Il paradosso del presidente Johnson

 

Spesso la scena politica è dominata da personaggi poco dotati. Noi in Italia ne sappiamo qualcosa. Ma bisogna dire che è così un po’ in tutto il mondo. Perfino negli Stati Uniti dove c’è un sistema politico che tutti invidiano. Uno dei presidenti americani di basso profilo è stato indubbiamente il tanto discusso Lyndon B. Johnson, definito dal New York Times, con un giudizio decisamente negativo, «il più paradossale dei presidenti degli Stati Uniti».

Delle qualità personali di Johnson non c’è molto da dire, a parte le solite storie che raccontano gli americani: era uno che si è fatto da sé, ha iniziato vendendo noccioline e quando sedeva al tavolo di lavoro poggiava i piedi sulla scrivania invece delle braccia. Johnson è stata però anche una delle figure più suggestive della storia americana, nonostante il grigiore della sua personalità.

Anche J.F. Kennedy, che pure si avvalse di lui come vicepresidente, gli rivolse un giudizio ingeneroso; disse: «Non riuscirà mai a diventare presidente». Il povero J.F.K., certamente, non immaginava quale terribile circostanza lo avrebbe smentito.

Il 22 novembre 1963, Lyndon Johnson divenne presidente degli USA davanti alla bara di J.F. Kennedy, barbaramente ucciso a Dallas, e davanti alla povera Jacqueline alla quale l’inesorabile protocollo americano non aveva nemmeno consentito di cambiarsi l’abito ancora macchiato di sangue. Prestò giuramento al cospetto di un giudice federale, poco prima del decollo dell’aereo che avrebbe riportato a Washington il corpo del presidente ucciso.

Johnson si rivelò un bravo presidente; nonostante le polemiche che lo accompagnarono, polemiche legate soprattutto alla guerra del Vietnam. Un particolare, questo, che lo avvicina a un’altra tragica figura di presidente americano: Richard Nixon. Talvolta è la stessa storia che trascina gli uomini nel baratro; sicuramente, nel caso di Johnson e di Nixon avvenne proprio così.

Gli obiettivi della presidenza di Lyndon Johnson furono tanti, tutti però riconducibili a tre punti fermi: la realizzazione dell’ambizioso programma del suo partito, la piena realizzazione del progetto politico del suo predecessore, la difesa del carisma del presidente Kennedy, del quale bisogna dire una buona volta che aveva – e ciò spiega anche qualcosa della sua morte violenta – numerosi oppositori.

Tutti questi obiettivi furono raggiunti. La sua più grande preoccupazione era l’educazione delle giovani generazioni; perciò potenziò, come nessun altro presidente, il sistema scolastico americano a tutti i livelli. Diede un impulso decisivo all’integrazione dei cittadini di colore nella società americana e lanciò la campagna della “guerra contro la povertà”. Una straordinaria esperienza politica e la tenacia del suo carattere riuscirono a far superare tanti ostacoli che avevano bloccato l’azione politica di Kennedy. La fedeltà al progetto kennediano fu all’origine della sua autorevolezza, ma anche della sua incapacità di invertire la rotta rispetto ad alcune scelte del suo predecessore, prima di tutte quella relativa al discutibile intervento armato in Vietnam.

Non godeva di buona stampa e fu oggetto delle peggiori accuse, a cominciare dall’assassinio del presidente. “Cui prodest?” si diceva – chi altri se non lui avrebbe potuto uccidere Kennedy? Possiamo immaginare quale trattamento gli sarebbe stato riservato se malauguratamente fosse vissuto nell’era dei blogger.

La vita aveva legato Johnson a J.F.K., che aveva generosamente servito. Fu legato a lui anche nella morte. Morì, infatti, il 22 novembre 1973; esattamente dieci anni dopo Kennedy, proprio nello stesso giorno.

I libri di storia non dedicheranno molte pagine a L.B. Johnson, presidente americano privo di carisma e di popolarità. Noi che non scriviamo pagine di storia, ma che guardiamo con interesse anche a ciò che dell’esperienza umana non brilla particolarmente, non possiamo ignorare il caso del «più paradossale dei presidenti degli Stati Uniti».

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>