I viaggi di Gesù

 

Il presepe di mia madre, in quanto a senso delle proporzioni farebbe invidia a Jonathan Swift. C’è un pastorello con tanto di cornamusa che è più basso di un’oca e un falegname che è alto più di un abete. Ne deduco che da una albero centenario riuscirebbe a tirarne fuori si e no uno sgabello. Ci sono galline grandi come gli angioletti e ponti che cadrebbero in mille pezzi sotto il piede gigantesco di un pupo. C’è un centurione con la spada mozzata da me quando avevo 10 anni in un impeto di slancio anti militarista e la temibile pecora gigante degna di un horror movie degli anni settanta. Effettivamente, se nello scenario allestito da mia madre nella libreria del tinello, dovesse palesarsi l’enorme ragno del film “Tarantula” non se ne accorgerebbe nessuno.

Il presepe viene allestito al centro del mobile che corrisponde alla terza scansia. I pupi sono sempre gli stessi da sempre tranne proprio l’infante protagonista che spesso si è smarrito. Questo accade perché il Bambinello, contrariamente a tutti gli altri comprimari che vengono accantonati scompostamente in grandi buste, viene custodito a parte, solitamente in cassetti. Poi, inevitabilmente, con il sopraggiungere delle festività non si trova più. Quindi, ogni anno si acquista un Gesù nuovo di zecca. Sparpagliati chissà dove ce ne saranno una dozzina. Dimenticati e impolverati giacciono negli angoli di chissà quali mobili. A me accade qualcosa di simile con gli accendini. Puntualmente chiedo “da accendere” eppure casa mia è un cimitero di accendini dispersi.

Dall’ultimo ripiano della libreria i tristissimi Re Magi sui loro longilinei cammelli iniziano la loro spedizione. Superfluo dire che sono, nonostante i cammelli, alti quanto un tacchino. Invece del deserto e dossi, i nostri Gasparre Melchiorre e Baldassarre devono attraversare i dorsi degli improbabili volumi della libreria di mia madre. Prima di giungere a Betlemme devono incontrare Kunta Kinte, Metello, La ciociara, Il Padrino, Don Camillo e il Prete bello.  Quello che i tre non sanno è che invece di viaggiare per la Palestina si sono incamminati in un viaggio che li condurrà a Lilliput. Quando arrivano, solitamente, quasi tutti i pupi sono riversi al suolo perché nessuno, tanto meno i bambini si prendono la briga di rialzarli e la stella cometa appiccicata con una punes sul tetto della capanna è precipitata sulla testa di un fornaio nano. Una scena apocalittica più che una natività. Forse per evitare questo scempio l’anno scorso nessuno si è preso la briga di far avanzare quotidianamente, libro dopo libro, i Re Magi verso la parte centrale della libreria. Il 6 gennaio erano ancora alle prese con il dorso giallo di  “Cristiana F, i ragazzi dello zoo di Berlino” un libro che non ho mai capito come possa essere finito nella biblioteca di mia madre che è completamente a digiuno di droga e David Bowie. Aggiungo anche di giardini zoologici e animali, a parte me, ovviamente.

Quest’anno il nuovo Gesù Bambino è particolarmente grande. Praticamente quanto la Madonna. Ci sarebbe da chiedersi come possa una genitrice partorire un figlio delle proprie dimensioni ma il cristianesimo ci ha abituati a ben altri miracoli e meraviglie.

Arrivano I Re Magi. Si inchinano al Gulliver sacro che riposa sorridente sul giaciglio di paglia nell’allegorico presepe di mia madre. Auguri a tutti.

Author

<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>