Il nonno

 

Borges ipotizzava che i sogni, o meglio, gli incubi, siano una prova che l’inferno esista davvero. In quella circostanza infatti, l’uomo vive esperienze terribili che trascendono l’umana esperienza. L’incubo, quindi è una porta che si spalanca sugli inferi.

Sartre, sosteneva invece che l’inferno è sulla terra, anzi, che siamo noi. Per essere più precisi gli “altri”. Io, che purtroppo la Divina Commedia l’ho dovuta studiare a scuola e quindi l’ho odiata non poco, ho le idee confuse in merito. A proposito di scuola e classici, sempre Borges affermava che è un delitto imporre la lettura dei grandi Autori a scuola. I libri sono una meravigliosa scoperta e non c’è metodo peggiore per approcciarli che attraverso la coercizione. Ne deduco, che io, senza saperlo, a 14 anni, ero un filosofo e non un ciuccio, come sostenevano in molti.

Non ho la patente di guida e di conseguenza, cammino molto. Nelle mie passeggiate mi imbatto inevitabilmente in persone non motorizzate. Vale a dire bambini e vecchi. C’è un anziano in particolare, il nonno di un ex compagno di scuola elementare di mio figlio che incontro sempre e dovunque. Per quanto, il dovunque, sia limitato ad un percorso piuttosto modesto. Esco per acquistare i giornali o bere un caffè e abitando in centro, il tragitto è breve. Questo pensionato, l’ho conosciuto anni prima, all’uscita da scuola, dove quotidianamente ci recavamo entrambi per “prendere” i nostri piccoli. Dalle nostre parti si dice “prendere i bambini a scuola”. Ovviamente dopo averli “lasciati” al mattino.

Devo avergli fatto una grande impressione, perché, ogni qualvolta mi incontra, a distanza di parecchi anni, attira la mia attenzione, esclamando a voce alta il mio cognome. “Andrisaniiii” urla, con la caratteristica voce al vetriolo di un’ugola piuttosto consumata. Se sono a portata di mano afferra le mie e le stringe. Poi mi chiede di mio figlio Mattia e prontamente risponde al suo stesso quesito: “sta a scuola Mattia”. Non c’è giorno che io non senta sopraggiungere quello stridulo appello e la conseguente interrogazione. Provate a immaginare questa situazione che si reitera, almeno due volte al dì, ogni santo giorno, e ditemi se la mia passeggiata non è assimilabile ad un girone dantesco. Ho anche provato a cambiare orari ma non è servito, perché lui sta sempre in piazza. Dovrei provare a cambiare bar piuttosto.

L’anziano signore potrebbe sembrarvi una figura tenera, invece, è fastidiosissima. I nonni possono esserlo, quanto e più dei nipotini. Rispetto ad un bambino, ha solo l’attenuante dell’arteriosclerosi. Ma, anche quella della solitudine. E’ evidente che io costituisca per questa persona un appuntamento quotidiano prezioso, grazie al quale, può finalmente comunicare. Poco gli importa se l’arteriosclerosi indirizzi la breve conversazione sempre sulle stesso fatidico copione. Sempre meglio lui di un altro ingombrante individuo che appena mi incontra mi ricapitola tutto quello che gli e’ accaduto, ma anche i suoi progetti futuri. Spinto da un narcisismo talmente spudorato, mi confessa persino i propri problemi economici o di salute. Questo tipo non ha anche neanche l’alibi della vecchiaia. Per fortuna lo incontro solo il week- end. E’ settimanale, mentre l’anziano, e’ quotidiano. Se fossero giornali basterebbe cambiare la loro periodicità per passarmela meglio. Ad esempio “La voce del rincoglionito” un mensile e “Novello 3000” trimestrale.

L’inferno, a mio modesto avviso, esiste e si manifesta nei dettagli. Gustave Doré si rifiuterebbe di ritrarci e io purtroppo, non sono Dante. Non sono in grado di descrivere, come vorrei, questi personaggi. Il sommo poeta, saprebbe, con parole perfette e definitive, farvi comprendere quanto rompano le palle. Direi quindi di propendere per la versione dell’inferno sulla terra di Sartre. Il problema, e ripenso alla teoria di Borges, è che io, il vecchio, comincio a sognarmelo pure di notte.

“Andrisaniiiiiii”

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.