Il caso Bolzano, un problema culturale

 

L’Italia è un paese diviso su tutto. Ma negli ultimi tempi c’è qualcosa che sembra aver messo tutti d’accordo: la paura per il cosiddetto «depotenziamento dei monumenti di epoca fascista» di Bolzano. Concretamente, il depotenziamento consiste nella realizzazione di una struttura che accorpi e che renda meno visibile il monumento alla Vittoria che si erge sull’omonima piazza cittadina. Si vuole in sostanza realizzare un museo, un ambiente chiuso, all’interno del quale quest’opera d’arte – per chi la considera tale – possa essere ammirata. In tale maniera si sottrarrebbe il monumento a quanti, evidentemente, mal sopportano la sua vista.

La Giunta provinciale di Bolzano, il 14 marzo scorso, ha preso una posizione netta sull’argomento: «Vogliamo creare una struttura che spieghi alla popolazione, in maniera seria e obiettiva, ciò che è accaduto in Alto Adige a cavallo tra le due guerre mondiali e che tante sofferenze ha causato alla nostra popolazione: un museo sul nazi-fascismo che serva a tutti, soprattutto ai giovani, per imparare dal passato e guardare meglio al futuro».

La presa di posizione della Provincia di Bolzano ha scatenato dure polemiche e non sarà stato un caso che Andrea Carandini si sia dimesso dalla carica di Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali proprio in quel 14 marzo e che la settimana successiva lo stesso senatore Sandro  Bondi, che aveva dato il suo consenso all’operazione, abbia dovuto rassegnare le dimissioni da ministro dei Beni e Attività Culturali.

Altri interventi auspicati dalla Provincia autonoma riguardano il “depotenziamento” dell’epifania del Duce a cavallo che c’è in Piazza del Tribunale a Bolzano e degli ossari dei caduti a Burgusio, Colle Isarco e San Candido. I critici dell’iniziativa sostengono che l’arte è un valore assoluto e che non può essere depotenziata per il riguardo dovuto a quanti da una certa opera d’arte si ritengano offesi.

Ma si tratta evidentemente di un’idea che non considera un aspetto non trascurabile: ciò che dà valore a un’opera d’arte non è soltanto il genio dell’artista – ma si può parlare, come in questo caso, di genio fascista? – ciò che gli dà valore è anche la sua collocazione. Facciamo un esempio: indubbiamente, l’arco di Tito è un’opera d’arte. Ma gli antichi romani lo hanno collocato nel Foro di Roma. I romani non erano sciocchi come i fascisti, sapevano che se avessero edificato a Gerusalemme un arco che celebrasse il loro trionfo sugli ebrei non gli sarebbe stato riconosciuto alcun valore artistico. E in questo caso l’arco di Tito, certamente, sarebbe stato depotenziato da un pezzo, se non completamente distrutto.

Non staremo qui a riepilogare la storia dei tirolesi e dei loro territori annessi all’Italia. Né le cause che spinsero questo valoroso popolo sotto il giogo italiano. Il fiume della storia scorre impetuoso e nessuno può fare nulla per ricondurre le sue acque al punto della sorgente. Ma una cosa bisogna dirla: Alcide De Gasperi, che aveva una visione della storia forse più angusta di quella che gli viene comunemente riconosciuta, in un discorso del 21 gennaio ’46 definì il Brennero «la porta delle invasioni germaniche verso l’Italia». Da ciò sarebbe derivata la necessità di creare questo stato-cuscinetto che doveva essere l’Alto Adige. Da ciò deriverebbe quella paura degli italiani di oggi verso il tentativo di indebolirela barriera di Bolzano, depotenziando uno di quei simboli come il monumento alla Vittoria che finirebbe incorporato in una struttura museale.

Ma davvero gli italiani sono così suscettibili come credeva De Gasperi? O come vogliono far credere oggi coloro che non hanno nemmeno l’onestà che mostrò De Gasperi di aggiungere, nascosta tra le righe di quel discorso, la verità vera: l’interesse rivolto alle «grandi centrali elettriche, che per le province di Bolzano e di Trento, rappresentano il 13,6 per cento di tutta la produzione nazionale».

Di fronte al caso del museo voluto dalla Provincia autonoma di Bolzano, gli italiani abbiano una buona volta il coraggio dell’onestà. Qualcuno crede davvero alla storia delle “invasioni germaniche”?

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.