Barbie. The Icon

La bambola più amata al mondo da tutte le bimbe, e non solo, dai 3 anni in su, si chiama senza ombra di dubbio, Barbie.

Un giocattolo icona tra i più conosciuti, venduti e prodotti nel pianeta. Barbie The Icon, oggi è il soggetto e il tema di una mostra a Bologna fino al 2 ottobre, che ha toccato anche il MUDEC di Milano, il Louvre di Parigi ed il Vittoriano di Roma.

La Divina: la prima Barbie, conosciuta dai collezionisti come la Nr.1 e dal valore di quasi $ 10.000.
La Divina: la prima Barbie, conosciuta dai collezionisti come la Nr.1 e dal valore di quasi $ 10.000.

A pochi passi dal centro storico, in un esempio di architettura Barocco Europeo, Palazzo Albergati è la sede dell’inno a Barbara Millicent Roberts, soprannominata appunto Barbie. Una mostra a cura di Massimiliano Capella, che scrive su il sole 24 ore:

Personalmente credo che la risposta sia una soltanto, estremamente semplice, legata al fatto che la fashion doll più celebre al mondo non ha mai anticipato tendenze, usi e costumi, ma al contrario, ha fatto da semplice specchio ai desideri ideali e alle trasformazioni che la società contemporanea occidentale ha prodotto, almeno negli ultimi cinquantasei anni. All’interno della mostra a lei dedicata, Barbie diventa quindi una guida particolare, uno strumento attraverso il quale rileggere molti dei fenomeni sociali ed estetici che si sono succeduti nella seconda metà del XX secolo, tra storia, moda, società, arte, lifestyle, culture del mondo e molto altro ancora. Attraverso la storia di Barbie possiamo così raccontare la storia della società contemporanea.

Foto di The Pie Shops su Flickr con Charlotte Johnson, la prima designer di Barbie – 1965. Los Angeles Times foto d’archivio, UCLA Library.

Scopriamo un po’ di storia

L’imprenditrice americana Ruth Handler mentre osserva la figlia giocare con le bambole di carta, si rende conto che le dinamiche del gioco è dare alle bambole un ruolo da adulto. Parliamo degli anni ’50 dove la scoperta della plastica permette di produrre oggetti d’arredamento o stoviglie a basso prezzo e le fibre sintetiche come il poliestere ed il nylon vivono un vero e proprio boom come elementi sociali di modernità e di rivoluzionario. All’epoca la maggior parte delle bambole raffigurano neonati. Così, Ruth progetta una linea nuova di bambole dall’aspetto adulto ed il marito Elliot, il cofondatore della celebre Mattel, con l’aiuto dell’ingegnere Jack Ryan, danno vita alla prima Barbie.

Al New York International Toy Fair ed esattamente il 9 marzo 1959, Barbie fa il suo primo ingresso in società. Ed è subito amore! Nel suo primo anno ne vengono vendute 300 mila.

La filosofia che ruota attorno a Barbie, icona del mondo contemporaneo, ha fatto sì che le bambine potessero immaginare di fare ciò che desideravano. Con Barbie ogni donna ha sempre saputo di avere infinite possibilità. Tutto è possibile.

Ruth Handler

 

Nel 1959, Barbie ha fatto la sua prima apparizione presso l'American International Toy Fair di New York. Questa data ricorre il suo compleanno ufficiale. La bambola è stata creata da una donna d'affari americana Ruth Handler.
Nel 1959, Barbie ha fatto la sua prima apparizione presso l’American International Toy Fair di New York. Questa data ricorre il suo compleanno ufficiale. La bambola è stata creata da una donna d’affari americana Ruth Handler.

Barbie The Icon

Barbie è una regina di stile che si adatta e trasforma nel corso della vita come un camaleonte. Sempre in vetta tra gli acquisti infantili, oggetto di collezionismo, fonte d’ispirazione per stilisti haugh couture, caso studio nel settore marketing e seguitissima sui social da milioni di utenti.

L’aspetto può esser cambiato, ma il gioco è sempre lo stesso e anche se la Barbie è un prodotto seriale, la Mia mi ha regalato ore ed ore di gioco. E mia figlia sta facendo lo stesso e chissà quanti altri bimbi… Una bella tradizione che si tramanda da generazioni.

Un avvertimento a chi intende visitare la mostra: ricordate che alla fine dell’itinerario c’è sempre il passaggio obbligato dallo shop.
A buon intenditor poche parole.

Author

Il mio motto è: "Meglio essere piccoli e vedere grande, che essere grandi e vedere piccolo!"