Hollywood di carta

 

“Gli occidentali hanno chiamato Osamu Tezuka il Walt Disney del Giappone. In realtà era Walt Disney, Stan Lee, Jack Kirby, Tim Burton, Arthur C. Clarke,e Carl Sagan fusi in un unico autore.”                   (Helen McCarthy) (1)

 

Potrebbe mai Bruce Wayne diventare Superman o Lanterna verde a seconda delle esigenze? Potrebbe Tex Willer sfilarsi il cappello dalla testa e diventare un nemico di Zagor? Oppure, Topolino, disfarsi dei  guanti gialli e degli abiti borghesi ed impersonare uno dei topolini di Cenerentola? La risposta è no. Questo scambio di ruoli invece è stato possibile nell’opera del più grande creatore di fumetti giapponese di ogni tempo, Osamu Tezuka.

Tezuka, viene definito il Dio dei manga ed a ragion veduta. Con la sua opera monumentale e rivoluzionaria ha trasformato il mondo del fumetto e dell’animazione giapponese. Un inesauribile narratore ed impareggiabile disegnatore che (meriterebbe un articolo, anzi una enciclopedia a parte) ha influenzato tutto l’immaginario fumettistico (2), non solo nipponico. Due, tra le maggiori peculiarità della sua opera, sono la  progressione narrativa estremamente cinematografica ed i contenuti sviluppati, che hanno saputo coniugare l’avventura con tematiche importanti, direi, filosofiche (3). Il senso della vita, il rispetto della natura, la follia della guerra, la coesistenza tra diversi, il sentimento della vendetta e la reincarnazione. Solo per citarne alcuni ricorrenti.

Ma c’è un fattore che rende assolutamente unica la produzione di Tezuka e ritorniamo alla curiosa premessa di questo articolo: la gestione dei personaggi. Il geniale Maestro, grande appassionato di cinema e di teatro, crea il suo personale Star System di eroi ed eroine e li utilizza come se fossero attori di una compagnia stabile. Un nutrito gruppo di personaggi ai quali affidare a seconda delle esigenze ruoli differenti. Uno Star System a fumetti con una precisa gerarchia tra “divi”, comprimari, comparse e caratteristi. Guardando la sterminata creazione dell’Artista, scopriamo che è costellata sempre degli stessi volti ma con attribuzioni di ruoli differenti e a volte spiazzanti per il lettore.

Capita quindi che il baffuto Higeoyaji interpreti un detective, un avvocato, un politico, il barbiere, ma diventa celebre per i suoi ruoli da padre. Il giovane Rock, a seconda delle storie, invece, può essere uno zelante detective o un malvagio cospiratore con costernazione dei fans che lo preferiscono nel ruolo di “buono”. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito per rappresentare l’originalissima “brigata” di Tezuka che gestiva i suoi progetti (fumetto ma anche animazione) come un produttore cinematografico che dispone dei propri “attori”, in base al loro talento e peculiarità, a seconda delle necessità. Quindi, da una parte gli “attori” versatili, destinati ad interpretare i più insoliti ruoli e dall’altra i “caratteristi”, utilizzati sempre nello stesso tipo di ruolo, per non disorientare troppo il lettore. Proprio come accade nel cinema.

Tezuka, credeva cosi’ tanto in questa insolita organizzazione del suo immaginario da elaborare delle schede dettagliate, per ognuno di essi. Per ogni personaggio viene segnalato il “vero” nome, i ruoli e addirittura il compenso economico per le prestazioni/apparizioni. Questo schema di lavoro, unico direi, sospeso tra il vezzo dell’essere a capo di una grande compagnia di attori e la praticità di riutilizzarli a seconda delle occorrenze, corrisponde in realtà ad una esigenza filosofica, radicata nell’autore.

Queste avventure, in cui ogni personaggio sembra costantemente reincarnarsi nei panni e nella vita di altri, ci dice che nessuna vita, indipendentemente dal modo in cui sia stata vissuta, è vana. Ogni esistenza si ripercuote ed influenza la successiva. Un inno alla forza della vita ed una riflessione sul Karma degli esseri umani, che permea tutta l’opera del “Dio” dei Manga.

 

(1) Helen McCarthy è autrice del volume “Osamu Tezuka, il Dio del Manga” pubblicato anche in Italia da Edizioni BD nella collana Icon.

(2) Fumettistico e non solo. Basti pensare che Stanley Kubrick,colpito dal design delle storie di Atom, convoca ufficialmente Tezuka, mediante lettera raccomandata, per proporgli di far parte dello staff di 2001 Odissea nello spazio. Tezuka è costretto a rifiutare per gli improrogabili impegni di lavoro.

(3) Per non parlare degli adattamenti a fumetti di grandi classici della letteratura, uno per tutti “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.