I film di paura

A 8 barra 9 anni vidi “Biancaneve e i sette nani” di Walt Disney al cinema. Ricordo perfettamente che la trasformazione della matrigna in vecchia strega mi impaurì molto. Poco dopo, ebbi lo stesso turbamento con la trasformazione di pinocchio in un recalcitrante asinello. Sequenza  “fuori campo” e forse proprio per questo ancor più spaventosa. E’ paradossale, ma vero, che i primi attimi di terrore me li abbiano procurati proprio quegli spettacoli meravigliosi e vivaci che il genio di Burbank realizzava per i bambini (1) ed ai quali i genitori di tutto il mondo si affidavano ciecamente. E giustamente, aggiungo. Fin qui tutto normale, direi banale. Quale bambino non ha avuto paura della strega bitorzoluta di Biancaneve? Almeno fino agli anni ’80.

Crescendo, sono diventato un grande appassionato di cinema Horror. Un impavido teenager che sfidava i palinsesti notturni di sgangherate emittenti locali per assistere a massacri nel Texas. Oggi il cinema di questo “genere” si è spinto a estremi insospettabili a quell’epoca, ma io non lo seguo più per svariati motivi che vi risparmio. Ma, devo dire, ero un ragazzino coraggioso (2). Non ricordo di essermi mai spaventato più di tanto, eppure spesso ero solo, al buio, di fronte al tubo catodico. Insomma, per farla breve, per una quindicina di anni ne ho macinati tanti di film “di paura” senza provarne mai troppa. Ho dovuto aspettare “Rosemary baby” di Polansky o “Shining” di Kubrick per provare una profonda e più matura angoscia (e tanto altro). Molti anni dopo con “Funny games” di Haneke ho faticato  a restare seduto sulla poltrona del cinema ma ce l’ho fatta, ringraziando il cielo. Tre film straordinari che stimolano, attraverso il “genere”, una profonda riflessione sul significato della violenza e sulla presenza del male, attraverso racconti apparentemente fantastici o di banale quotidianità. Evidentemente, la filosofia è l’unica cosa che ancora mi spaventa. In questi capolavori, come nel Pinocchio Disney, l’orrore è quasi sempre ripreso “fuori campo” o attraverso la psicologia dei personaggi. Tutto torna, evidentemente, quando si parla di grandi autori. E’ la lezione, che pare non abbiano compreso i registi delle varie e interminabili saghe alla “Saw”, in cui la violenza viene rappresentata in maniera pornografica e compiacente creando una inevitabile quanto minacciosa assuefazione. Ecco perché se incontri un minorenne che ha appena visto 2 ore di maciullamenti in uno di questi film, e gli chiedi come è stato, ti risponderà con un sorriso più o meno ebete: “è stato bello, divertente!” e non “ho avuto paura!”.

Devo citare anche, tra i rari film che mi hanno tenuto col fiato sospeso,  “Il sesto senso” di M. Night Shyamalan,che, con la sua regia impeccabile, direi Hitchcockiana, ha rilanciato la moda dei fantasmi e “The Others”, una versione gotica, sullo stesso tema, del regista spagnolo Amenabàr, con una Nicole Kidman a dir poco, straordinaria (3). Ma, parlando di fantasmi, e tornando a Walt Disney, mi piace ricordare il film a cartoni animati “Le avventure di Bianca e Bernie” in cui c’è una sequenza che contiene una delle immagini più horror della storia del cinema anche se nessuno, pare, se ne sia mai accorto. Il film è del 1977 ed è un tentativo, in parte riuscito, di rilanciare la Disney dopo quasi un decennio di crisi e di assenza dalle sale. Ad un certo punto della suddetta pellicola, i protagonisti, due simpatici topolini, a bordo di un gabbiano, una sorta di taxi/aereo pennuto, partono verso l’avventura. Planando tra i grattacieli, sfrecciano davanti ad una moltitudine di finestre, in una delle quali, per due, dico due, fotogrammi, appare l’immagine di una donna nuda con il volto sfigurato, vagamente demoniaco. Una immagine subliminale che certo nessuno ha potuto cogliere fino a quando la notizia è stata divulgata. Inutile dire che quando la cosa è diventata un caso (scusate il bisticcio di parole) tutte le copie del film sono state ritirate e corrette. Pare si sia trattato dello scherzo o del dispetto di un animatore o di un montatore, ma, riguardandola al rallentatore, rimane per me la scena più impressionante della storia del cinema. Quella  intrusione, assolutamente avulsa dal contesto, non girata ed extra narrativa, rende questa scena., ai mie occhi, l’unica di un film in cui ho creduto di vedere per davvero un fantasma (4). Non dovrebbero essere i fantasmi delle presenze subliminali? La scena sembra dirci che potremmo imbatterci continuamente negli spettri, senza che la nostra coscienza ce ne dia contezza. Quella apparizione alla finestra, enigmatica e macabra, nella sua nudità, all’interno di un fotogramma colorato e spensierato è spaventosa proprio per questo. Noi non possiamo vederla nel momento in cui si manifesta, ma c’è. Forse i film “di paura”, come li chiamavamo da bambini, dovrebbero essere tutti cosi.

Ps. Per completezza, vi rimando alla sezione video di questo sito, dove è pubblicata la sequenza del film “Bianca e Bernie” in oggetto. Riguardando il video, mio figlio Mattia si è accorto che in un fotogramma prima di quelli incriminati, appare in basso a sinistra, la stessa figura di donna ma in un’altra finestra.

 

(1) I film Disney, nonostante gli aspetti sinistri, erano comunque caramellose versioni di favole che originariamente avevano risvolti ben più inquietanti.

(2) Faccio eccezione per lo sceneggiato televisivo “Belfagor” che mi fece letteralmente “cacare sotto”. Non ricordo in quale delle tante repliche l’ho seguito ma ero davvero piccolo.

(3) La lista non è non vuole essere esaustiva. Certamente dimentico altri grandi film ma non credo sia importante.

(4) I fotogrammi incriminati sono come un virus all’interno del cartone animato. Potremmo definirlo un proto Hacking. Tra l’altro, un attentato, più o meno goliardico, ad un colosso come la Disney. 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.