BA BA BA BASILICATA

 

Era una giornata brutta, lo ricordo perfettamente, quando squillò il cellulare. Una di quelle in cui i problemi sembrano insormontabili. Risposi a questo numero sconosciuto. “Sono Rocco Papaleo”. Una voce, sempre più familiare di attimo in attimo, mentre si allontanava lo spettro di uno scherzo telefonico. Mi disse che si era imbattuto nel DVD di un mio film, che era stato distribuito in allegato con un quotidiano lucano. La conversazione durò una buona mezz’ora e l’attore mi fece una serie di complimenti che provo un certo imbarazzo a ricordare, oggi, come allora, mentre li ascoltavo al telefono. Stava per iniziare le riprese della sua opera prima come regista e avrebbe avuto piacere di avermi nel suo cast, seppur rammaricandosi, tenne a precisare, per un piccolo ruolo. Se solo mi avesse conosciuto prima, ribadì, avrebbe voluto darmi maggiore visibilità. Insomma, quella telefonata e gli attestati di stima non dovuti e spontanei mi risollevarono la giornata e l’umore. Non fosse altro per questo, sarò sempre riconoscente a Rocco Papaleo. Poche settimane dopo ero a Maratea al cospetto del regista-attore e dei protagonisti di Basilicata coast to coast. Mi attendeva un costume da prete. Spero comunque, di non essere ricordato solo per far aver fatto il parroco. Piuttosto, l’oblio.

Il grazioso, e per certi aspetti, ambizioso film di Papaleo ha avuto un successo di pubblico e critica (con relativi premi) eccezionale, forse oltre le aspettative dello stesso autore. Tra la capillare promozione e l’uscita nelle sale, la Basilicata ha avuto, grazie a questa pellicola, una esposizione mediatica senza precedenti. Era dai tempi di Levi che non accadeva. Grazie al neo regista lucano, la regione dimenticata, spesso confusa con la Puglia, ha acquistato una più definita identità e una straordinaria visibilità. A dispetto di tale oggettivo risultato (che ha continuato a riverberarsi nelle giornate sanremesi) ci sono stati molti lucani che hanno avuto il coraggio di criticare l’operazione “coast to coast”, con considerazioni diversamente assurde e provinciali. Ad esempio, una delle più idiote, “ma nel film non si vedono i Sassi di Matera”. Insomma, secondo alcuni, anzi tanti, il regista non avrebbe dovuto scrivere la storia che intendeva raccontare ma uno spot turistico, e in quanto tale, rappresentativo di ogni angolo del territorio. Poco importa se i Sassi non sono sulla costa. Il film di Papaleo, al contrario, ha reso alla regione un servizio unico, quasi un’anomalia, e ha evidenziato le enormi lacune e l’incapacità di comunicare questa terra da parte di chi invece ha la missione di farlo.

Ci sarebbe da chiedersi se e’ nata prima la Basilicata o Papaleo? L’attore/regista ha fatto il suo. Adesso, l’unica cosa utile e’ di raccogliere la sua sfida e verificare se la Basilicata, attraverso le proprie idee e risorse, a cominciare dall’organo preposto di promozione turistica, sia in grado di rappresentarsi senza appiattirsi sulle gesta del comico di Lauria, caricandolo tra l’altro di responsabilità che non gli appartengono. Io, fossi stato Rocco, avrei già mandato qualcuno a “quel paese”. La Basilicata, per l’attore, e’ sempre stato un percorso artistico e culturale, non certo escursionistico. Un racconto o repertorio che arriva da lontano e che Papaleo ha saputo riproporre anche con legittima astuzia. Non vorrei mai, e di certo non lo desidera Papaleo, che si passasse da una certo “commissariamento culturale” post “Cristo si e’ fermato a Eboli” a quello “coast to coast”. Parafrasando lo stesso Papaleo, “la Basilicata esiste, come Dio, o ci credi o non ci credi”. Più chiaro di così! Con il suo film, come fosse una funzione laica, Rocco ha mostrato alcune testimonianze dell’esistenza di questa regione. Ora tocca a noi, fare messa. Sindaci, consiglieri regionali, imprenditori, amministratori di risorse, operatori culturali e artisti, manager della propaganda turistica. Amen.

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.