Bollani-Grandi, simpatia e fascino

 

Immaginate uno di quei vecchi alberghi dei primi del ‘900, il suo grande salone, con la classica presenza di un pianoforte a coda pronto a farsi suonare dal musicista di turno, solitario ma non del tutto, accanto a lui un bicchiere di whiskey prima e una donna poi, quella che come per magia, e come i film di genere ci hanno abituati a vedere, a un certo punto sbuca per cantare una canzone suadente e sedurre l’uomo.

E l’anticamera di una notte di follie, ma anche la scena che mi è balzata subito alla mente quando domenica scorsa il sipario del palcoscenico del teatro Duni, a Matera, si è aperto per un fuori programma del cartellone “Matera in Musica”, organizzato da Festival Duni e Orchestra della Magna Grecia, che ha ospitato Stefano Bollani e Irene Grandi, piano e voce, simpatia e fascino, contemporaneità calata, però, in un’atmosfera come quella di cui sopra, minimale, qualche tenda cangiante grazie a delle luci discrete, due lampadari retrò, un piano a coda e un piano rhodes, due microfoni e svariati pedalini analogici e digitali per la voce. E poi la musica.

I due musicisti, che vent’anni fa, sognando il successo, suonavano insieme nei locali di Firenze in un gruppo chiamato “La forma”, sono tornati insieme dopo l’apprezzata performance televisiva nello show di Rai3 condotto lo scorso anno da Bollani, e si sono proposti con un disco ed uno show “a quattro mani”, fuori dai cliché della discografia e dalle etichette del jazz per il primo e del pop per la seconda che, a un certo punto, nella vita di un artista che si avvicina all’età di mezzo, cominciano a star stretti. Il risultato è una produzione varia, nella quale confluiscono passioni e pulsioni musicali tanto di Bollani quanto della Grandi. Quindi jazz e pop, ma anche blues, musica latina, canzone d’autore soprattutto italiana, una digressione negli anni ’30 e, addirittura, la chicca che recupera un brano de “La forma”. Cover, insomma, reinterpretate con una tendenza al minimale e all’intimismo, che confermano i talenti di entrambi i musicisti, tra un Bollani straordinario al piano e convincente anche alla voce e una Grandi che si libera dalla gabbia delle hit-parade e finalmente si innalza al livello superiore che merita, con una spiccata sensualità, ma anche inediti, due per la precisione, il mantra-jazz “L’arpa della tua anima”, firmato da loro due, e la bellissima “Come non mi hai visto mai”, scritta da Cristina Donà e Saverio Lanza, da brivido nel live, tra il Rhodes di Bollani e le sperimentazioni di effetti e voce della Grandi. Eterogeneità musicali che finiscono accomunate da un marchio di fabbrica unico, che i due artisti sono stati in grado di crearsi in poco tempo. E solo l’amicizia ventennale poteva amalgamare il tutto al meglio.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.