GLI ZII

 

Antistar. E’ la definizione che mi viene naturale, pensando a questi gentili signori inglesi che oggi superano ormai i sessantacinque. Uno, purtroppo ci ha lasciato troppo presto, nella sua isola greca, l’altro si sta godendo un tour mondiale in mezzo ai suoi muri e alle sue ossessioni di sempre, il bello si aggira tra il leccese ( una bella masseria e ristorantini sulla spiaggia ) e quello dietro i tamburi ha scoperto youtube e si diverte a comunicare con i fans addirittura recensendo Hendrix o altri artisti, dividendosi tra le sue numerosissime macchine da corsa e da collezione.
Eh si, a me fanno tenerezza, questi zii. La Emi si diverte a incrementare il proprio fatturato e la loro pensione di anzianità con nuovi “pacchettoni” per noi appassionati un po’ malati, ci regalano i pass del backstage, foto a iosa, cd con versioni improbabili mai pubblicate, spezzoni di canzoni e video abbastanza anacronistici degli anni settanta. E loro godono i figli e gli sfizi, opulenti e rilassatissimi.
Tranne lo zio Roger che, con rinnovata forma fisica e vocale, sta girando il mondo in lungo e in largo con il suo muro, spettacolo perfetto e multimediale ( ho avuto la fortuna con la mia bellissima donna di vederlo a Milano ) , curato minuziosamente in ogni dettaglio e quanto mai attuale. Sono passati trent’anni ma i temi restano gli stessi, amplificati dal tempo e dagli accadimenti. Un capolavoro. Da vedere assolutamente. Prima che lo zio Roger decida di fermarsi. Infaticabile e paranoico. Ai limiti del genio.
Lo zio David pare che invece si stia divertendo con i piccoli della sua numerosissima stirpe ( conta otto figli, di cui uno adottato, che attualmente risiede nelle regie prigioni inglesi causa lancio di bottiglie contro il corte reale e vilipendio alla bandiera…) e i cani, dopo l’ultima fatica di qualche anno fa, facendosi vanitosamente fotografare dalla giovane e splendida moglie scrittrice e fotografa che lo immortala tra spiagge innevate e campagne londinesi…Appesantito e tenero. Pagherei per un suo sorriso da vicino.
Il buon Nick, fra le sue scorribande automobilistiche tra una Ferrari e una Bugatti ( ha una collezione tra le più invidiate dell’intero mondo, con pezzi unici e dal valore oramai incalcolabile ) scopre improvvisamente la rete, youtube e la videocamera, e per la nostra gioia si diverte, su un canale ufficiale pinkfloydiano, a consigliarci dischi, artisti e magari a comperare anche l’ultimo cofanetto di memorabilia del suo ex gruppetto psichedelico. Adorabile e tipicamente british.
Lo zio Riccardo invece s’è fatto portar via da un tumore e da qualche eccesso polveroso di gioventù, nel suo eremo greco, il pink floyd silenzioso e dolce. Sempre sottovalutato, ha scritto Great gig in the sky, e ciò basta ad inserirlo per sempre nell’olimpo dei compositori moderni di rara sensibilità. Diafano e inespressivo, il tastierista perfetto per qualsiasi chitarrista al mondo. Insostituibile.
Poi c’è Syd. C’era Syd. Anzi forse c’è stato per un po’. No, non è vero. C’è stato sempre. Dall’inizio alla fine. Principio e termine. Solo, pazzo, talmente geniale da essere bambino, talmente bambino da essere inarrivabile. Sentire le sue cose posto pinkfloydiane ci porta in un altro mondo musicale, solo suo, che può diventare di chiunque. Basta ascoltarlo con le orecchie e con la sensibilità dell’infanzia. Praticamente impossibile. Per questo unico. Il diamante più prezioso del mondo. Irripetibile.
Un’eredità immensa da raccogliere, questi ragazzetti inglesi, ancora non abbastanza conosciuti per quello che mi riguarda. Da inserire nel catalogo di musica classica. Inarrivabili. Anche quando sono noiosi. Cioè mai.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>