Gli Afterhours e Padania: conversazione con Manuel Agnelli

Quando l’anno scorso ebbi il piacere di intervistare nuovamente Manuel Agnelli, sul finire della chiacchierata gli chiesi qualche anticipazione sul disco che di lì a poco avrebbero cominciato a produrre. “Sarà estremo”, mi rispose. Fu lapidario, ma sincero.

Quel disco è poi diventato “Padania” e, dopo svariati ascolti, l’uno sempre più convincente e appassionante dell’altro, ritengo si possa parlare del disco più estremo in assoluto della band milanese, in termini tanto concettuali quanto musicali. Impegno sociale da un lato, avanguardia dall’altro.

E’ proprio da questo binomio che è cominciata la chiacchierata fatta con Manuel due pomeriggi fa.

Agnelli mi ha subito detto che questo è un percorso assolutamente naturale:

Non si tratta di velleità nostre – spiega – ma il frutto di quanto abbiamo assorbito in questi anni di ascolti. Siamo ormai quarantenni quasi tutti, solo io ho 46 anni e di musica ne ho ascoltata veramente tanta, e quindi è abbastanza naturale che le cose che ascoltiamo finiscano dentro quello che suoniamo, oggi forse con una amalgama migliore rispetto al passato. Tutto questo non accade perché lo vogliamo o perché fa figo essere così o più semplicemente ci siamo sforzati di fare i diversi, piuttosto perché abbiamo ascoltato delle cose che hanno finito con l’interessarci di più”.

Il risultato è il disco che solitamente, per una band, si dice della “maturità”:

Siamo consapevoli, ormai, di avere una personalità nostra, speriamo ben formata, visto che dopo i quarant’anni sarebbe un disastro se non fosse così – aggiunge Manuel, ridendo – e quindi di riuscire anche a fare un disco DEGLI Afterhours, che suoni Afterhours e che non debba per forza assomigliare a qualcos’altro. Oggi più che mai non abbiamo alcun complesso d’inferiorità di questo tipo. ‘Padania’, in questo senso è il nostro disco più riuscito, credo che sia un punto d’inizio non un punto d’arrivo”.

Un disco-svolta, insomma, destinato a condurre gli Afterhours verso nuove direzioni – questa è anche la speranza del leader della band – che, al di là dei possibili e facili accostamenti suggestionanti che l’attuale situazione politica italiana può portare a fare, fa riferimento a quello che Manuel Agnelli ha più volte definito come “uno stato della mente”, un modo per scuotere la ‘Padania’ gelida e incolore che ogni italiano ha dentro. Un gesto di responsabilità artistica e culturale da parte di una band, nello stesso momento storico in cui un comico si è trasformato nell’ispiratore di un movimento. Per Manuel, però, le due dimensioni vanno tenute ben distinte:

“Io non metterei le cose insieme così facilmente. Penso che Grillo sia la manifestazione della sfiducia della gente nella politica tecnica, di chi non ne può più del tecnico che mira solo a vincere le elezioni anziché impegnarsi nella soluzione dei problemi collettivi. Nel mondo della cultura, invece, secondo me c’è una nuova presa di coscienza: l’Italia è un paese di viziati e in un momento di crisi come questo non possiamo più permetterci di vivere seduti sul divano a criticare tutto e tutti e ad aspettare che qualcun altro faccia la rivoluzione culturale per poi raggiungerlo se gli riesce bene. Dobbiamo essere noi a determinare il cambiamento. Per fortuna questo è un pensiero comune che si sta diffondendo insieme alla consapevolezza che internet non basta più. La rete si sta manifestando per quello che è: un mezzo, non una vita o un luogo virtuale, tramite il quale scambiarsi più velocemente le informazioni ma per poi scendere in piazza fisicamente. Questo, alcuni personaggi della cultura, negli ultimi mesi, lo stanno facendo, occupando dei teatri, organizzando manifestazioni, recuperando quanto non si è fatto negli anni scorsi per rivendicare non tanto degli spazi fisici, bensì un ruolo che questo Paese alla cultura non ha mai dato ufficialmente, soprattutto alla musica contemporanea, per riconoscere legittimità e valore sociale molto forte alla stessa poiché parla direttamente alle persone, rappresentando la realtà e la contemporaneità. In un momento come questo, gli artisti e i creativi in generale possono prendere posizione e fare informazione, diffondere notizie e il loro punto di vista sulle stesse. Quelli, come noi, che negli anni si sono costruiti il proprio megafono da soli, secondo me hanno il diritto/dovere di dire cosa pensano, chiaramente con un minimo di responsabilità: io non vengo a dirti chi devi votare, ma devo dirti come la penso e questa, per noi, è anche una fortuna”.

La cultura italiana, insomma, deve recuperare il terreno perso rispetto al resto del mondo tra gli anni Ottanta e il primo decennio del Duemila, a causa di un fenomeno diffuso di “distrazione di massa”, avvenuto con la complicità dei media. Un ritorno a quegli anni ’70 fatti di “cantautorato responsabile”, diciamo così, che agli Afterhours sta molto a cuore:

Negli ultimi decenni – aggiunge Manuel Agnelli – c’è stata una tendenza progressiva a trasformare la cultura in intrattenimento ludico e basta, soprattutto con la televisione, che le ha succhiato la linfa, sputacchiandola fuori usandone solo la forma. D’altronde anche la musica è diventata solo forma, il fenomeno dei reality-show di questo tipo lo dimostra: devi cantare intonato, devi suonare bene, le cose importanti sono queste. I contenuti, invece, sono sempre meno importanti. Questa è una cosa tristissima ma alla quale si può rimediare, visto che in Italia – come abbiamo detto – anche la cultura popolare in passato ha avuto un ruolo diverso ed è bene che torni ad averlo”.

Ne deriva che fare un disco impegnato sul piano socio-politico come “Padania”, oggi, non è facile per tutti. Gli Afterhours, tra l’altro, questa volta hanno scelto la strada della totale indipendenza, sia sul piano produttivo che distributivo. Per Manuel, però, questa è stata una scelta necessaria e voluta al tempo stesso:

“E’ stata una scelta, voglio dirlo esplicitamente anche perché avevamo altre offerte, peraltro allettanti, da parte di case discografiche ma la gente, chiacchierando, ha pensato che abbiamo agito così perché non potessimo fare altro. Non è vero, gli addetti ai lavori lo sanno. Per noi questa scelta era necessaria per trasformare gli Afterhours in un progetto, ancor prima che in un gruppo, che può andare anche oltre la musica, attivando collaborazioni a 360°, libero di creare e gestirsi degli eventi, anche variandoli o cancellandoli, molto velocemente. Questo con una major, o con una casa discografica di un certo peso, diventa faticoso farlo, giustamente, a causa di una programmazione che ti obbliga a rispettare delle date, delle scadenze e il lavoro di chi programma e si impegna per te. Non lo dico assolutamente con cattiveria, ma noi stiamo e funzioniamo molto meglio così, ora, come progetto, anche se questo passo non per tutti è benefico. Io credo che soprattutto per gli esordienti le case discografiche siano ancora necessarie, perché loro alle spalle non hanno ancora le professionalità, l’esperienza e la capacità di fare promozione, marketing o distribuzione in modo autonomo. Queste cose, invece, per noi sono diventate molto creative e divertenti ed è per questo che vogliamo gestircele da soli”.

Si può essere popolari, insomma, senza essere necessariamente pop. O almeno gli Afterhours possono permetterselo, anche perché ci credono:

Crediamo di essere nel nostro piccolo un esempio vivente di quanto questo sia possibile, perché abbiamo un grande seguito ma non necessariamente nei circuiti più mainstream. In televisione e in radio ci finiamo molto poco e per fortuna in cose che scegliamo noi, che permettono un certo tipo di discussione, e la stessa cosa accade per gli eventi. Questo, però, non vuol dire che non abbiamo provato a confrontarci anche con situazioni diverse dalle nostre, sia per conoscerle sia per imparare e anche, sempre nel nostro piccolo, di contaminarle con un modo di verso di fare musica e di avvicinarsi ad essa. Io ricordo ancora che da ragazzino, quando avevo 11 anni, in televisione vedevo tante cose, anche approssimative e grottesche ma che poi si sono rivelate importanti per me a livello culturale e musicale. Per questo non dobbiamo sempre comunicare un messaggio in maniera dettagliata e specifica, dobbiamo ricordarci che c’è anche gente che non parla il nostro linguaggio e che se un giorno riuscisse a venirne a conoscenza in modo diverso, più semplice, potrebbe anche imparare a utilizzarlo”.

Questo è anche il segreto degli Afterhours: essere sofisticati ma non élitari, riuscire a parlare al cuore ma usando la mente. Non si spiegherebbe, altrimenti, come in un momento così basso della storia italiana, dal quale comunque il disco viene fuori, “Padania” sia l’apice espressivo della produzione di Agnelli e soci. Un processo che Manuel Agnelli, però, ancora una volta definisce naturale, spontaneo:

“Io credo che questo non riguardi solo noi. E’ un processo abbastanza normale, anche perché già accaduto in passato. A periodi di crisi economica e sociale molto profondi, storicamente corrispondono momenti di grandissima creatività artistica e culturale. Sono periodi, questi, anche di grande confronto sociale, stimolanti e, da un certo punto di vista, anche innovativi sul piano politico. Credo che le due dimensioni siano strettamente connesse, una società in crisi ti da molti più stimoli affinché tu ti chieda il perché sia in crisi, dandoti motivi di analisi. Il fatto che noi abbiamo smesso di parlare soltanto di noi stessi è direttamente connesso a quello che ci succede e che vediamo intorno a noi, alle storie che sentiamo dai nostri amici e dalla gente, ai drammi che abbiamo visto accadere intorno a noi, che fanno sembrare i nostri problemi interiori quasi piccoli, insignificanti. Ci è venuta voglia di parlare di altro e di farlo con una freschezza rinnovata perché ci sentiamo contemporanei agli avvenimenti, anche nel male, nel dramma, nella crisi. Tutto ciò è molto stimolante. Gli anni ’60 e ’70 sono stati anche periodi di grande confronto politico, di estremismi a volte anche tragici, sbagliati e grotteschi, ma che io, da un certo punto di vista, un po’ rimpiango, perché erano meglio di questa sorta di sonno perenne che stiamo vivendo adesso. O che stavamo vivendo fino a pochissimo tempo fa, perché credo che la gente stia cominciando, per fortuna, a svegliarsi”.

E così, forse, un giorno gli Afterhours potranno scrivere un disco antitetico a “Padania”, Manuel non mira neanche tanto in alto, non essendo un utopista:

Mi piacerebbe raccontare una situazione in cui la gente è attenta, curiosa, sveglia ma non diffidente e impaurita, perché il problema dei tempi che stiamo vivendo non è la mancanza di voglia di essere consapevoli. Certamente c’è anche chi se ne frega di sapere perché troppo è troppo pieno di problemi, indotti da una politica che ci ha riempiti di paure per non farci pensare a niente di diverso dalla nostra quotidianità per tenerci fuori dai coglioni, ma il problema vero è che la gente non si fida di nessuno. Il nostro pubblico, ad esempio, non si fida di noi. Ogni volta che succede qualcosa, e noi dobbiamo spiegarla nei dettagli, vedo che gli interlocutori non si fidano di quello che gli raccontiamo: è una cosa tristissima. Indagare, investigare è giusto, anzi, mi auguro che accada sempre più spesso, ma è proprio l’approccio che deve cambiare. Deve esserci una curiosità positiva nei confronti delle cose. E facile a dirsi e sicuramente meno a farsi, visto che dentro di portiamo davvero tanta negatività assorbita negli ultimi vent’anni che sarà davvero difficile far spurgare e trasformare in dinamicità positiva, però è quello che mi auguro”.

Anche questi saranno gli scossoni che gli Afterhours provocheranno con la loro tournée, in partenza proprio oggi, 7 giugno, da Roma, in un concerto all’Atlantico Village con gli amici Afghan Whigs:

“Anche questo sarà un tour per niente scontato, innanzitutto dal punto di vista musicale, perché suoneremo tantissima roba di ‘Padania’ e quindi sarà diverso da quelli passati, sia perché il momento difficile che stiamo vivendo in Italia si riflette nel piccolo quotidiano e quindi anche sul palco. Sarà un’estate bella e vivace, credo, da tutti i punti di vista e siamo molto curiosi di cominciarla”.

In bocca al lupo, After!

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>