Il gelato più alto del mondo

Mi trovavo, un freddissimo pomeriggio di 4 anni fa, all’immancabile appuntamento dell’arte fiera di Bologna. Passeggiavo beatamente quando il mio sguardo viene catturato da un gigantesco cono gelato alto due metri che svettava, lontano da me, sulla parete esterna di uno stand.
Attratto come un topo dalla crema al formaggio mi sono avvicinato alla trappola e ci sono piacevolmente cascato dentro.
E’ stato questo il mio primo incontro ravvicinato del terzo tipo con un’opera di Donald Baechler, artista nato nel Connecticut nel 1956 ma che vive e lavora a New York,e cioè in una delle poche (secondo alcuni l’unica) città in cui un artista dovrebbe vivere almeno una parte della propria vita.
Formatosi con il mito di Warhol e Rauschenberg e cresciuto fra i protagonisti dell’underground americano degli anni 80, Baechler approda ad ad una sintesi stilistica originale e personale.
Le opere di Baechler vanno viste sia da lontano che da vicino, proprio come mi è successo casualmente la prima volta.
Con sovrapposizioni di pittura, collage, gesso, disegna soggetti dalle forme semplici, prevalentemente tratti dal mondo infantile (ma non solo) quali possono essere un pallone, un figura femminile stilizzata, volti di bambino, un tulipano o appunto, un cono gelato, figure che campeggiano su uno sfondo popolato da una pluralità di vecchie immagini, di ritagli, di simboli, di segni.
Questa imprevedibile interazione fra soggetto e sfondo, senza uno schema prestabilito, che si confrontano e convivono nello stesso spazio in maniera quasi pretestuosa o casuale, caratterizza gran parte del lavoro di Baechler.
Lontano dall’ottimismo della pop art, Baechler rivolge il suo sguardo verso una quotidianità semplice, dimessa, fatta di piccole cose e da persone senza pretese ed ambizioni.
Attinge informazioni dalle strade e dai vecchi locali di periferia, dai disegni sulle mattonelle dei bagni pubblici, dagli ospedali psichiatrici, dal mondo infantile descritto con immagini o disegni di vecchi giocattoli dimenticati nelle soffitte.
La freschezza delle immagini dei soggetti , disegnate con uno stile semplice ed immediato e con tratto quasi fumettistico, viene inevitabilmente contaminata da una ricca iconografia di immagini che sembrano riemergere dal passato e da un mondo tutt’altro che sfavillante, che portano lo spettatore verso una sorta di inaspettata inquietudine.
E difatti il mondo di Baechler, in ultima sintesi, non è rassicurante: I bambini che campeggiano sulle grandi tele sono monelli di periferia pronti ad ogni tipo di dispetto e la crema del grande cono gelato potrebbe anche essere il preludio ad una abbondante e liberatoria diarrea.
la bellezza senza tempo del volto della Monroe lascia il posto a teschi (skull) che ti sorridono minacciosi ed irriverenti.
Il risultato è di grande suggestione, con grandi icone di immediato impatto visivo che si sovrappongono al gusto e alla ricercatezza del frammento. Baechler è oggi un affermato artista americano.
Ha allestito oltre 80 mostre personali in gallerie di tutto il mondo e le sue opere si trovano in musei importanti fra cui il MOMA ed il Guggenheim di New York ed il Centre Pompidou di Parigi. Ha esposto in numerose gallerie italiane ed ama particolarmente il nostro Paese e le nostre città (Napoli in particolare).
Conoscere l’opera di questo artista significa inevitabilmente scoprire e ripercorrere l’arte americana dal dopoguerra ad oggi, rileggere una letteratura pittorica che ci porta da Rauschenberg a Twombly sino a Basquiat ed a James Brown, pur rimanendo quella di Baechler una poetica connotata da una sensibilità assolutamente unica.
Per chi ne ha la possibilità e la voglia, al prezzo di una Fiat 500 neanche tanto accessoriata può ancora acquistare una bella opera su carta di medio -grandi dimensioni di questo artista, senza pagare bollo ed assicurazione ovviamente; forse non ci porterà materialmente da nessuna parte, ma con la mente ci potrà far percorrere spazi infiniti a costo zero.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>