IL MINOTAURO

 

Due turisti giapponesi mi hanno chiesto indicazioni per le Chiese rupestri. Io li ho guardati, annoiato. Dopo qualche secondo dal loro allontanamento ho cominciato ad avere dubbi sulla pertinenza delle mie informazioni. Ho temuto di averli mandati in Germania.

Mi sono voltato e li ho guardati. Ormai due figure distanti. Inconsapevoli, marciavano verso il  destino topografico che avevo tracciato per loro. Questa è la sorte in cui incappa il malcapitato turista che sceglie me, per raggiungere una destinazione.

Vivo a Matera e non sorprendo nessuno dicendo che nella maggior parte dei casi l’agognata meta da raggiungere sono i Sassi. Ebbene, i viaggiatori che si imbattono in me, difficilmente li visiteranno. Se poi sono al cellulare,(fateci caso, il turista vi abborda sempre mentre state sostenendo una concitata discussione telefonica) un “sempre dritto” non glielo toglie nessuno. Meglio quello che un “vaffanculo”. L’escursionista più sensibile, però, comprende che tra “sempre dritto” e il colorato epiteto non vi è alcuna differenza.

Sono, devo ammetterlo a malincuore, un pessimo ospite. All’Ente Turismo sono sicuramente segnalato come persona non gradita.

A mio discapito, devo dire che non ho mai adottato la famosa indicazione che definisco, alla “Ponzio Pilato”. Vale a dire quando si consiglia di procedere per qualche centinaio di metri e poi chiedere nuovamente. Tanto meno ho mai reagito con la più disarmante delle risposte: “non lo so”.

Piuttosto simulo un accento nordico e rispondo “non sono di qua”.

Anche a me capita di viaggiare sporadicamente e quando un indigeno mi dice “non lo so” mi sale la pressione a 300. E’ una risposta disarmante e frustrante. Come tutte le negazioni. Posso contemplarla solo se mi trovo nel Salento, dove la segnaletica è talmente folle da mandare in tilt anche le persone del luogo. Secondo me, il Minotauro era di Lecce.

Ma questa mia incapacità o svogliatezza ha un’origine ben precisa. Tempo fa, quando il cinismo non aveva ancora preso il sopravvento sulla mia persona e i turisti, presenze sporadiche, sorprendevano come extraterrestri, ero molto più cortese. Vi racconto di oltre 30 anni fa, quando non avevo ancora visto un “negro” dal vivo e visitare i Sassi era una esperienza insidiosa, degna di Indiana Jones.

La coppia di turisti, erano tedeschi, mi chiese l’informazione. Io, emozionato e candidamente desideroso di rendermi utile mi lanciai in una circostanziata descrizione del percorso. Ero fiero di me. I due mi ascoltavano con una strana aria di scetticismo e dopo aver riepilogato il tragitto, ribadendo la prima decisiva svolta a destra, mi salutarono con ipocrita cordialità. Li vidi svoltare spavaldamente a sinistra. C’è sempre un momento in cui si perde l’innocenza. Per ogni cosa. Quel giorno persi la mia purezza di guida turistica. Sono diventato spietato a causa di quei due villeggianti teutonici.

Dimenticavo. I due visitatori giapponesi della premessa, li hanno trovati morti, due mesi dopo, in Cornovaglia. Morti nei paesaggi campestri che ancora cercavano le Chiese rupestri.

 

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.