C’era una volta in Germania

Gli anarchici di “Giù la testa” a cavallo incontrano Gian Maria Volontè che sbraita contro un anarchico che “lui non è un cavallo”.
Questo accade, idealmente e musicalmente, nella canzone “The last days of Rome” del tedesco polistrumentista Konstantin Gropper alias Get Well Soon. Ma l’eco morriconiana si distende in tutto il suo terzo album appena pubblicato. Il disco si intitola “La bestia scarlatta con sette teste”. Si, proprio in italiano anche se non manca in copertina la relativa traduzione in inglese. Questo grande omaggio all’immaginario musicale di Morricone sembra aver ispirato e ricaricato le batterie al tedesco le cui composizioni pop decadenti e orchestrali avevano perso un po’ di smalto nel precedente album (Vexations, 2010).
Consigliabilissimo invece l’esordio del 2008.
Gropper deve aver dedicato gli ultimi due anni della sua vita ad ascoltare le soundtracks del compositore romano. Ci consegna infatti un report di quel monumentale repertorio, utilizzandolo in modo intelligente e rispettoso. Il connubio tra le sue partiture orchestrali gotiche (che ricordano per altri versi Danny Elfman) e gli inconfondibili arrangiamenti e cori femminili alla Morricone danno vita ad almeno sette (su 13) splendide canzoni. Saranno le sette teste del titolo?
Il disco del tedesco mi ha ricordato molto “I mistici dell’Occidente” dei “nostri” decadenti Baustelle, altro disco costruito (quasi integralmente) sulle atmosfere western di Morricone. Il percorso e il metodo sono molto simili anche se nell’album del teutonico la citazione è più dissimulata. Con gli italiani condivide anche un teschio in copertina. Non escluderei che Gropper possa aver ascoltato i ragazzi di Montepulciano. La Germania è vicina.
Come negli album precedenti aleggia su queste canzoni pop orchestrali anche l’ombra di Scott Walker e del suo miglior epigono Neil Hannon (Divine Comedy). Con quest’ultimo inoltre Get Well Soon condivide anche una certa passione per la New Wave. La voce di Gropper è poi incidentalmente molto simile a quella del compianto Adrian Borland.
Per chi ama Ennio Morricone e il pop di qualità “La bestia scarlatta con sette teste” è un disco da non perdere anche a costo di un lungo duello.

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