Ce l’avessero gli inglesi uno come Maurizio Milani!

Faccio una premessa: io prendo sempre per oro colato ciò che scrive Aldo Grasso del Corriere della Sera. Per me Grasso è un critico televisivo talmente bravo che io non guardo più la televisione da molti anni. È sufficiente che la guardi lui, che sa guardarla meglio di me. Mi fido ciecamente. Certo, io mi aspettavo che lui si facesse avanti e che mi pagasse il canone RAI, avendo delegato totalmente a lui la visione della televisione. Non lo ha fatto, ma non per questo diminuisce la mia considerazione nei suoi confronti.

Sul Corriere del 26 giugno scorso, Aldo Grasso ha rivelato che lui vicino al televisore tiene sempre un libro di Maurizio Milani che definisce “il più letterato dei nostri comici tv”. E aggiunge: «Ma forse bisogna smetterla con questa storia del comico. Basta leggere “Chi ha ciulato la corrente del Golfo” (Aliberti editore) per accorgersi che ci troviamo di fronte a uno scrittore vero, uno dei pochi che sa creare un mondo, un linguaggio, senza essere il portavoce di nessuno».

Credo che Grasso abbia ragione – mi rendo conto che detto da uno come me che prende per oro colato tutto ciò che lui scrive la cosa è scarsamente convincente. Ma insisto: Grasso ha veramente ragione. Maurizio Milani è un grande scrittore. Non dico “il più grande” – se imprudentemente lo dicessi, i reparti di neurologia si intaserebbero per i tanti scrittori che si sentono ancora “più grandi” e che precipiterebbero nel baratro della depressione.

Cercherò quindi di essere un po’ più diplomatico, stando ben attento a non urtare nessuno. Diamine, signori scrittori – dico io – un po’ di humour dovreste mettercelo quando scrivete un libro. O almeno dovreste essere onesti e se c’è uno scrittore che sa essere divertente, non dovete dire “è un comico”. Perché probabilmente quello non è semplicemente un comico, è uno scrittore vero – perbacco!

Torniamo al caso di Maurizio Milani. Sul Foglio di Giuliano Ferrara, Milani tiene una rubrica che si intitola “Innamorato fisso”. Una rubrica che dovrebbe leggere anche chi innamorato non è. Su questa rubrica, per esempio, il 15 giugno scorso ha scritto: «Quelle dell’Economist sono tutte balle. Ditegli di non fare tanto i bulli saltando addosso alle economie degli altri. Ripeto: ditegli di non fare tanto gli spacconi, altrimenti con 7-8 latifondisti e agricoltori del mio bar mettiamo 800 milioni di euro sul piatto e compriamo l’Economist. Poi vediamo se la nostra Italia va così male! Ripartizione quote per scalare l’Economist: 300 milioni di euro il moroso di mia sorella; 250 milioni di euro la morosa di mio fratello (duchessa nel Lombardo Veneto, patrimonio personale stimato mille miliardi di euro); 249 milioni di euro mio zio latifondista in America latina; 1 milione di euro io».

Quelle dell’Economist sono tutte balle e Maurizio Milani è un vero scrittore. Perché dice la verità e perché dell’Economist non se ne può più. Milani si è risentito perché il giornale inglese, che evidentemente non sa quello che dice, aveva scritto qualche giorno prima: «Serve un cambio di governo per la crescita». Ah, ah! Se togliamo Craxi e Berlusconi, la vita media di un governo italiano non arriva a quattro settimane. La bellezza dell’Italia è proprio questa: né il governo, né un cittadino qualsiasi può dire di riuscire ad arrivare alla fine del mese. Ditemi se c’è un paese più democratico di questo, dove i cittadini e il governo sono uguali in tutto e per tutto. Perciò, quelle dell’Economist sono tutte balle. Andassero a raccontarle agli inglesi queste balle. Perché se servisse un cambio di governo “per la crescita”, se bastasse così poco, l’Italia sarebbe un gigante, dominerebbe il mondo. Ma poi: non potete dire un giorno che l’Italia è un paese inaffidabile perché non ha governi stabili e il giorno dopo accusate il governo italiano di durate troppo a lungo. E voglio mettervi anche in guardia, perché è vero che con i suoi “7-8 latifondisti e agricoltori” Maurizio Milani si potrebbe ciulare l’Economist. Guardate cosa sono capaci di fare gli allevatori padani e capirete. Perciò, evitate di tirare fuori questa storia che Milani è un comico.

Lo dico a tutti gli italiani. Lo dico a tutti i giornali: lasciate perdere l’Economist. Se proprio volete prendere per oro colato quello che scrivono gli altri, fate come me: leggete Aldo Grasso. Essendo un made-in-Italy, aiutiamo così anche il mercato interno. Non siete d’accordo? Sempre nell’articolo del 26 giugno, Aldo Grasso scriveva: «Giorni fa, sul Foglio, Milani lanciava un’idea per l’Expo: trasformare Milano in un immenso bocciodromo, 7.550 bocciodromi, come Las Vegas con i casinò: “Perché abbiam scelto le bocce? Perché è uno sport piemontese, sarà dura che i cinesi entrino in questo settore”.»

Ce l’avessero gli inglesi uno scrittore geniale come Maurizio Milani!

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.