Il primo uomo nero sulla luna

 

Barry Sonnenfeld di cinema se ne intende. Non a caso i titoli se li fa disegnare da Pablo Ferro e gli alieni da Rick Baker. Da 15 anni il regista americano cerca di girare la commedia fantascientifica di azione perfetta e finalmente ci è riuscito. Grazie anche al decisivo contributo di Ethan Coen che ha firmato la sceneggiatura, con il terzo capitolo della saga degli uomini in nero, Sonnenfeld raggiunge l’agognato obiettivo.

“Men in black 3” stupisce e riconsegna al cinema la sua più magica caratteristica, il senso della meraviglia. Il regista come un provetto alchimista miscela umorismo da commedia sofisticata di altri tempi, effetti speciali mozzafiato e interpretazioni magistrali. Il tutto con un ritmo sorprendente.

Questa volta l’agente Edwards, “nero” non solo nell’abbigliamento, deve tornare indietro nel tempo per sventare l’ennesima catastrofica invasione aliena. Precisamente nel 1969, poche ore prima della partenza dell’Apollo 11 verso la luna. Catapultato nell’America di Nixon dove un uomo di colore è considerato come un alieno, il buon Will Smith incontrerà il suo collega di sempre, l’agente K, ovviamente con molti anni di meno.

A interpretare Tommy Lee Jones (il cui volto granitico merita di essere inciso sulla Rushmore mountain per meriti artistici) da giovane c’è Josh Brolin, uno dei più bravi e carismatici attori della nuova generazione.

Tra i tanti personaggi finemente caratterizzati della pellicola, emerge il lunare Griffin (ricorda il Robin Williams della serie televisiva, guarda caso comica con alieno “Mork e Mindy”). Questo dolce e strambo personaggio, condannato a vedere simultaneamente gli infiniti futuri alternativi di ogni avvenimento, sembra uscito direttamente da un film dei fratelli Coen (trattasi di Michael Stuhlbarg, non a caso protagonista di  “A serious man” , tra i più inconsueti film della coppia).

Griffin è davvero un marchio di fabbrica del geniale sceneggiatore e contribuisce non poco a rendere MIB 3 tanto speciale rispetto ai precedenti episodi ridotti a decorosi collaudi.

Spielberg (produttore della saga dei Men in black) negli anni ’80 con il fidato Zemeckis ci aveva fatto tornare per ben tre volte nel futuro. Oggi ci dimostra, incassi alla mano, che la nostalgia del passato è ancora forte. La contaminazione tra attrezzature (e non solo) futuristiche e stile vintage, è tra l’altro uno dei punti di forza del film. Guardare gli alieni del 1969 ad esempio.

MIB 3 è un film perfetto, ma si dovrebbe andare a guardarlo, non fosse altro per Boris, uno dei cattivi più divertenti della storia del cinema (sembra uscito da una rock band texana) o per l’acconciatura dell’agente O (la sempre più affascinante Emma Thompson). Un miracolo di aerodinamica applicata al capello umano. Ah, dimenticavo, nel film anche importanti rivelazioni su Andy Warhol e la sua Factory.

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.