Il noir di Paola Barbato, tra romanzo e fumetto

 

Sceneggiatrice di fumetti tra le più prolifiche e originali, nonché scrittrice di romanzi fantanoir, Paola Barbato è una tra le penne più innovative nell’ambito del fumetto italiano oltre ad essere autrice affermata di molti albi dedicati a Dylan Dog, il famoso indagatore dell’incubo creato nel lontano 1986 da Tiziano Sclavi. Ma è stata direttamente lei a parlarcene:

Paola, a 12 anni dall’esordio nella serie di Dylan Dog (avvenuto nell’ottobre del ’99 con “Il sonno della ragione”, ndr) che tipo di rapporto c’è tra te e il famoso indagatore dell’incubo? E’ cambiato, nel corso di questi anni, il tuo approccio al personaggio?

In parte sì ed era ovvio. Sono approdata alla scrittura di Dylan Dog da lettrice, e e come tale ero esigente: la persona che dovevo soddisfare ero io stessa. Ho imparato a vedere le cose dal lato di Dylan, non solo da osservatrice ma “dentro” il personaggio. Ci siamo conosciuti, insomma.

Dylan Dog, prima ancora che un fumetto, è un fenomeno culturale. Tiziano Sclavi è riuscito a creare un vero e proprio immaginario che si è via via espanso anche oltre i confini italiani, sdoganandolo all’estero. Ne è prova concreta il film da poco uscito e dedicato all’inquilino di Craven Road, a mio avviso mediocre e poco in sintonia con lo spirito del fumetto. Cosa ne pensi?

Del film non posso pensar bene, ma non lo considero un film su Dylan Dog, piuttosto “ispirato a”. Del fenomeno creato da Tiziano credo che una cosa simile avvenga raramente, e solo grazie a una personalità fortissima come la sua, capace di creare una persona prima di un personaggio.

Dal 1986 molte cose sono cambiate nel panorama del fumetto italiano. I giovani di un tempo leggevano molto più di quanto non si faccia ora, identificandosi con i loro eroi disegnati su carta. Ad oggi, quale funzione attribuisci al fumetto? Credi che i giovani siano attratti da questo mezzo oppure ne stanno lentamente prendendo le distanze?

Non credo che ci sia un vero e proprio allontanamento, ma ogni generazione ha i suoi media, e quest’ultima ha il video in tutte le sue forme prima che la carta. E’ il fumetto che deve adeguarsi, credo, non viceversa.

Ora passiamo alle tue storie sull’indagatore dell’incubo. Molto spesso, è presente nelle stesse una componente di forte impatto drammatico che mescola gli elementi del fantastico con una buona dose di romanticismo. Dylan rinuncia al suo proverbiale black humor mostrandoci un’altra faccia, più malinconica e tormentata. Il tuo Dylan, in questo caso, presenta una forte connotazione psicologica dalle mille sfaccettature. Ce ne vuoi parlare?

Ogni Dylan è lo specchio di chi lo scrive, e non essendo nessuno di noi Tiziano allora è ovvio e naturale che ciascuno metta in Dylan parte di sé. E’ quanto mi accade, di fatto si sa che non sono una persona ne’ semplice ne’ solare.

Mi viene da pensare ad uno dei migliori albi da te scritti, nonché uno dei più belli di tutta la serie. Parlo de “Lo specchio dell’anima”, dove l’equilibrio psichico di Dylan Dog viene messo a dura prova. Ci vuoi raccontare la genesi di questo meraviglioso episodio?

Non c’è genesi vera e propria, avevo scritto un racconto (mai pubblicato) su un personaggio che prende corpo e quell’idea mi è ronzata in testa per un po’, poi ho cercato di adattarla a Dylan e al suo mondo. Spero di esserci riuscita. 

Anche la tua attività come scrittrice di romanzi si è rivelata molto fortunata. Il tuo penultimo romanzo (“Mani nude”), si è aggiudicato il Premio Scerbanenco 2008. Nel caso dei romanzi, anziché metter mani a un soggetto preesistente crei una storia originale costruendo l’impalcatura che poi dovrà sorreggere tutto l’impianto narrativo. Quanto influiscono le tue esperienze di vita all’interno dei romanzi che scrivi?

Tutto ciò che scrivo è vivo, è vita, fa parte di me, non concepisco la scrittura altrimenti. La fantasia fa parte di noi, i sogni, gli incubi, le apprensioni, le reazioni alle notizie. Bisogna vedere quanto si riesce poi a tradurre sé stessi in altro.

Quali sono i tuoi modelli di riferimento a livello cinematografico e letterario?

Non ho modelli, ho scrittori che amo (King, Vargas LLosa, Pennac), film che adoro (“Strange days”, “Seven”, “Eternal sunshine of the spotless mind”, “Fight Club”), come tutti. Ma non mi ispiro a niente e a nessuno. Oppure a tutto, ma in questo tutto metto anche la mia dirimpettaia che stende i panni.

Progetti per il futuro? Cosa bolle in pentola?

Un nuovo romanzo per la Rizzoli che dovrebbe uscire l’anno prossimo, progetti vari a fumetti e, naturalmente, Dylan Dog.

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