Ecco a voi lo Spam&Sound Ensemble

 

Questo è uno… Questo è due… Tre… No, questo è tre. Qui, diamo i numeri. Perché? Ci sonoprogetti in cui è impossibile seguire un filo logico, un metodo scientifico. Bisogna mettersi lì e lasciarsi investire da tutta la schizofrenia che  solo certe menti geniali sono in grado di concepire.

Ivan A. Rossi, tecnico del suono e produttore per alcune delle band più importanti e assurde d’Italia (dagli OvO agli Zen Circus, dai Bachi da Pietra ai Bad Love Experience, ai Virginiana Miller) può essere preso solo così. Uno che fa i suoni per gli altri, ma ogni tanto fa anche dei suoni per sé stesso. E sono suoni che nascono da un concetto, da un’idea che prevalica ogni limite musicale imposto: il suo progetto, che risponde al nome di Spam&Sound Ensemble, tenta di tradurre in musica il concetto di non-luogo, prende e campiona i respiri degli aereoporti, delle metropolitane, dei frigoriferi. Manipolazioni di field recording si chiamano. A questo, aggiunge elettronica anni ’50 (!), Throbbing Gristle, Pan Sonic e Motown, jazz e stoner, Stockhausen, Carsten Nicolai e Raymond Scott.

Influssi diversi, inclassificabili, difficili da pensare insieme. Per questo, ha inglobato nel suo progetto altre due inarrestabili personalità, Giovanni Succi e Bruno Dorella, responsabili anche di una delle più belle pagine del rock italiano ormai sotto gli occhi di tutti, i Bachi da Pietra.

Il risultato sono undici brani che esplorano dimensioni sommerse, sviluppando i concetti di negazione, dove il non-luogo si fonde con i non-testi di Succi, in gran parte reinterpretazioni di mail spam (e quindi scritte da non-autori), procacciatrici di buoni e sgrammaticati sentimenti, a volte troppo assurde per sembrare anche solo lontanamente vere. C’è il gamelan e Steve Reich in “Cap. Tom Isaac”, con Bruno Dorella intento a stratificare una batteria di pentole e scolapasta di metallo (una non-batteria?), c’è un tributo all’elettronica di CoH che trasforma la pietra in una palla da discoteca (“Ballo del Macello”), c’è la casualità data dalla differenza tra assemblare e comporre, che sfocia nel trentreznoriano minuto e venti di “Nel Basso”. Troviamo un tributo ai Suicide, con la cover di “Ghost Rider” esaltata dal sax baritono ed elefantiaco di Beppe Scardino, e il funky sfuggevole e vagamente sessuale di “Pills Today Size Tomorrow”, dove Succi non si sottrae al gioco e canta in falsetto. “Esitando” taglia in due il disco, sfruttando un impianto che si accosta molto alle precedenti mutazioni dei Bachi da Pietra ante “Quintale”, da cui partono stralci di sogni e di conversazioni rubate, con i fiati che si perdono nel microdub e la splendida voce di Marina Mulopulos a dar forza ai ritornelli (perchè questo sarà pure un disco inclassificabile, ma è un disco basato su strutture pop. Come “Un Pezzo d’Intestino”, che prende vita proprio dagli anni delle prime collaborazioni tra Ivan A. Rossi e i Bachi da Pietra e sfocia nella curiosità e nella passione di Succi per l’entomologia. “Anna Maria Alexander” sembra invece avere una forma più canonica, che quasi non ci si crede, una sorta di soul declinato secondo il volere della triade Rossi-Succi-Dorella, a cui al riff di Succi si aggiunge la chitarra inaspettata di Giovanni Ferrario (si dice stregato dall’ascolto casuale del pezzo tanto da volerne prender parte), la voce di Marina Mulopulos e il non-assolo di Beppe Scardino. Ma credere di essere entrati nel meccanismo, di aver infine compreso, sarebbe un errore imperdonabile. Significa sottovalutare le negazioni e la profondità della ricerca sonora che sta alla base di ogni battito di ciglia di Spam&Sound Ensemble. Che infatti chiude il cerchio cavalcando di nuovo l’elettronica più seminale, con gli ultimi tre pezzi. Dicevamo dell’assemblare e non del comporre e solo così è possibile entrare nell’esatta concezione di “The Exact Dimensions of Staying Behind”, una canzone che nasce ispirata da una scultura di Ricky Swallow e che ha preso forma dal registrare e ri-registrare su nastri analogici, e quindi fondamentalmente dal fare confusione e dal trovare nascoste “sotto” delle tracce che si pensavano cancellate. Abbiamo citato l’influenza di Raymond Scott, famoso per aver composto le più immortali colonne sonore dei cartoons della Warner Bros ma che come un iceberg sotto il pelo dell’acqua nasconde(va) un bagaglio di abilità e conoscenze musicali da far impallidire, e che emerge in “1024 Pills”, per concludere con “Padreperchémihaiabbandonato”, cartina al tornasole del processo assemblativo di Spam&Sound Ensemble: 10 samples presi dai 10 pezzi precedenti, manipolati e mischiati ad altri dai Vonneumann, con l’unico tassativo ordine di utilizzarli tutti.

Qui, diamo i numeri, ricordate. Non è un disco facile, ma è un disco profondo. Non è un disco logico, ma è comunque un disco pop. Con i Bachi Da Pietra che si ritrovano nel ruolo di semplici attori e non di registi, anche loro manipolati (in)consciamente da un demiurgo che si chiama Ivan A. Rossi. Uno di quelli che, volgarmente, fa i suoni per gli altri, ma ogni tanto fa anche dei suoni per se stesso. E che suoni.

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