Il giovane Olden

 

Trovare necessariamente qualcosa di nuovo da proporre, coniare nuove etimologie di generi musicali, al momento sembra un costume molto diffuso tra i giovani musicisti emergenti di questa penisola italica. Ma non sempre questa tendenza è sinonimo di qualità. Novanta volte su cento, infatti, la stessa perde di senso già al primo ascolto del risultato.

Ed è proprio in quei momenti che apprezzi ancor più dischi onesti come quello, omonimo, di Olden.
Di onesto, questo giovane cantautore sembra non avere soltanto il nome, visto che è italianissimo, umbro per l’esattezza, anche se innamorato della Spagna.
Quando si ascolta il disco, poi, tutto quadra, perché Olden è sostanzialmente un cantore del rock che fu, dove il passato remoto però non va oltre i vent’anni addietro.
Perché tutte tracce trasudano grunge, quello meno nevrotico dei Pearl Jam, ad esempio, e si avviano, poi, verso evidenti rimandi ai primi Radiohead e al compianto Jeff Buckley: rock melodico ma per niente italiano, sia nello stile vocale che nel tappeto d’accompagnamento.

Un buon esordio, insomma, soprattutto perché denota la voglia di lavorare nella musica senza strizzare l’occhio alle tentazioni di turno, portando avanti il principio del “certamente non faccio nulla ci nuovo, ma lo rendo con passione e professionalità”, quella che sempre più spesso manca in noi Italiani, anche e decisamente in ambiti musicali.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.