I cavalli degli Zar – pt 2

La prima parte è disponibile a questo link.

La statua di Pietro I fu un importante punto di riferimento per i suoi successori, e dopo pochi decenni dalla sua inaugurazione,  lo zar Alessandro II propose una statua equestre per suo padre, lo Zar Nicola I.
I tempi, però erano notevolmente cambiati. I fremiti illuministi e pre-rivoluzionari avevano lasciato il posto alla cultura reazionaria. Il potere degli Zar era ben saldo e nel sangue erano terminate molte rivolte.
Fu scelto uno scultore appartenente ad una delle più nobili famiglie europee, i Clodt-von Jürgensburg, Peter, che aveva una predilezione per le opere equestri (Foto1).
E non si tratta più della sobria e amichevole figura di Pietro: un altissimo piedistallo, posto al centro della nevralgica Piazza Sant’Isacco, su cui è imposta tutta la prosopopea militare dello zar, presentato come un generale possente e autoritario. (Foto2)

Peter Clodt pose il monumento in perfetto allineamento con il monumento di Falconet, e cercò con la tecnica di rispondere al pregio artistico dello scultore francese: realizzò infatti la prima scultura equestre della storia ad avere solo due punti di appoggio: le zampe posteriori. I contemporanei furono ammirati da tale maestria tecnica, e durante la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, al contrario della sorte toccata ai monumenti degli imperatori, questa fu la sola opera risparmiata assieme proprio al “Cavaliere di bronzo” di Pietro I, e la motivazione dei Bolscevichi si basò proprio sull’alta tecnica ingegneristica che permise per la prima volta di utilizzare solo due appoggi, per una statua apparentemente così sbilanciata.

L’opera di Clodt riscosse notevole successo, e lo consacrò definitivamente come lo scultore di Nicola I. Solo pochi anni prima, proprio lo Zar Nicola I, ancora in vita,  gli aveva commissionato un altro complesso di opere equestri per il Ponte Anichkov, che attraversa la Neva lungo la Nevskij Prospekt.

Clodt si rifugiò proprio nella scultura classica, tanto vessata dal Falconet, e prese ad esempio i Dioscuri, che ornano Piazza del Quirinale a Roma (Foto3). Due coppie di Dioscuri ornavano così i quattro angoli del Ponte Anichkov a San Pietroburgo. il risultato fu così apprezzato che lo Zar volle offrirne due, in segno di amicizia, all’Imperatore di Prussia Federico Guglielmo IV, che li pose di fronte al vecchio Palazzo Reale, dove susciteranno l’approvazione di George Elliot, che li considererà le uniche statue di pregio esistenti a Berlino. (Foto 4 e Foto 5).

Il Ponte Anichkov era così rimasto con due sole statue, quando la salute cagionevole della Zarina Alessandra, spinse la coppia Imperiale ad un lungo soggiorno presso il caldo Regno di Napoli, dove ricevettero un’amichevole accoglienza. Era il 1846, e come segno di gratitudine, lo Zar al suo ritorno inviò subito a Ferdinando II Borbone, l’altra coppia di Dioscuri, che furono detti “Palafrenieri” o “Cavalli Russi”. Anche questi furono posti nei pressi delle scuderie reali, ed oggi sono all’ingresso del Palazzo Reale di Napoli, e sono stati oggetto di restauro nel 2005. (Foto 6).

Il Ponte Anichkov era così di nuovo spoglio, e fu proposto a Clodt di utilizzare gli stessi stampi per una nuova colata di bronzo. Erano passati ormai 10 anni dalla prima composizione, e Clodt stava raggiungendo rapidamente la maturità artistica e tecnica che avrebbe mostrato al mondo nell’opera a Nicola I qualche anno dopo.

Fu concepita dunque un’opera molto diversa. La rappresentazione, in quattro fasi, della domatura di un cavallo. L’Uomo che prima è succube, lentamente si impone sulla natura selvaggia. E’un’opera straordinaria, di cui proponiamo tutte le statue (Foto 7, 8, 9, 10,11). Un complesso equestre dove ogni statua è parte di un percorso, e non avrebbe senso se isolata. Un monumento, e Clodt lo intuiva bene, che sarebbe passato alla storia, e difatti lo citarono nelle loro opere Dostojevskij, Pushkin e Gogol.

L’opera giusta su cui scrivere i termini di una vendetta eterna. La compagna di Clodt era infatti in un intimo affaire con un nobiluomo. La vicenda era risaputa, e Clodt era spesso deriso. E così meditò la sua rivalsa. Prima di procedere alla fusione del bronzo, scolpì il ritratto dell’amante di sua moglie fra le zampe posteriori di uno dei destrieri. E il giorno dell’inaugurazione, gridò alla folla: “Qualcuno mi ha reso cornuto per qualche anno. Io l’ho reso coglione per l’eternità.” L’episodio entrò subito nella leggenda, e il ritratto è ancora visibile all’inguine dell’animale.

Potrà sembrare l’opera più irriverente che si possa concepire. Eppure, a distanza di pochi anni sarà superata ampiamente dalla scultura dell’italo russo Paolo Trubetskoj. Sul finire dell’Ottocento era salito al trono di Russia lo Zar Alessandro III. Questi volle rinverdire i fasti di suo padre, e chiamò in Russia, 30 anni dopo il suo genitore, il celebre compositore Johan Strauss, che gli dedico una “Marcia a cavallo“, che rinominò “Marcia Russa” e che potete ascoltare nella Media Gallery (Video1).
Alla morte di Alessandro III, agli inizi del Novecento, si volle rappresentare solennemente, con una statua equestre, proprio la marcia a cavallo dello Zar, che già Strauss aveva immortalato. Il concorso fu vinto, come accennato, dallo scultore italo-russo Paolo Trubetskoj. La guerra russo-giapponese aveva sfiancato l’animo dei russi, con migliaia di morti, e l’antistorico potere degli Zar era vissuto con forte disagio sia dagli intellettuali che dai ceti più poveri. Fremiti indipendentisti scuotevano persino la Finlandia, all’epoca docile stato controllato dalla Russia, e sarà proprio il nipote di Peter Clodt, il compositore finlandese Jean Sibelius, a comporre il celeberrimo brano indipendentista Finlandia (Video2). Tutto questo solo 30 anni dopo che suo zio aveva celebrato la potenza degli zar.

Trubetskoj come detto andò ben oltre: come piedistallo della statua allo Zar vi pose una bara, e sopra di questa un povero cavallo che soccombe, stramazzando, sotto il peso di un goffo e obeso imperatore. (Foto 12). Un’opera scandalosa e dissacrante. La società russa e gli zar furono combattuti sulla necessità di distruggere la statua, ma temevano di scaldare ulteriormente i bollenti animi della popolazione. Oltretutto, a togliere ogni dubbio che l’opera fosse irriverente  fu proprio lo scultore, che rispose stizzito alle polemiche:”Non me ne intendo di politica: mi sono limitato a mettere un animale sopra un altro animale.”. La decisione circa il destino della statua fu salomonica: dalla piazza della Stazione, dove accoglieva i viaggiatori provenienti da Mosca e quindi dal resto della nazione, fu spostata in un cortile del palazzo Reale, lontana dalle folle, ma non fu distrutta. Erano passati 130 anni dal Pietro I di Falconet, e l’obesa figura di Alessandro III che schiaccia il suo cavallo, su un piedistallo a forma di bara, sarà profetica.

Undici anni dopo, la Rivoluzione d’Ottobre spazzerà via gli Zar.

 

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>