Il gusto del dettaglio

 

Le cronache di queste ore segnalano l’ennesimo episodio di violenza religiosa in Nigeria. Alcuni kamikaze del gruppo denominato Boko Haram hanno fatto saltare in aria due chiese, provocando una cinquantina di vittime, tra le quali si contano tre morti. Pochi giorni fa, in Nigeria è stato sequestrato il calciatore del Lecce di origini nigeriane Christian Obodo; non è chiaro se i sequestratori facciano parte dello stesso gruppo terroristico, ma colpisce che anche in questo caso il rapimento sia avvenuto davanti a una chiesa. Qualche giorno fa c’era stato un attacco suicida messo a segno, sempre dallo stesso Boko Haram, contro un’altra chiesa a Bauchi, con 15 morti. Sarebbe troppo lungo l’elenco di questi atti di vilenza dei Boko Haram, tra i quali bisogna ricordare quello che è costato la vita al nostro connazionale Franco Lamolinara.

Ma la cosa che sorprende sono le finalità “politiche” di questo gruppo. Nella lingua di questi terroristi, l’espressione “Boko Haram” significa letteralmente: “l’educazione occidentale è peccato”. In sostanza, essi mirano a combattere gli stili di vita occidentali. Si tratta, evidentemente, di una particolare evoluzione del concetto islamico di guerra santa. Sorprende anche la sproporzione tra l’enorme numero dei morti e il banale obiettivo di modificare il modo di vestire.

C’è un oggetto, in particolare, che infastidisce i nigeriani del Boko Haram: l’orologio. Si sa che vorrebbero metterlo al bando. Secondo loro, il “peccato” di esibire un orologio al polso andrebbe, addirittura, punito con la morte. Non saprei dire cosa ci sia dietro tutto ciò, ma è noto da tempo l’incompatibilità dell’orologio con la legge islamica. Poco più tollerante è, a questo proposito, il gruppo “Al Qaeda nel Maghreb” che si limita ad imporre che l’orologio venga indossato al polso destro, invece che al sinistro, come usano gli occidentali.

Preoccupa che questa attenzione al dettaglio non sia confinata nell’ambito di alcuni gruppi fanatici e marginali. Il presidente della Repubblica islamica dell’Iran Mahmud Ahmadinejād ha inasprito il divieto di indossare una cravatta. Si tratta di un inasprimento, come si diceva; infatti, il divieto è in vigore già dal lontano 1979, anno della presa del potere dell’Ayatollah Khomeini. La cravatta era stata tollerata nel corso della presidenza di Mohammad Khatami. Oggi, invece, è tassativamente vietato ai commercianti di mettere in vendita questo accessorio di abbigliamento, simbolo dell’imperialismo culturale occidentale. E un sindacato di commercianti ha dovuto cambiare il proprio logo perché rappresentava una cravatta.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>