Dall’entertainment all’establishment: l’Italia come il paese dei balocchi

 

 

Nel 1994 il titolo di un bel film di Gianni Amelio, “Lamerica”, in modo efficacemente sintetico, era riuscito a far intendere come gli albanesi, all’epoca in fuga da una guerra assurda come tutte le altre, per definizione, guardavano all’Italia: una “terra promessa” illusoria, capace di irretire per il suo potere di illudere a prescindere, complice un regime mediatico fatto di giochi a quiz e primedonne in senso lato, già da tempo ordito ad arte da chi, oggi – è questo è un dettaglio di non poco conto – si trova a governare la penisola tricolore: Silvio Berlusconi.

Diciassette anni dopo, con una capacità di sintesi meno ambiziosa sul piano cinematografico, ma comunque efficace sul piano visivo e del linguaggio, e ben lungi dalle conseguenze socio-storiografiche del film di D’Amelio, prova a fare la stessa cosa la coppia artistica Fontana-Stasi, ormai consolidatasi grazie ad una intesa che ha superato l’identità del luogo natìo, il luogo di residenza, l’humus di vita e la propensione al racconto cinematografico di entrambi – tutti e due nati e cresciuti Matera sono di stanza a Roma, dove condividono la originale passione-professione della settima arte – per approdare nella mission comune di esorcizzare il Berlusconismo, nel frattempo diventato dilagante, attraverso una serie di videoproduzioni satiriche, originali e fresche quanto autoprodotte, che grazie al tam-tam della social-net sono riuscite ad approdare a ribalte mediatiche allargate. L’ultimo, in ordine di tempo, dopo gli exploit di Inception Made in Italy e del trailer del processo Ruby, è un finto promo per il turismo a Lampedusa, isola ormai meta di sbarchi-pellegrinaggio di profughi tunisini e libici – i nuovi Albanesi – ormai costantemente rimbalzante sulle cronache mondiali. Il video è su YouTube dalla notte scorsa ed attende i click di approvazione del popolo della rete,  con l’auspicio che possa conoscere fama altrettanto allargata rispetto ai predecessori.
Al centro del mini-plot, ancora una volta, la figura e le figuracce del premier italiano, in questo caso le promesse, tutte sui-generis, fatte agli abitanti dell’isola per rilanciarne l’immagine oltre le cronache dei profughi: ville e pescherecci da acquistare, casinò (o casino???) da aprire e cittadinanze da prendere. Ed è su quest’ultimo punto il meccanismo s’inceppa, generando un finale a sorpresa che la dice lunga su quanto la sagoma berlusconiana ormai sia nota, purtroppo, anche all’estero.
Quella immagine italiana che negli anni ’90 era costruita dall’entertainment, oggi è indotta dall’establishment.

Desolante? Di certo, anche perché i lampedusani, come d’altronde gli italiani, non hanno bisogno di arricchirsi di parole: ne conoscono già tante per cultura, in primis la parola “accoglienza”.

Author

<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>