Cosmopolis

 

Può succedere, in un giorno qualunque, a bordo della propria limousine, di attraversare il cuore di una Manhattan trasformatasi in un girone infernale ed esserne inevitabilmente risucchiati. Accade al miliardario Eric Packer che, attraversando la propria città, entra in contatto con una dimensione altra pervasa da inquietanti creature. Dal romanzo di Don DeLillo “Cosmopolis”, il regista canadese David Cronenberg ha tratto la sua ultima fatica che, da alcune ore, circola in rete sotto forma di uno stringatissimo teaser trailer. Nonostante i suoi trenta secondi di durata il trailer non fa economia, mostrando immagini dal forte impatto drammatico, tipicamente “cronenberghiane”.
Tra i film d’autore più attesi del 2012 (si parla di una candidatura quasi certa al Festival di Cannes), Cosmopolis potrebbe segnare il ritorno a quei temi forti che Cronenberg sembra aver smarrito per strada nel corso dei suoi ultimi film, vittime di un temporaneo(?) ammorbidimento dei toni che alcuni hanno interpretato come segnali di una paralisi creativa(A Dangerous Method escluso). A vedere le immagini del nuovo film però, a colpire non è solo la violenza di alcune sequenze ma anche il ripristino di una cifra stilistica troppo a lungo eclissata in favore di un timbro estetico più piatto e convenzionale. Da sempre legato alla dicotomia psiche-carne, il cinema di Cronenberg ha scandagliato come nessun altro il rapporto tra queste due entità, una astratta e l’altra concreta, evidenziandone il progressivo cortocircuito attraverso un immaginario visivo che ha spalancato le porte al filone cyberpunk. Nel corso di una carriera quarantennale, il regista canadese ha raccontato i mutamenti dell’uomo adottando un linguaggio figlio di tanta letteratura avanguardista (Dick, Borroughs e Ballard in primis) e registrando i cambiamenti della società da una prospettiva che si potrebbe definire, a distanza di trent’anni, profetica [1].
Morboso e cupo, il trailer viene introdotto dalla voce di un Robert Pattinson post Twilight, qui alla sua prima performance matura e libera dalle patetiche smorfie indirizzate al mercato adolescenziale. Frutto di una coproduzione internazionale, il film vedrà la luce (o il buio delle sale) nel maggio di questo anno, mentre in Italia verrà distribuito da 01 nel mese di dicembre.

[1] il film Videodrome, grande metafora sul potere dei media che sviscera le psicosi dell’uomo moderno all’interno dell’era tecnologica, e di come questa sia in grado di infettare la percezione nei confronti del reale. 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>