Free Pussy Riot!

Quando la dissidenza è un reato. E’ il caso delle Pussy Riot, gruppo punk femminista russo.

Tre componenti della band, Maria Alekhina, Ekaterina Samusevich e Nadezhda Tolokonnikova, sono sotto processo a Mosca per il reato di “vandalismo per motivi di odio religioso” e rischiano fino a sette anni di carcere per aver cantato, nel febbraio scorso, un brano di protesta nella principale chiesa ortodossa della capitale della Federazione.

Il dibattimento è iniziato il 30 luglio, presso il tribunale distrettuale Khamovnicheskii di Mosca, ma nell’udienza preliminare di dieci giorni prima, il tribunale ha prolungato di sei mesi la detenzione delle tre ragazze. Ora i legali hanno presentato un appello.

Amnesty International, che il 2 agosto scorso ha pubblicato sul web un appello per il loro rilascio, intanto fa sapere gli altri ricorsi contro la loro detenzione sono stati puntualmente respinti. Il 9 luglio, il tribunale municipale di Mosca ha accolto l’argomentazione dell’accusa, secondo la quale il crimine era grave e potevano scappare, non tenendo conto del fatto che oltre 50 personalità del mondo della cultura e uomini d’affari in Russia avevano accettato di garantire per la loro cauzione.

Inascoltate anche le rimostranze dei legali di Maria Alekhina, Ekaterina Samusevich e Nadezhda Tolokonnikova relative al poco tempo concessogli dal tribunale per costruire una difesa approfondita. Sempre Amnesty spiega che gli avvocati e le imputate hanno avuto a disposizione il fascicolo di circa 3000 pagine e 10 ore di registrazioni video solo per tre o quattro ore al giorno, dopo di che questi materiali venivano riportati al centro di custodia cautelare. Le imputate, tra l’altro, hanno dovuto lavorare separatamente e senza poter fare delle fotocopie.

Durante la seconda parte dell’udienza preliminare, il 23 luglio, il giudice ha concesso agli avvocati tempo fino al 27 luglio per familiarizzare con i materiali del caso e preparare la loro difesa, ma ha respinto le loro richieste di rinviare il caso per ulteriori indagini e per ascoltare testimoni, tra cui il presidente Putin e il capo della Chiesa ortodossa russa. Il tribunale ha respinto la richiesta della difesa di consultare altri esperti di psicologia e linguistica per stabilire se le azioni delle tre donne abbiano realmente incitato all’odio religioso. Due dei tre rapporti commissionati ad esperti non hanno trovato elementi a sostegno delle accuse, contrariamente al terzo.

Ora capite perché è importante sottoscrivere l’appello per il loro rilascio?

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