Il destino buffo del Mistero buffo

Si domandava il Corriere della Sera: «Quante volte ci si è chiesti chi mai avrebbe potuto interpretare “Mistero Buffo” in alternativa a Dario Fo?»

Non so perché un giornalista si ponga domande di questo tipo. Comunque, grazie a Dio, è stata soddisfatta anche questa strampalata curiosità – vedete quanta pazienza ha Dio con i giornalisti?

Il dalai lama del teatro italiano, dunque, ha trovato finalmente la sua reincarnazione. Si chiama Paolo Rossi e sta attraversando col suo spettacolo, tutta l’Italia.

Dario Fo, con il suo dissacrante testo voleva dare in testa ai potenti – arcaica versione del videogame Colpisci la talpa – dove per potenti si intendeva in primis il Papa e le istituzioni ecclesiastiche. Non riesco a immaginare niente di più frustrante che bastonare dei preti, per come sono indifferenti gli uomini di Chiesa alle bastonate. Sono sempre lì, maledettamente, a mostrarti quell’altra guancia. Alla fine non ce la fai più e cominci a urlare “ma chi me la fa fare?”

Il caso più clamoroso è quello di don Basilio Gavazzeni, sacerdote della diocesi di Matera. Non trovando miglior guancia da mostrare, cosa s’è inventato questo prete? Indovinate cosa può far più male a un prete? Indubbiamente, il Mistero buffo di Dario Fo. E così ha imparato a memoria tutta l’opera – cosa tutt’altro che facile perché il grammelot di Fo, lo si capisce dalla parola stessa, è più vicino all’ostrogoto che all’italiano. L’ha imparata a memoria e un bel giorno ha chiamato a raccolta le sue parrocchiane – parrocchiani maschi pare non ce ne fossero proprio – e sull’altare maggiore della chiesa si è improvvisato Dario Fo. Battendo, così, sul tempo il povero Paolo Rossi .

Vedere un prete vestire i panni di Dario Fo è certamente lo spettacolo più divertente di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma a parte questo, la cosa manda all’aria tutto il baraccone del Mistero buffo. Al veleno della satira non poteva trovarsi un antidoto più efficace. Perché se i preti si prendono in giro da soli, che bisogno c’è di qualcuno come Dario Fo e Paolo Rossi?

A don Basilio Gavazzeni non sono mancate tiratine d’orecchi da parte di qualche intransigente bigotto. Si capisce bene perché. Ma lui osserva che se è vero che il testo di Dario Fo ha indubbiamente “esasperazioni anticlericali”, è altrettanto vero che nemmeno le educande si scandalizzerebbero oggi del Mistero buffo.

Buffo destino per la satira di un premio Nobel. In Italia non è più la satira che fa ridere gli italiani, ma sono gli italiani che ridono della satira. Chissà se Dario Fo e Paolo Rossi, così compiaciuti di loro stessi, se ne accorgeranno mai.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.