I Litfiba nella “Grande Nazione”

 

“Sarà il più divertente, incazzoso e pogabile della nostra storia”.

Sono questi i tre aggettivi con cui Piero Pelù e Ghigo Renzulli hanno definito il tour di “Grande Nazione”, omonima e attesa appendice live dell’ultimo album dei ritrovati Litfiba del terzo millennio, quelli della pacificazione tra i due dopo la rottura di fine anni ’90, che prende il via questa sera dal Palamandela di Firenze, città natale di un progetto musicale che per decenni, in Italia, è stato all’avanguardia.

Undici date da Nord a Sud della Penisola, che secondo le previsioni bisseranno il successo di un disco che, va detto, la critica più esigente non ha accolto in modo entusiastico. Ecco perché è doveroso spendere qualche parola in più su “Grande Nazione”-disco, prima di parlare del tour.

L’abito non fa il monaco, recita il detto, e per fortuna anche in questo caso è vero, visto che l’artwork del cd, piuttosto grottesco e adolescenziale se rapportato all’età anagrafica di Pelù e Renzulli (per certi versi ricorda certe cover dei dischi punk della Epitaph, vedi quelle degli Offspring). Ma non del tutto. All’ascolto, infatti, le dieci tracce del disco non riescono ancora a cancellare del tutto la deriva innegabile che la carriera da solista del primo ha subito, fermo restando che il secondo, con l’emulatore “Cabo” Cavallo, colpevole di aver imitato sempre e comunque il suo precedessore sul palco, ha conservato livelli artistici certamente più dignitosi ma comunque non esaltanti. Quanto detto emerge soprattutto dal livello compositivo dei testi, elementare e ridotto all’osso rispetto al passato, a quel Pelù dirompente e di rottura, che ha regalato capitoli indimenticabili del rock italiano. E così quella “Squalo” scelta, tra le perplessità di Renzulli, come primo singolo dell’album, fa il pari con la “Barcollo” secondo singolo della iridata e attesissima reunion dei due avvenuta due anni fa, decisamente meno efficace di quella “Sole nero”, primo brano partorito dai due subito dopo la sepoltura dell’ascia di guerra. Sono le canzoni in cui maggiormente viene fuori quella vena pop che Pelù aveva assecondato nelle sue produzioni proprie e che nella tracklist di “Grande Nazione” emergono anche in “Anarcoide” e “Brado”. Il resto, nel disco, è dignitoso, a partire dall’opening-track “Fiesta tosta”, una sorta di “Spettacolo” del 2012, passando per “Elettrica”, “Tra te e me”, “Luna dark”, “Grande nazione” e “La mia valigia”, decisamente la più convincente e legata al passato glorioso della band, ormai duo, anche nel ruolo di secondo singolo estratto.

“Grande nazione”, insomma, si configura come il tentativo non riuscito appieno di tornare alla tensione emotiva che erano in grado di suscitare i dischi che furono, fino a “Mondi sommersi”, e la necessaria nuova immagine che due grandi artisti tornati a intendersela dopo un decennio, con tanto di compromessi annessi, era evidente dovessero ritagliarsi. Rock tout-court con implicazioni socio-politiche che colgono bene il momento contingente pur senza spingersi in interpretazioni più approfondite, anche a livello musicale, come forse era lecito attendersi dai Litfiba ma che forse, a voler trovare un pretesto, appaiono così semplicistiche perché giungono nell’era della scarnificazione del linguaggio italico, generata dall’avvento degli sms prima e del social-networking poi.

Ma Renzulli e Pelù insistono nel dire che questa reunion non è costruita “a tavolino” e che quindi sono tornati insieme per restare altrettanto uniti. Ecco perché, felici a prescindere di questo rinnovato sodalizio, è giusto attendersi di più dai prossimi capitoli discografici. Ma torniamo al tour.

Forti del debutto al primo posto in classifica con il nuovo disco, già disco d’oro ad un mese e mezzo dalla pubblicazione (avvenuta il 17 gennaio, ndr), la band si avvia on the road stasera dal capoluogo di regione toscano, con 7 mila biglietti già piazzati in prevendita, per poi spostarsi a Milano (6 marzo, Mediolanum Forum), a Roma (10 marzo, Palalottomatica), quindi il 13 aprile a Treviso (Pala Verde), il 14 aprile a Rimini (105 Stadium), il 17 aprile a Genova (105 Stadium), il 20 aprile a Torino (Pala Olimpico), il 21 aprile a Bologna (Unipol Arena), il 26 aprile a Napoli (Palapartenope), il 28 aprile ad Acireale (Palasport), fino all’esordio, in trent’anni di carriera, sul palco dell’arena di Verona. I Litfiba, secondo quanto riportato dall’Ansa, promettono 2 ore e mezzo di live a tutto rock con 25 brani in scaletta, 8 dei quali tratti da “Grande Nazione” e poi appartenenti ad una cavalcata tra i grandi classici, dalle prime perle new-wave fino agli anni ’90, special edition de “La preda” dell’83 con tanto di ritornello riscritto ex-novo. Con Piero Pelù alla voce e Ghigo Renzulli alla chitarra solista ci saranno Daniele Bagni (basso e cori); Federico Sagona (tastiere e cori); Pino Fidanza (batteria) e Cosimo Zannelli (seconda chitarra e cori). In autunno, infine, i Liftiba suoneranno nelle principali capitali europee.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>