Autorimessa

Sono in auto. Il primo caldo malato. Non guido io. Dalla radio Ligabue rantola “il meglio deve ancora venire”. Lo spero. Anzi no, ho perso ogni speranza. Almeno per quanto riguarda il repertorio del cantautore emiliano. La macchina sobbalza. Ricordo, quando ero ragazzo le strade della città erano tutte nere e lisce. Le strisce pedonali, tatuaggi evidenti e rassicuranti. Oggi è tutto rotto. Mi accendo una Merit. Mai vista la città cosi’ rotta. Non ci sono più soldi per ripararla, mi dice l’amico al volante. Non c’è più amore, vorrei rispondere, ma mi chiudo la bocca con la sigaretta.

Nella macchina si diffonde l’odore acre delle sue ascelle. Fa caldo e ha sbagliato il peso degli indumenti. Soprattutto, ha sbagliato deodorante. Posso capirlo. Non è il tipo che guarda la televisione. Pensate che un essere umano in un supermercato sarebbe in grado di scegliere un detersivo se non esistesse la pubblicità?

Un uomo al semaforo si avventa sul parabrezza. Lo lava, anzi, lo sporca. Il mio amico lo ignora. Gli porgo un euro e lui lo ritira con aria di sufficienza. Io stesso, nel momento in cui glielo porgo, non mi rendo conto che gli ho dato 2 mila lire. Mi pento, e realizzo, quando scatta il verde, che il lavavetri non era un extracomunitario. Dalla radio, Vasco Rossi biascica “Io sono ancora qua”. Io penso: “Purtroppo”.

8 cinesi attraversano la strada senza guardare. Troppo banale dire che sembrano tutti uguali, eppure, lo penso. Caldo e traffico. Il traffico di una grande città. Solo che questa non è una grande città. E’ poco più di un’aia. Lo dico ad alta voce e il mio amico mi chiede cosa centri l’Olanda con il traffico. Dovrei rispondergli che mi riferivo all’aia, la corte delle galline, ma gli dico che nella città dei Paesi bassi non c’è tanto traffico. Ci sei stato tu ad Aia? Mi chiede e mi costringe ad un’altra bugia.

Sbagliamo traversa. Avremmo dovuto prendere quella di destra. Invece siamo andati a sinistra. Ma in fin dei conti, che cambia. Se uno vuole arrivare a Roma ci arriva. Basta sangue freddo e spregio dei propri simili. Fa caldo. Ovunque posi lo sguardo, c’è sporco. Nella macchina, sul vetro appena lavato, tra il catrame e i marciapiedi, nero, come le unghie del carrozziere dal quale finalmente giungiamo.

Il mio amico esce dalla vettura e comincia ad esporre il problema. Al tecnico non interessa che stavamo tornando da un funerale quando abbiamo preso il palo. Anzi, si tocca le palle. Esco dall’angusto e disordinato garage. Mi accendo un’altra sigaretta. Siamo in un rione spettrale. Caldo. In una aiuola scorticata, un pallone, ma non c’è nessun bambino. Da una casa popolare gialla, Jovanotti ripete ossessivamente che “Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi!”. Che coglione, penso e rientro nell’autorimessa.

 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>