Che fine ha fatto Padre Brown?

 

Cosa succede ai personaggi della letteratura una volta scomparso il loro autore? Sarà stata questa la domanda che ha spinto Paolo Gulisano a scrivere il romanzo “Il destino di Padre Brown” pubblicato recentemente da Sugarco. Ci sono casi nella letteratura, ci sono miracoli, nei quali le creature sopravvivono al loro creatore. Se, evidentemente, l’autore è anche creatore. Perché il vero creatore, in quanto tale, dando la vita, la dà per sempre. G.K. Chesterton, autore dei racconti di Padre Brown, ha fatto questo, ha messo in grado la sua creatura di sopravvivere a se stesso; insomma, è riuscito a farlo vivere di una vita propria.

C’era da aspettarselo che Paolo Gulisano scrivesse un romanzo del genere. Perché oltre a essere scrittore, oltre a essere vice presidente della Società Chestertoniana Italiana, oltre a tante altre cose, Gulisano è anche medico. Ed è uno di quei medici che si ostinano a guardare agli uomini come fossero destinati alla sopravvivenza. Questo romanzo è scaturito, probabilmente, da questa ostinazione professionale.

“Il destino di Padre Brown” è un classico romanzo ucronico, cioè uno di quei romanzi dove si prova a sostituire la storia con la fantasia; meglio: dove la fantasia diventa storia e l’immaginazione verità. Cosa avviene, dunque, nella fantasia-verità a proposito di Padre Brown dopo la morte del suo autore G.K. Chesterton? Avviene che un giorno del 1939 – Chesterton era morto da tre anni – vediamo il prete-investigatore inglese affacciarsi dal balcone di un’importante piazza romana. Come mai era lì?

L’avventura romana di Padre Brown era iniziata nel maggio del 1917 quando aveva preso servizio presso la pontificia Accademia per la religione cattolica, retta dal cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta. Ma in quella occasione il cardinale gli aveva rivelato anche il reale compito che gli sarebbe stato affidato: agente dei servizi segreti di Sua Santità. Si era nel pieno della Grande Guerra e tutta l’Europa era percorsa da spie di ogni genere che si infiltravano dappertutto, anche a Roma e anche – si capisce – in Vaticano. Da qui la necessità di far ricorso per un’attività di spionaggio al servizio della Santa Sede, a Padre Brown, noto prete investigatore che la guerra la conosceva bene per aver trascorso alcuni mesi al fronte, nella Somme.

Inizialmente, la “spia” Padre Brown avrebbe dovuto affiancare mons. Eugenio Pacelli che aveva ricevuto il mandato di un’azione diplomatica che potesse mettere fine a quella guerra che il papa regnante Benedetto XV aveva definito “inutile strage”. Da quel momento, quelle di Brown e di Pacelli saranno due vite parallele. Anche dopo la guerra, il prete di Chesterton sarà impegnato in altre missioni di intelligence; in Polonia, per difendere il paese dalla minaccia del comunismo sovietico, in Irlanda a sostegno dell’indipendenza dal dominio britannico.

Padre Brown è un uomo che crede nella libertà, uno di quei preti che si battono per una causa. E al quale Gulisano fa dire: «Se davvero, come molti di voi pretendono, non c’è Dio, e il cielo sulle nostre teste è tetro e vuoto, in nome di che un uomo dovrebbe lottare, se non per il giardino che fu l’Eden della sua infanzia e dove conobbe le delizie, troppo caduche, del primo amore? Se non v’è tempo né scrittura che siano sacri, cosa c’è di sacro, se la giovinezza non è sacra?»

Le avventure romane di Padre Brown non cessano quando termina la sua attività di agente segreto. E ce lo ritroviamo come vescovo alla guida di Propaganda Fide, il dicastero vaticano che si occupa dell’attività missionaria della Chiesa. L’occasione diventa un formidabile catalizzatore nelle avventure del prete chestertoniano che così finisce per riversare su uno scenario planetario il suo insopprimibile slancio investigativo. Eccolo dunque nel fronte caldo della rivoluzione messicana e in quello della guerra civile spagnola. Il vescovo Brown vuol rendersi conto di persona di cosa succede realmente, vuol andare oltre i resoconti confezionati e cerca ogni possibile stratagemma per arrivare a conoscere la verità degli eventi che scuotono il mondo.

Il romanzo di Paolo Gulisano diventa così un libro rivelatore di questa verità. Nello stesso tempo diventa rivelatore di una Chiesa vista dall’interno e che al lettore non apparirà come una millenaria istituzione cristallizzata in una dottrina – come comunemente la si ritiene – ma come Chesterton la vedeva, come un’agitata barca di pescatori di uomini. Questo romanzo riesce, con ciò, a restituire alla Chiesa la sua immagine propria e ovviamente a sottolineare il ruolo che vi ha avuto questo scrittore che il papa Pio XI definì “defensor fidei” – il difensore della fede. Straordinaria fu in effetti l’influenza del creatore di Padre Brown sulla Chiesa ma anche sul pensiero contemporaneo. Gulisano mette in evidenza lo spirito di Chesterton in un’enciclica papale come la “Quadragesimo anno”. Di un passaggio di questa enciclica non può sfuggirci la sua stringente attualità: «Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e il immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se esercitato da colori i quali, poiché controllano e comandano la moneta, sono anche in grado di gestire il credito e di decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all’intero corpo dell’economia, loro hanno potere sull’intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà».

Nel romanzo di Gulisano, a Padre Brown riesce egregiamente di integrarsi nel contesto delle Sacre Stanze vaticane e particolarmente stretta sarà la collaborazione con Eugenio Pacelli, in quegli anni impegnato nella Segreteria di Stato del papa. Brown e Pacelli insieme – nella finzione letteraria – saranno creati cardinali e insieme entreranno nel conclave che si aprirà alla morte di Pio XI. Un conclave dove il grande favorito era proprio il cardinale Eugenio Pacelli. Ma che invece riservava una grande sorpresa. Il 2 marzo 1939, il cardinale protodiacono dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano annuncia l’“habemus papam”. Poco dopo, dalla stessa loggia, si affaccia Joseph Brown, il papa Innocenzo XIV.

Ma tutto ciò è soltanto un romanzo e Joseph Brown non è che un personaggio della letteratura. Al quale vogliamo comunque fare i nostri auguri. Perché padre Brown, il personaggio creato nel 1911 dal genio di G.K. Chesterton, compie un secolo di vita. Cento anni portati molto bene.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.