Battiato: per questa Povera Patria, Up patriots to arms!

 

Chi conosce Battiato avrà compreso perfettamente l’inquietudine, distaccata ma non troppo, che si coglie nei suoi ultimi lavori e, in modo più marcato, diretto, e “rock”, nello svolgimento delle scalette della sua ultima, fortunatissima, tournée. Come mi è già capitato di scrivere, il cantautore e compositore catanese è un artista complesso e eclettico, che incarna perfettamente l’ideale di una sensibilità diversa che compete a questo ruolo: colto e perfettamente calato nel contesto storico in cui vive che è fatto di diverse componenti, quella politica, quella socio-economica e quella culturale che, nel bene e nel male, rappresentano, all’interno e all’esterno, l’immagine di un paese.

Battiato nel fare analisi di tutto ciò, attraverso musica sempre all’avanguardia, è sempre stato stoico, distaccato ma al tempo stesso passionale, in una sorta di ossimoro che caratterizza solo lui, ed è quindi capace come nessuno tra gli artisti italiani di lanciare strali mirati, centrati ed efficacissimi, con una sentenziosità unica nel suo genere. Non a caso tanto i fan quanto i critici sono soliti definirlo “Maestro” e le phisique-du-role, oltre che la sostanza, c’è tutta.

Lo ha dimostrato a Matera, dove sabato scorso Franco Battiato si è esibito in un affollatissimo parco del Castello, in un progetto pensato apposta per Radio 3, che nella città dei Sassi patrimonio Unesco ha co-organizzato, col Comune, “Materadio”, tre giorni di festa in diretta radio incentrati su un cartellone gratuito di altissimo livello, tra teatro, musica e letteratura. Nella conferenza stampa pre-concerto, sollecitato dai giornalisti:

Battiato: “Il problema dell’Italia è che qui è difficile che ci siano delle cose fatte con una qualità europea. Noi siamo i più arretrati. Berlino ha nove orchestre sinfoniche, ditemi invece in Italia quante sono in tutto e poi facciamo i conti. La cultura è stata abbandonata per colpa di questa politica però, che si inserisce sempre in cose dove deve fare corpo mafioso. Come in televisione, dove hanno il CdA con tre di qua e due di là, ad esempio. La politica non dovrebbe entrare nell’arte, cosa c’entra? La politica deve dare soltanto i soldi e poi lasciare che dell’arte se ne occupino gli altri”.

A risentire di questo stato della cultura italiana, sono soprattutto i giovani, quelli che nutrono e coltivano ambizioni artistiche vere. Lo stesso Battiato, nel corso della preparazione della sua ultima opera teatrale, che ha costituito la prima parte della sua performance materana prima che proponesse alcuni brani storici del suo repertorio accompagnato da pianoforte e sintetizzatore, ne ha avuto la dimostrazione:

Battiato: “Il Teatro Rendano di Cosenza ci ha commissionato un’opera, con la quale abbiamo debuttato in maggio, sul filosofo del ‘500 Bernardino Telesio, loro nume tutelare, che presenta un sopranista bravissimo, Paolo Lopez, che ho trovato a Palermo ma, per dirvi la differenza che c’è tra questo paese arretrate come le capre, poveri animali che sono creature stupende, e, ad esempio la Francia, io prima avevo cercato un talento come lui a Parigi, solo che mi avevano detto che colui che avevo scelto era impegnato fino al 2016, perché i sopranisti sono richiesti in tutto il mondo tranne che in Italia. Ho avuto però la fortuna di trovare questo ragazzo, che canta al livello dei grandi sopranisti mondiali ma è costretto ad andare all’estero. Lui ha lavorato con Jordi Savall (noto gambista e direttore d’orchestra, ndr): è possibile che dobbiamo sempre far gli emigranti quando invece l’Italia del ‘700 era una lezione per tutto il mondo? In Inghilterra o in Germania allora si cantavano le opere italiane!”

La colpa, insomma, è di una degenerazione complessiva del sistema culturale italiano determinata dalle continue ingerenze di una politica che è riuscita a fare dell’arte una merce di scambio legata alle logiche dei consensi e del profitto. E allora, parafrasando il brano “Inneres auge” che apre il disco omonimo (l’ultimo del Maestro, ndr), “perché mai dovremmo pagare  anche gli extra a dei rincoglioniti?”:

Battiato: “Quando uno paga le tasse, anche se in Italia siamo in pochi a farlo questo è il problema serio, ha piacere che questi soldi possano andare a quei poveri individui che non hanno lavoro, e che uno stato serio dovrebbe aiutare, invece accade che uno che va procura una escort a un tizio che poi si eccita tutta la notte, l’indomani ottiene dallo stesso una Commissione rubata. Questi ragazzi dovrebbero far fuori questa classe politica, deve andare fuori dai coglioni, ragazzi, è chiaro?” (applausi in conferenza, ndr)

Parafrasare testi di Battiato, in questa situazione, diventa quasi maieutico (per dirla con la filosofia), anche perché gli scritti del Maestro hanno una straordinaria attualità, a metà tra il profetico e un casuale causale. Di qui la domanda: a questo punto Maestro, “Up patriots to arms”? (come d’altronde si intitola anche il suo ultimo tour, ndr)

Battiato: “E perche no? (sorride, ndr) Solo che io sono contro la guerra, quella è un’espressione simbolica, un’allegoria…”

E qual’è, a questo punto, la conditio-sine-qua-non un artista vero, dalla sensibilità spiccata, non può fare musica in Italia? Per Franco Battiato la parola magica è sicuramente sperimentazione:

Battiato: “Per me sì, mi ricordo che anni fa stavo guardando un’intervista televisiva ad un cantante nazional-popolare, lo speaker gli chiese in quanto tempo avesse scritto la canzone di cui si parlava al momento; lui rispose: “in qualche minuto” e io, dall’altra parte del televisore, dissi: “si sente!”. Questo vuol dire che se tu una canzone la puoi cantare senza ascoltarla un’altra volta è banale, invece la sperimentazione consiste nello studiare seriamente, scavalcando il luogo comune del “Maria sei come mia zia…” e simili, ed è questo il consiglio che posso dare ai giovani. Agli italiani mancano molte cose ed un loro difetto è che vogliono tutto e subito, invece occorre studiare per raggiungere dei risultati”.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.