Il primo cinema fu di carta

Un blocco di fogli su cui sono presenti immagini in sequenza, fatti scorrere velocemente per dare l’impressione dell’animazione. Lo abbiamo visto tutti, e forse da ragazzi durante le noiose ore sui banchi di scuola lo abbiamo anche provato a far da soli, usando gli angoli di un quaderno o di un libro. Gli inglesi li chiamano flip-book, i tedeschi Daumenkino, che significa cinema del pollice, vista la modalità di utilizzo, e il termine italiano è Cineografo. Un’idea semplice, eppure rivoluzionaria.

Era il 1868 e l’inglese John Barnes Linnet fu il primo a brevettare il disegno animato (cineografo appunto, letteralmente). Da secoli si cercava di riprodurre animazioni, con alterne fortune: la Lanterna Magica si limitava a proiettare un’immagine fissa, o al massimo due immagini sovrapposte che erano mosse manualmente; e arnesi dai nomi impronunciabili (taumatropio, zootropio, kaiserpanorama, fenachistoscopio) alternavano due o più immagini in sequenza, creando un loop ripetitivo che pareva animarsi. Si trattava di animazioni che ricominciavano dopo pochi frame, ed erano disposte in cerchio: un cavallo che corre, una coppia che balla; l’azione poteva ripetersi all’infinito.

Nel 1868 però, arriva il nostro Cineografo e per la prima volta nella storia, si possono creare animazioni continue che possono raccontare una trama creata appositamente. Le immagini non si ripetono ad intervalli, ma si susseguono indefinitamente: tutto il cinema e le sue possiblità erano già racchiuse in queste pagine vorticose. C’era uno svantaggio: lo spessore dei blocchi che era possibile maneggiare agilmente era ridotto, così le storie potevano durare solo pochi secondi.

A ciò si pose rimedio nel 1894, un solo anno prima del Lumiére: Herman Casler inventò il Mutoscopio (dal latino mutare: cambiare), una macchina dove i fogli erano disposti attorno ad una ruota mossa da una manovella, e lo spettatore, attraverso una piccola finestra, poteva vedere l’animazione. Si era aperta l’industria cinematografica, così ad agosto del 1895, pochi mesi prima dei Lumiére, furono girati i primi film della storia, che utilizzavano una camera a 68 mm, che rendeva un’immagine quattro volte più grande della 35 mm di Edison che poi avrà la meglio commercialmente, e che si vedevano con il Mutoscopio.

Nel 1896 le prime immagini video di un Papa (Leone XIII) furono realizzate anche per il Mutoscopio, ed hanno conservato a distanza di 115 anni una nitidezza che la corrispondente pellicola ha perso (mutoscopio in funzione nel Video1, pellicola nel Video2). Nonostante le immagini papali, ben presto la macchina acquistò una fama tutt’altro che sacra. Era infatti una delle macchine più gettonate nelle sale giochi americane, dove al costo di un penny si potevano vedere brevi film licenziosi e ammiccanti, suscitando le ire dei benpensanti, che in alcuni casi ne chiesero ed ottennero la rimozione. (Foto1, Foto2, Video3, Video4)

Pur con i primi successi del cinema, il mutoscopio conobbe incredibile fortuna, soprattutto perchè consentiva un utilizzo domestico che il cinema precludeva. La società più fortunata fu la Kinora, che cominciò la vendita e il noleggio dei rulli da mutoscopio per la visione domestica, anticipando di parecchi decenni il noleggio video, e nel 1908 commercializzò una cinepresa (con lo stesso nome, Kinora) con la quale si potevano realizzare propri filmati amatoriali, che poi la stessa società avrebbe sviluppato realizzandone un rullo per la visione a casa. (Video5)

Gli stabili della Kinora furono distrutti da un incendio nel 1912, e non furono più ricostruiti. Presto il mondo conobbe la Grande Guerra, il cinema cominciò a guadagnare enorme popolarità anche per la sua funzione sociale e l’abbinamento con l’audio determinò la definitiva scomparsa del Mutoscopio.

A cercare bene intorno a noi, c’è ancora un’importante eredità del Mutosopio. Nel 1962, un’azienda di Udine, la Solari, brevetta una rivoluzionaria sveglia, che funziona con un meccanismo molto simile (Foto3). Su suggerimento del titolare, l’architetto Gino Valle studia e perfeziona il meccanismo del Mutoscopio e lo adatta per l’indicazione dell’ora. Un oggetto dal design avveniristico e dai caratteri ben visibili, all’avanguardia nei confronti degli altri orologi a lancette, gli unici disponibili in quegli anni.

Lo stesso sistema sarà usato da Valle e dalla Solari per i tabelloni delle stazioni e degli aereoporti, i teleindicatori alfanumerici, che funzionano con le stesse modalità della sveglia, molto similmente al mutoscopio (qui però le tessere sono divise a metà e non intere).(Foto4) Quante volte ci siamo incantati a vedere scorrere tutte le lettere finchè il rullo non si fermava su quella predestinata, segnalandoci il nostro binario, o l’orario di un treno. Non era un caso, se ci sembrava di vedere un film.

Oggi, i mutoscopi sono un cimelio da collezionisti e i tabelloni delle stazioni sono in sostituzione dal febbraio 2009 con quelli digitali per volere delle FS.

Un po’ più longevi i libricini animati, i Cineografi, che ancora oggi sono spesso gadget, piccole sorprese o passatempo giocoso. E pur se sfogliandolo fra le dita lo reputiamo un gioco da bambini, abbiamo fra le mani una delle invenzioni più rivoluzionarie dell’Ottocento, che fu pioniera nei film, e prima assoluta nell’home video e nelle riprese amatoriali.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>