giovane, soprattutto della Capitale, se parlassimo di neorealismo pop?

Può essere una definizione appropriata se riferita all’attualità dei testi e alla realtà raccontata negli stessi. Diverso è se volessimo utilizzarla in termini politici, non la sentirei affatto vicina.

Un successo crescente, un disco appena uscito, due date estive e un tour invernale. Tutto è partito da internet: la rete è il veicolo promozionale per eccellenza?

Non saprei, ma nel nostro caso ha funzionato. Sicuramente è cambiato il modo in cui la gente ascolta la musica, quindi è cambiato anche il modo in cui va proposta. Oggi si conosce nuova musica perché l’amico ti passa un link di YouTube o perché la si condivide sul profilo Facebook; pertanto è inevitabile che quando si vuol promuovere una canzone si tengano presenti queste nuove modalità di fruizione.

Il clip che ha fatto il giro della rete, inoltre, si chiama “Hipsteria”: low-budget ma high-originalità?

Oggi è diventato molto facile fare video professionali tanto che nei clip che vedevo in giro c’erano immagini in alta definizione ma pochissime idee. Non invece avevamo voglia di fare una cosa un po’ in controtendenza, rischiando di non apparire professionali, per comunicare qualcosa. Di qui la scelta dell’Hipstamatic (applicazione per iPhone che permette di scattare foto simili a quelle di una macchina Lomo, ndr), che tra l’altro richiama anche gli ambienti raccontati nel disco.

Dal testo emerge una sorta di spleen baudelairiano che caratterizza molti ragazzi contemporanei, un percorso tematico che ricorda un po’ i Baustelle, cui spesso il progetto Cani è assimilato. Ci saranno però influenze e tendenze ulteriori?

In realtà dei Baustelle tra I Cani c’è una conoscenza molto superficiale. Sicuramente, nella scrittura dei testi,l’unica vera influenza italiana è stata quella del rap, anche quello più commerciale, per il fatto di chiamare le cose per nome, senza mezzi termini, e questa è stata l’unica musica che in Italia ha fatto questo nei testi.

Qual’è il segreto di questo travolgente successo?

Semplicemente credo che sia legato al fatto che I Cani rappresentano qualcosa di molto diverso rispetto a quanto già esistente nella musica italiana. C’è un elemento di novità nell’uso delle parole, dei suoni e dell’immagine, quest’ultima un po’ misteriosa. Il successo, probabilmente, deriva dall’insieme di tutti questi fattori ma soprattutto dall’uso delle parole in modo diretto, liberatorio, che provoca appagamento in chi le ascolta.

Originalità e verità…

Diciamo di sì, perlomeno un tentativo di verità.

Nella mediagallery il clip di “Hipsteria”.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.