Giornata comunista

 

“Giornale comunista!” esclama, come uno strillone di altri tempi e mi porge un tabloid di colore ocra. Io rispondo “No, grazie” e sollevo una mano in segno di pace. Lui ribatte “Ci dia una mano, indipendentemente dai colori politici”.

“Cazzo” penso “questo crede ancora che la politica sia una cosa colorata”. Mi allontano. “Un piccolo contributo” lo sento ribadire alle mie spalle “ci autofinanziamo”. “Non direi, visto che i soldi li volete da me.” Tengo per me la considerazione. Quante cose non diciamo “per quieto vivere” ed invece sono proprio queste continue censure a farci vivere tanto male. La quiete non andrebbe mai confusa con il silenzio. Le due cose coincidono solo quando ci ritroviamo in una cassa di legno. A detta di molti, neanche in quel momento.

L’anziana signora seduta sulle scale della Chiesa mi implora. In una mano stringe un bicchiere di plastica e nell’altra una figurina della Madonna. Indossa abiti sporchi e consunti ed un fazzoletto le cinge la testa. Mi sembra che queste donne che chiedono l’elemosina siano vestite tutte allo stesso modo, come le Hostess sugli aerei. La donna, in cambio di un’offerta mi promette di intercedere presso Dio perché mi benedica. Io tiro dritto e non mi rimane che ascoltare il brusio delle sue maledizioni talmente feroci che mi sembra premano sulla mia schiena. Mi tocco le palle, per precauzione.

Un signore distinto sulla settantina, probabilmente un impiegato in pensione, mi si accosta e mi dice con fare cospiratorio che “questi qua” che chiedono l’elemosina, in realtà, hanno un sacco di soldi. Una teoria suggestiva, ma io non voglio entrare in questa setta di revisionisti dell’accattonaggio. Me la riservo per la pensione, se ci arrivo e se esisterà ancora.

Di fronte all’edicola vengo abbordato da un ragazzo di colore. Giovane e bello. I denti bianchi come la luna. Ha un fisico statuario. Potrebbe sollevarmi con un dito, se volesse. Mi chiede un contributo ma rimane molto vago sulle ragioni di tale erogazione. Tipo Stato Italiano, per intenderci. Nonostante Obama e la mia barbetta alla Abramo Lincoln mi chiama “Capo” con una malcelata ironia nel tono della voce. “Chiamami Padrone, a questo punto” vorrei rispondergli con altrettanto sarcasmo. Proseguo ed incrocio una moltitudine di schiavi. Sono tutti “bianchi”. Si trascinano dietro catene invisibili. Ognuno ha il proprio padrone.

Giro l’angolo e incontro il giocoliere. Finalmente un po’ di arte. E’ inglese. E’ quindi un homeless. Il suo talento è far roteare tre birilli con accompagnamento di bestemmie anglosassoni. Un grosso cane con degli occhiali da sole è la sua inconsapevole spalla comica. Per terra c’è un ciotola di latta per le offerte. Io uno spicciolo glielo darei pure ma purtroppo un birillo gli sfugge di mano e quasi mi fracassa la testa. Per cui, altro che spiccioli. E’ già un miracolo che non lo mandi a fare in culo. In italiano.

Rientro a casa. Giusto in tempo per rispondere al telefono. Una ragazza dall’accento napoletano mi chiede se sono io e poi si palesa come Cinzia della Wind. Io rispondo che non mi interessa e lei mi chiede come faccio a dire che non mi interessa una cosa se non so neanche di cosa si tratti. In linea di principio ha ragione ma “Cinzia”, vorrei dirle, “Può mai la Wind comunicarmi qualcosa di interessante? Può mai la compagnia di telecomunicazioni contattarmi per consigliarmi un bel libro, un film o magari come districarmi in una relazione sentimentale? Cinzia, “Scappa ” vorrei urlarle “Lascia quel ricevitore e scappa, finché puoi”.

Invece chiudo. Adesso tocca a me chiedere. Sono venuto qui a casa dei miei genitori apposta. Quale tattica adotterò tra le tante a cui ho assistito? Scelgo la strada del cuore: “Mamma, mi puoi prestare 1000 euro, per favore?”

 

Author

La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.