Il collezionista di immagini

Il noto fumettista pugliese Onofrio Catacchio ricorda in esclusiva per F052 il grande maestro milanese.

Come molti, ho avuto modo di conoscere Sergio Toppi; prima attraverso il suo lavoro e poi di persona.

Come tutti, ho cercato di “copiarlo”. Solo parlandoci ho capito che da Toppi era meglio stare alla larga. Artisticamente intendo. Perché l’uomo è stato, per tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo, una persona squisita e affabile; ma l’artista era prepotente e invasivo.

I suoi segni, dopo averli visti, s’impossessavano di te e disegnare come prima dopo diventava impossibile. Frank Miller, Mike Mignola, Bill Sienkiewiz e Dave Mc Kean sanno perfettamente di cosa parlo. Faccio i loro nomi solo perché sono i primi che mi vengono in mente. Toppi ha creato col suo intreccio di segni un codice per la riproduzione della realtà: un segno per la vegetazione; uno per le rocce, il metallo, il legno, l’acqua. Solo Jack Kirby aveva creato qualcosa di analogo, oltreoceano.

Kirby è stato un gigante pop made in U.S.A. Toppi lo è stato ugualmente un gigante ma mittelereupoeo. Entrambi interpretando la realtà alla loro maniera ci hanno raccontato mondi fantastici.
Tutti quelli che leggendo o realizzando fumetti hanno sofferto, riso, pianto e sussultato devono qualcosa al maestro Sergio Toppi.

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