Il ritorno (live) dei 99 Posse

 

E’ la sanguinosa questione israelo-palestinese nel ricordo del sacrificio di Vittorio Arrigoni ad aprire la prima data nel nuovo tour dei 99 Posse, nuovamente sul palco dopo oltre un decennio, al Demodé di Modugno, a Bari. Le luci cominciano ad accendersi quando “Resto umano”, l’omaggio all’internazionalista ucciso che la band ha inserito nel suo ultimo, apprezzatissimo, disco (“Cattivi guagliuni”, ndr), è già in play. La voce di Arrigoni risuona mentre il pubblico si assiepa sotto al palco, poco a poco la sala si riempie di persone e d’entusiasmo, la band (Massimo Jovine al basso, Marco Messina alle programmazioni, Sasha Ricci alle tastiere e Claudio Marino alla batteria) s’innesta sulla base del pezzo per dare il La a Zulù che, accompagnato da Speaker Cenzou e Valerio Jovine, saluta tutti pronto a partire con “Cattivi guagliuni”, primo singolo dell’omonimo album.

Partenza pacata, quindi, ma è solo un’impressione, perché dopo dai “guagliuni” si passa al “guaglio’” di “Curre curre” e la serata s’accende per spegnersi un’oretta e mezzo dopo, a fine concerto. Il pezzo-manifesto della Posse rivive con energia, grinta e potenza ritrovate immutate, al pari de “L’anguilla”, primo singolo de “La vida que vendrà”, ultimo atto discografico (uscì nel 2000, ndr), prima che Zulù e soci, Meg compresa che oggi non figura in formazione, si prendessero una pausa durata fino a quest’anno.

E’ poi la volta del funk con una versione re-arranged di “Cerco tiempo”, che riprende in alcuni frammenti anche “Fujakkà”. Subito dopo Zulù invita il pubblico a visitare la scuola dove i 99 Posse hanno studiato, quella “University of Secondigliano” paradigma delle periferie italiane alienate, alienanti e abbandonate a sé stesse, dove quegli “ultimi” di cui Zulù parla nell’ultimo disco crescono e sono cresciuti.

Segue una raffica di brani altrettanto nuovi, nell’ordine: “Penso che non me ne andrò”, “Mai più io sarò saggio”, “Canto pe’ dispietto” (sul disco eseguita con la Nuova Compagnia di Canto popolare, ndr), “Tarantelle pe’ campa’” (sul disco in featuring con Caparezza, ndr) – mentre sul maxischermo che racconta in immagini le canzone della 99 scorrono fotomontaggi di Tarantini, Berlusconi, Larussa, Calderoli, Alemanno e Marchionne alternati allo slogan “L’Italia non è una repubblica fondata sulla prostituzione” – e, per par-condicio, “Yes weekend”, che narra del modus operandi dell’opposizione del PD e che, oltre ai campioni di voce di Bersani, Franceschini e Finocchiaro contenuti nel pezzo, si accompagna alle immagini del leader del partito di centrosinistra con Nichi Vendola in versione “Sgommati” (il format di satira politica in onda su Sky, ndr).

Poi si torna alle origini, al ragga che vide nascere la Posse, fondamento di quella evoluzione sonora che negli anni l’ha vista anche protagonista, in Italia, di una certa sperimentazione sonora: è la volta del medley micidiale di “Antimafia”, “’O documento”, “Napolì” e “Nun c’ a’ facc’ chiu”. Delirio totale nel pubblico, pacifico, allegro, entusiasta ma impegnato, consapevole, maturo. “Antifa 2.0”, che segue, invece, è il manifesto dei nuovi 99 Posse, quelli dall’approccio sempre e comunque militante e di lotta, ma con l’aggiunta dell’attitudine social, in senso di network, di utilizzo intelligente della rete, col marchio di fabbrica immutato – l’antifascismo – e un suono contemporaneo, elettronico, pieno di groove.

Seguono, ancora dall’ultimo disco, “Confusione totale”, “Mo’ basta” e “Morire tutti i giorni”, quest’ultima dopo un’uscita veloce dal palco prima del gran finale, in salsa decisamente combat-punk.

La scaletta della prima data del tour di “Cattivi guagliuni”, infatti, si chiude con le pogo-version di “Rigurgito antifascista” – mentre qualcuno cominciava a preoccuparsi che non fosse in lista – anche questa immutata di una virgola rispetto al decennio scorso e, ancora dall’ultimo disco, “San Precario”, la hit delle nuove generazioni di lavoratori italiani.

E’ trascorsa circa un’ora e mezza dall’inizio del concerto. E’ letteralmente volata e mentre la 99 Posse saluta il pubblico-testimone del suo ritorno sulle scene, ringraziando per l’esordio fortunato, la sensazione è quella di aver speso bene il biglietto, contenti di aver rivisto sul palco una formazione che aveva lasciato un vuoto nella scena indipendente italiana, che è tornata in un momento difficilissimo per il Paese in cui un po’ di scossoni alle coscienze non fanno male e che si presenta non per business, ma come un gruppo di amici uniti dalla musica e dalla lotta che ritrova la sua comitiva allargata, il seguito di fan.

Un grande tuffo nel passato ma con gli occhi ben aperti sul presente, con l’impegno della lotta per un futuro migliore.

Prossime date e news sul sito ufficiale dei 99 Posse.

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<p>La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.</p>