I turisti della democrazia

 

Capita spesso che “divorando” musica in quantità industriale quotidianamente, alcune song finiscano col solleticarmi la memoria, anche quella più remota.

E non c’è niente o quasi, per quanto mi riguarda, di più emozionante.

Ebbene, quando mi è stato proposto l’ascolto di “Turisti della democrazia”, il debut-cd de Lo Stato sociale, uscito il 14 febbraio per Garrincha dischi, mi è subito tornata alla mente una sensazione passata: è stato come appoggiare l’occhio all’estremità bucata (e dotata di apposita lente) di un caleidoscopio.

Quando scoprì quelle infinite forme geometriche che quest’oggetto, regalatomi decenni fa, era in grado di generare non riuscì a staccarmene per un po’, un bel po’ e questo è quanto mi è successo ascoltando il disco in questione.

“Turisti della democrazia” è un caleidoscopio di ascolti, di suoni e contenuti, che oggi è assolutamente raro riscontrare nella musica “mainstream” e che solo l’ambito indipendente – sostengo con convinzione – può generare.

Questa band bolognese ha partorito un disco che mi piace anticipare col prefisso “-instant”, per intendere l’acuto spirito di osservazione della contingenza temporale in cui è stato partorito, ma che inonda di freschezza il panorama musicale attuale.

Testi attualissimi, sonorità non nuove ma combinate in modo tale da risultare tali: quello che a una major potrebbe interessare a patto che – e questo per fortuna nel caso de Lo Stato sociale non accade – sia “politicamente corretto”.

Ma è sul senso di questa espressione che bisogna confrontarsi: ciò che è “politicamente corretto” nell’accezione mainstream è ciò che prescinde dalla realtà contingente. Qui, invece, si parla dell’esatto contrario, e non soltanto in termini generali, ovvero legati a ciò che accade in ambito nazionale, bensì anche a livello sociale, tra degenerazioni e distorsioni, mode e fenoneni, cui tutti siamo – spesso consapevolmente – soggetti, senza riuscire a uscirne.

Un monito/avvertimento ben preciso, insomma, condito con un po’ di sana e sfrontata ironia, per non dire satira, sospesa tra la dirompenza lirica dell’epoca – riattualizzata – che fu propria del compianto Rino Gaetano e il minimalismo elettronico che portò alla ribalta, anni fa, i Soerba.

Un disco da possedere e un live da non perdere, quello de Lo Stato sociale, per giungere ad un’auto-analisi mai come ora necessaria, facendo tesoro dell’ironia che la band ha conservato anche nell’intervista, triplice, rilasciata a F052.

Parto subito da ciò che ho sentito, come rimando al passato, ascoltando l’incipit del vostro disco: Rino Gaetano se non fosse morto in un featuring coi Soerba. Mi sbagliavo?

Albi: Non di molto, se Rino fosse ancora vivo avrebbe sicuramente fatto un featuring coi Soerba.

Bebo: Siamo anche Juan Atkins che produce gli Shabazz Palaces o la cover band di M.I.A. Facciamo canzoni pop, troviamo inevitabile digerire e buttar fuori cose diverse ma accomunabili tra loro.

Lodo: Non ci mai siamo mai occupati sul serio di musica, almeno non l’abbiamo mai fatto accorgendocene. Almeno io che di musica non ne ascolto mai. Diciamo che gli strumenti sono mezzi in bocca ad un urgenza narrativa. Oggi pompiamo cassa e bassoni ma domani non si sa dove ci porteranno le cose che abbiamo onestamente da raccontare. Forse valeva così per Rino, secondo me il miglior cantautore della storia di questo paese.

Turisti della democrazia: l’espressione che da il titolo all’album è una delle tante, fantasiose – a voler usare un eufemismo – sortite di uno dei personaggi più devastanti per le sorti di questo paese. Non c’è bisogno di nominarlo, d’altronde nemmeno voi lo fate ma il primo brano, “Abbiamo vinto la guerra”, è un’instant-song dedicata proprio alle ultime vicissitudini politiche dell’Italia? 

Albi: Perdonami ma non so cosa sia un’instant-song. Una canzone in bustina? Solubile? Comunque i personaggi nella canzone sono tutti riferibili a persone realmente esistenti o esistite: il maggiordomo per esempio è Bondi mentre Carlo e Federico sono due celebri vittime dello stato.

Bebo: Parlare di “ultime vicissitudini” non è del tutto giusto, pensando che quel testo esiste da circa 15/16 mesi o forse di più.  Spero non sia una instant-song, come tale avrebbe diritto e dovere di morire a breve, o essere già dimenticata.

Lodo: Un sassolino di logorrea nell’ingranaggio della retorica trionfalistica che avvolge non solo l’Italia, ma il modello di sviluppo occidentale, talmente decantato da essere percepito come unico mondo possibile. Svisceri un paradosso per scoprire il dramma e aggredirlo a sangue con una risata.

Di certo non le mandate a dire; un linguaggio diretto, immediato e d’impatto, sostenuto da ritmiche azzeccate perché altrettanto semplici, serve a trasferire concetti attualissimi, su tutti il disagio di una generazione come in “Mi sono rotto il cazzo”; E’ importante però il non prendersi sul serio, usare l’ironia, la satira: come diceva qualcuno sono il sale della vita?  

Albi: Si ed è meglio evitarle se si ha la pressione alta.

Bebo: Già. 

Lodo: La satira è il sistema immunitario che preserva qualsiasi collettività da un totalitarismo.

E poi c’è la riflessione sulla vacuità di certi giovani, di una generazione cresciuta a pane e tv e a Nutella e pubblicità che oggi non ha compreso bene la deriva del mondo: in questo modo anche un termine come “indie” perde di valore?

Albi: Il termine “indie” non hai mai avuto particolare valore. E poi secondo me la nostra generazione ha una grande fortuna: l’aver vissuto trasversalmente e in fase di crescita la rivoluzione digitale. Non siamo nativi digitali e nemmeno attempati signori che cercano di recupare il tempo perduto. Sappiamo com’era prima, sappiamo com’è adesso e possiamo farci delle idee su quello che sarà. Che culo!

Bebo: Sono così indie è una canzone che parla anche e soprattutto di me. Mi piace l’anticon, su facebook uso un alias e non il mio vero nome, ho magliette a righe, magliette di band del cazzo (comprate su internet), amo i crookers, ho gli occhiali con la montatura grossa e d’estate i RayBan Wayfarer ereditati da mio fratello, la versione degli anni ’90 che si piega in quattro. Quale sottotesto nasconde? Nessuno. E’ come prendere per il culo lodo perchè ha sempre la cacca, albi perchè è un pigrone, Kekko perché ha sempre la testa fra le nuvole e Carrot perchè è carrot. Non sono un sociologo, uno psicologo sociale, né tantomeno ambisco ad essere un opinionista. Sono così indie è nata per gioco, per farsi quattro risate sulla vacuità di sé stessi, di quanto tu possa sforzarti nel coltivare te stesso, la tua cultura o il tuo ego, ma quanto -in fin dei conti- tutti abbiamo la necessità di togliere la grevità dalle proprie spalle e fare le cose con leggerezza. Me lo insegna Calvino in Lezioni Americane. In Italia Max Collini o Napo sono sicuramente più preparati e migliori di me nel tratteggiare certi aspetti dell’umanità, ma non sono miei riferimenti. Preferisco i Run DMC, per dirti.

Lodo: Mi scappa.

“Ladro di cuori col bruco” è un altro pezzo “incazzato” a tratti nonostante l’allegria delle ritmiche e delle melodie, dai testi emerge anche un nichilismo di fondo?

Albi: No, quella notte Lodo era ubriaco e conseguentemente deluso dal mondo.

Bebo: “Ladro di cuori col bruco” è “Like something 4 porno” di Felix Da Houecat. C’è il nichilismo delle seghe, forse.

Lodo: Noi non siamo nichilisti. ma proprio per nulla. al massimo siamo teste di cazzo. poi ci sono stati d’animo che ti fanno intravedere in episodi minimi, magari anche immaginati, la perdita di senso delle cose soffocate dalle pose. e poi l’umanità è meravigliosa, ma a volte lo è solo da lontano. come le idee sono irritanti e antipatiche finché non te le vedi vicine, concrete.

Ammettiamo che doveste lavorare ad un testo per elaborare una canzone-ricetta per superare questo status-quo di cui parlate nel disco, cosa scrivereste? 

Albi: Scriverei “Cromosomi” ma l’ho già fatto. Ed è nel disco!

Bebo: Oh regaz, di quale status-quo parliamo?

Lodo: Chi mangia moneta non caga con profitto.

Nella media-gallery vi proponiamo un teaser realizzato da Lo Stato sociale per il lancio di “Turisti della democrazia”.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.