Deus ex Machina

Essere testimoni di un complotto. Conoscere le mosse dell’assassino e non poter fare nulla per fermarlo. Su questo si fonda la “suspence” hitchcockiana. Tale senso di impotenza da parte di chi guarda è portato alle estreme conseguenze nel film  “Funny games” (1) del grande regista austriaco Michael Haneke. Ma, cinema a parte, è una sensazione frustrante che ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nei sogni. E’ un classico ritrovarsi in una situazione onirica in cui vorremmo correre via da un pericolo e il corpo non risponde, paralizzato o in modalità “ralenti”, oppure, non riuscire ad interrompere una circostanza orribile di cui siamo spettatori. Certamente Freud ha una spiegazione per questa tipologia di incubo. Io, però, non sono un appassionato del Professore austriaco. Ma adesso abbandoniamo l’Austria.

Non è necessario andare al cinema o addormentarsi per provare questo deprimente senso di impotenza. Esso si manifesta costantemente nella nostra veglia quotidiana. Anzi, ci permea completamente. Quando guardiamo un telegiornale e le sue terribili notizie o semplicemente a qualche metro da noi. Ieri ero in una bar, ad esempio. Due signore commentavano con trasporto e tessevano le lodi di un orribile film, Baaria di Tornatore. Avrei voluto inserirmi, cercando di spiegare in termini quanto più oggettivi possibili le ragioni per cui rivedere il loro entusiasmo. Ho pensato di mettere a loro disposizione le mie conoscenze, ma tra il caffè che si stava raffreddando e il dubbio che il mio approccio “illuminista” non fosse eticamente giusto, ho taciuto. Chi sono io, ho pensato, per modificare la valutazione culturale di queste due signore che nulla pretendono da me. Come in un film di Alfred Hitchcock le due donne ignare sono uscite dal bar verso il proprio ineluttabile destino.

Non voglio neanche immaginare quanto possa essere difficile essere Dio (2). Lui che osserva tutta l’umanità nella sua interezza e simultaneità. Contrariamente a quanto accadeva nel teatro greco, Dio non può intervenire per risolvere le situazioni spaventose in cui l’uomo si va a cacciare di continuo. Spesso glielo si rimprovera. Anche Dio come noi è uno “storico fuori dalla storia”. Quindi potremmo dire che ognuno di noi è un Dio nel proprio microcosmo. Un Dio del proprio condominio o quartiere. O perlomeno un Angelo, come in quel film pretenzioso di Wim Wenders,

Ognuno di noi è uno spettatore in incognita ed al “ralenti” degli orrori, piccoli o grandi, che ci circondano. Come in un film di suspence siamo osservatori del complotto e della tirannia ma come in un incubo non riusciamo ad intervenire per cambiare le cose.

 

(1) In realtà sono due. Infatti lo stesso regista ha girato il remake americano del film. Funny games è un durissimo esercizio filosofico sull’assuefazione alla violenza.

(2) “E’ difficile essere dio” è un romanzo di Arkadi e Boris Strugatzki in cui degli studiosi terrestri si recano su un pianeta dove regna la barbarie. Il dilemma dei ricercatori è se assistere e rimanere neutrali o intervenire per porre fine alle sanguinose vicende del pianeta ospite. 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.