Il miracolo Verdena

 

Non si dice nulla di nuovo se si afferma che i Verdena sono tutt’altro che una band facile.

Questo per una sperimentazione che caratterizza la loro musica in toto, dalle sonorità alle parole fino alle stesse ritmiche.

Una sorta di ricerca costante – che sembra non voler approdare mai ad una forma definitiva – che va avanti dall’esordio e si palesa come tale di disco in disco, fino all’ultimo “Wow”, il doppio che li ha consacrati, in testa come miglior produzione dell’anno nella classifica work in progress proposta alla rete da XL di Repubblica.

E il disco, in effetti, merita, per la sua capacità di osare ma senza strafare, di ripercorrere sentieri sperimentali del cantautorato italiano (il Battisti spinto) o trame più rock e psichedeliche di beatlesiana memoria (White album). Certo, si potrebbe discutere sul fatto se effettivamente possa ambire ad essere davvero considerato come il miglior prodotto italiano del 2011, ma “Wow” resterà sicuramente una pietra miliare del rock della Penisola.

E quando nel gennaio scorso ascoltai per la prima volta l’album, anticipato dai “Razzi e dalle Arpie” del primo singolo, non credevo che potesse funzionare dal vivo. Ritenevo che fosse uno di quei dischi apprezzabili realmente soltanto nell’ascolto domestico, intimo e riservato da ingerenze esterne d’ogni sorta.

Devo dire che non si trattava di un pensiero del tutto fuorviante, soprattutto dopo aver visto i Verdena dal vivo, in una delle ultimissime – e al tempo stesso nuove – date del tour di “Wow”, a Bari, al Demodé.

Ma, sia chiaro, ciò non va preso come una critica – anzi – questa è l’essenza del miracolo Verdena del titolo.

Lo show, piuttosto che emozionare, che far battere il cuore, rapisce. Incuriosisce, a tratti lascia anche interdetti, poi si lascia ascoltare e guardare per tentare interpretazioni che in realtà non ci sono. I Verdena sono così, immediati anche se non lo sono, giochi di parole a parte. Non ci sono retro o sovrastrutture: sono tre musicisti che si ritrovano in sala prove, attaccano il jack all’ampli e lavorano sullo strumento, voce inclusa intesa come tale. Molto rock nell’attitudine, poco programmati e zero prevedibili, e mai scontati.

L’esibizione live, in quest’ottica, risulta più una lunga session che uno show in sé, quindi, ma nonostante tutto il tour dei Verdena resta uno dei più fortunati e sold-out dell’anno, al punto che persino l’ultima data barese – seconda dell’anno – è stata quasi tutta esaurita.

Il pubblico apprezza, premia con la presenza, incita, asseconda nonostante i Verdena non siano nemmeno campioni di social-stage, di socializzazione dal palco.

E allora qual’è il segreto della band? Più d’uno: la coerenza, la caparbietà, la libertà compositiva e autoriale, l’indipendenza. Doti difficili da possedere in Italia ma non rare, visto lo spaccato underground talentuosissimo che possiamo vantare ed è inutile star qui a far nomi, dai meno conosciuti ai più mainstream.

Da questo punto di vista, però, i Verdena hanno più vantaggi: la possibilità di comunicare in sintonia con le nuove generazioni d’ascolto, vista la loro giovane età, poco sopra i trent’anni di media.

Dal ’95 a oggi, in ben 16 anni di onorata carriera, i Verdena sono diventati i cantori di quella sorta di “spleen” tipicamente generazionale, maturando poi verso una sorta di “stoicismo inquieto”.

Il tutto condito con un’innegabile capacità di suonare, anche intercambiandosi agli strumenti, e di fare musica, entrando di diritto tra le tante – a volte anche maestre per loro stessi – band italiane mature.

L’Italia ha sempre più fame di musica vera e il miracolo Verdena ne è la dimostrazione. Qualora ce ne fosse ancora bisogno però.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>