Dal Vangelo ad Arancia meccanica

 

 

La John Rylands Library di Manchester è un imponente edificio gotico-vittoriano che fa parte del polo bibliotecario dell’Università metropolitana – un patrimonio librario di circa cinque milioni di volumi e riviste. Giustamente viene definita “one of the most spectacular libraries in the world”. La spettacolarità è data dallo sterminato fondo librario, dal pregio dei volumi, dalla loro antichità; ma ancor più dal sito, un edificio che richiama le cattedrali gotiche nordeuropee.

In questi ambienti così singolari è certamente il senso del sacro ciò che viene trasmesso allo studioso e al visitatore. E non sembra un caso di ritrovare, esposto in una delle bacheche, uno dei documenti più importanti della Sacra Scrittura: il frammento di un papiro del Vangelo di San Giovanni, comunemente ritenuto il più antico reperto del Nuovo Testamento tra quelli giunti fino a noi, sebbene i più recenti ritrovamenti dei rotoli di Qumran potrebbero aver intaccato questo primato. È un documento, databile a pochi decenni dopo la morte dell’Evangelista o addirittura a questi quasi contemporaneo, delle dimensioni di una carta di credito.

Il frammento è scritto fronte-retro ed è denominato Papiro 52 o Papiro Rylands. Vi sono riportate alcune fasi del processo a Gesù e il momento in cui Pilato pone a Cristo la domanda che lo porterà alla condanna: «Sei tu il re dei Giudei?» Dal testo riportato nel frammento emergono anche i dubbi del procuratore romano sulla colpevolezza dell’imputato: «uscì di nuovo verso i giudei e disse loro: Non trovo in lui nessuna colpa». Nelle poche righe riportate, emerge come, nonostante ciò, Pilato non riesce a sottrarsi al potere del male, dando esecuzione alla condanna a morte dell’innocente Gesù.

Tutto questo è racchiuso in questo piccolo frammento, un documento che non ha un valore esclusivamente religioso. È un papiro che faceva parte di un codice. E siccome nell’epoca in cui è stato redatto i testi venivano scritti esclusivamente su rotolo, comprendiamo che il papiro rappresenta anche uno dei primissimi esempi di codice; in parole povere, si tratta del frammento di uno dei primi libri della storia dell’umanità.

Ma un’altra sorpresa attende il visitatore della John Rylands Library di Manchester. Uscendo dalla sala dove è esposto il frammento del Vangelo di Giovanni, ci si trova in un’altra sala dove vi sono delle bacheche con l’esposizione di alcuni “reperti” riferibili al libro “A Clockwork Orange” che proprio quest’anno festeggia i suoi primi cinquant’anni di vita; fu pubblicato, infatti, mezzo secolo fa da Anthony Burgess, uno scrittore proprio di Manchester. Come sappiamo, il regista Stanley Kubrick ha tratto dal libro un’omonima pellicola, conosciuta in Italia col titolo di Arancia Meccanica. Nella sala della biblioteca sono esposti testi, immagini e giornali riferibili all’evento editoriale e cinematografico di Burgess e Kubrick.

Il visitatore non può non rimanere disorientato dall’insolito accostamento tra il Vangelo e l’opera di Burgess e particolarmente dalle testimonianze, in alcuni casi scandalose, relative alla trasposizione cinematografica dell’Arancia Meccanica di Kubrick – gli organizzatori ne sconsigliano la visione ai minori. Come non può non rimanere sorpreso per come questi “reperti” – sia relativi al Vangelo sia all’opera di Burgess-Kubrick – siano veri oggetti di culto. Un giornale inglese dell’epoca, che riporta la notizia che Kubrick ha ultimato di girare a Londra il film Arancia Meccanica, è custodito in una bacheca climatizzata, alla temperatura di 17,5°C, in una sala dove l’addetto alla sicurezza, da una postazione sopraelevata, non distoglie lo sguardo nemmeno per un attimo, in posizione “pronto a scattare”.

Ma, tutto sommato, un accostamento così ardito tra sacro e profano non è poi tanto blasfemo come può sembrare in un primo momento. Cosa in fondo descrive quel frammento del Vangelo di Giovanni della John Rylands Library se non quello che ha cercato di descrivere “A Clockwork Orange”? E il protagonista di Arancia Meccanica, che non può compiere altro che il male, come se l’uomo non sia che una macchina programmata per compiere esclusivamente atti violenti, non somiglia a Pilato che non riesce a sottrarsi al potere del male nemmeno di fronte all’evidenza di avere di fronte una persona innocente? «Non trovo in lui nessuna colpa». E il potere dello Stato che ha la pretesa di estirpare gli orribili impulsi dal malvagio protagonista di Arancia Meccanica, generando inevitabilmente una violenza ancora più grande, non è lo stesso potere impersonato dal procuratore romano della Galilea? Un potere che in nome della pax romana giungerà poi a ordinare addirittura la distruzione del Tempio di Gerusalemme?

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>