Di Cillo versus Stone. Ai doorsiani l’ardua sentenza

I doorsiani aspettavano, da tempo una risposta al film The Doors di Oliver Stone. La attendevano per una duplice motivazione: innanzitutto, per concedersi una seconda e prolungata contemplazione estetica delle gesta del loro beniamino: il frontman, Jim Morrison; secondo, per vedere riscattata l’immagine della rockstar alcolizzata e impasticcata, che, Oliver Stone, aveva ritratta nel primo celebre film sulla psichedelica band californiana.

L’attesa durerà ancora per poco, perchè è di prossima uscita nelle sale italiane, precisamente il 20 di questo mese, il docufilm “When you’re strange”. La firma, questa volta, è di un americano meno noto, proveniente dall’ambito indipendente che risponde al nome di Tom Di Cillo. Il documentario, datato 2009, ha già girato per qualche festival tra Inghilterra e Stati Uniti; è stato proiettato nelle sale cinematografiche statunitensi e canadesi ed è stato trasmesso dalla PBS, un’emittente americana. Il 13 Febbraio 2011 ha ricevuto, anche un premio, nell’ambito dei Grammy award 2010 quale Best Long Form Music Video. In Italia, c’è già stata un’anteprima, il 13 Novembre 2010, nel corso del 51° Festival dei Popoli di Firenze.

C’è da ammettere, e mi prendo la responsabilità di controbattere autorevoli pareri, che il titanico lavoro di montaggio di Di Cillo altro non è che un ripercorrere, supportato questa volta da immagini di repertorio, la stessa sequenzialità del The Doors Stoniano; in seconda istanza, le immagini, decantate come rarissime, nella presentazione del lavoro, sono reperibili, con molta facilità, sulla rete e attengono ai primi cortometraggi di Morrison, studente di cinematografia, presso l’UCLA (University of California, Los Angeles); terzo appunto, e forse il più importante, per chi si aspettasse una rivisitazione del re Lucertola, in chiave poetica, ridimensioni le sue aspettative, perché, si percepisce, invece, come amplificata, intorno al personaggio Morrison, quella sensazione di decadenza creata da Oliver Stone nel primo the Doors.

Risulta strano, che a nessuno dei due registi, sia venuto in mente, per esempio, di evidenziare la genialità di 4 ragazzini che appena ventenni, ed in meno di 5 anni, concepirono 6 pietre miliari della storia del rock. Sono stupito, che nessuno colga, ancora, il legame tra la poetica di Morrison, lo sciamanesimo ed il paganesimo (connotati toccati da Stone e solo accennati, invece, da Di Cillo). Il concetto che passa, invece, forte, da entrambe le pellicole sulla rock star è che la produzione lirico-visionaria di Morrison sia solo prodotta dai fiumi di alcool e LSD, che indubbiamente il poeta cantante ha utlizzato; è bene invece sapere che esiste nel background dell’artista un’immensa cultura letteraria che parte dalle tradizioni primitive dei nativi d’America, passa dai lirici greci e strizza l’occhio alla letteratura inglese e americana.

Tra questi ultimi, ad esempio, c’è il poeta inglese William Blake, vero ispiratore di Morrison per il nome del gruppo, appunto The Doors; un particolare, tra l’altro, evidenziato più da Oliver Stone che da Di Cillo. Mi avvio, rapidamente, alla conclusione del discorso, convincendomi che, non sempre vale l’equazione: indipendente uguale qualità e che, probabilmente, il termine rock and roll fa ancora troppa rima e soldi se abbinato con sesso e droga più di quanto non lo faccia con la parola cultura. Appuntamento, comunque presso il cinema Moderno a Roma, il 20 Giugno alle ore 21,00.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.