Il rock del futuro è “Uno”

 

Sono in radio da quasi un mese, con un singolo accattivante, “Come fai tu”, sostenuto da un video girato in modo semplice ma d’impatto da Tiziano Russo, e si preparano all’esordio live in programma il 4 maggio a Roma, al Circolo degli Illuminati. Gli “Uno”, però, hanno già tanto da raccontare, visto che questo trio dedito ad un indie-rock italiano fortemente influenzato da loop e beat elettronici di matrice europea, stanno spopolando in rete, facendosi anticipare da un battage di condivisioni del singolo ad opera dei fan.
Quello che fanno, dicono, è il rock del futuro, frutto di una sintesi di esperienze non indifferenti. Il leader e fondatore, Antonio Marcucci (voce, chitarra, programmazioni) viene dal nu-metal ed è già noto per essere nella line-up degli altrettanto bravi “Le Mani”m, oltre che da sempre aperto all’elettronica e alla sperimentazione; Nico Di Marzio (batteria) è rodato sulle ritmiche semplici ma potenti del reggae e del dub ma non ha mai disdegnato il rock; Domenico Ragone (basso) è musicista dalla mano decisa su un basso che è abile frequentatore dei territori crossover. I tre musicisti sono nati tutti a Matera, ma vivono stabilmente a Roma ormai da anni.
Li abbiamo incontrati alla vigilia dell’esordio romano, positivamente emozionati ma più che carichi, pronti a dare inizio alla nuova avventura musicale che li vede protagonisti, tra Daft Punk e Röyksopp, Digitalism e Does It Offend You Yeah, Goose e Kings Of Leon fino ad arrivare ai più estremi Pantera.
Partiamo subito dal genere. Elettronica, tra vintage e terzo millennio, chitarre e una sezione ritmica potente ma essenziale, su cui si innesta una voce pulita ma convinta nelle dinamiche: sono questi gli ingredienti del rock del futuro?  
Non sappiamo quali siano gli ingredienti del rock del futuro. Quello che hai descritto è il nostro modo di fare musica. Non abbiamo scelto di essere così, lo siamo e basta. Sicuramente la componente elettronica avrà un peso sempre maggiore nella musica in genere. Il rock si presta particolarmente a essere contaminato dall’elettronica. Ci sono band storiche che ormai lo fanno da tempo come i Depeche mode o i Nine inch nails e nuove band che lo fanno da meno tempo ma in modo completamente diverso e non meno efficace, come i Does it offend you yeah o i Goose. Anche gli UNO stanno cercando di evolvere il loro rapporto con l’elettronica, perché sentiamo che quella sia la direzione giusta per noi, ma siamo pur sempre consapevoli che il sano e vecchio modo di fare rock, chitarra basso e batteria, non diventerà mai obsoleto. 
E la line-up del futuro è il power-trio?
Con l’ausilio delle programmazioni è possibile ridurre i componenti di una band perché ciascuno strumento può essere sostituito dal computer. Ovviamente la resa, soprattutto live, ne viene penalizzata. Per cui crediamo che chitarra, basso e batteria restino fondamentali. “Tre” sembrerebbe proprio il minimo indispensabile. E poi con i tempi che corrono, spostarsi in tre è economicamente meno dispendioso che spostarsi in cinque o in 6 o più. E anche gli organizzatori di eventi iniziano a tener conto questo aspetto.
Come nasce il progetto “Uno”?
In origine c’era solo Antonio, nel suo piccolissimo studio, con il suo computer, i suoi synth e le sue chitarre. In quegli otto metri quadrati sono nati i primi provini. Solitamente i provini erano destinati ad altri progetti musicali di cui Antonio faceva parte fino a quando non ha preso il sopravvento nella sua testa l’idea di poter diventare interprete di se stesso. Nico è stato il primo ad ascoltare quei provini e a capire che sarebbe potuto nascere qualcosa di interessante. Abbiamo iniziato a provare per 4 o 5 mesi fino a quando ci siamo resi conto che, per il tipo di sound che cercavamo, era necessario un bassista. E’ così che anche Domenico è entrato nel progetto.
Antonio, chitarrista e da sempre affascinato da campionatori, sintetizzatori e loops, qui sei anche il cantante. “Uno” e trino?
Per me è un’esperienza non completamente nuova. La chitarra la suono ormai da quando avevo 12 anni. Ma ho iniziato a suonare il pianoforte a 8 anni e a 10 i synth nella band di mio padre ☺. Con le programmazioni mi diletto dai tempi in cui facevo crossover con i No man’s code. Ma la vera novità è “la voce”, fare il cantante. Ci tengo a precisare che non sono un “cantante” perché ho delle qualità vocali ma semplicemente perché canto. Non ho mai studiato canto e non so se lo farò mai. Non mi preme la necessità di migliorarmi sotto questo punto di vista. Chi non mi vuole ascoltare non mi ascolti. Ho deciso di cantare solo per poter dire quello che penso, senza intermediari.
Antonio, “Uno” è sostanzialmente un side-project rispetto a Le Mani, dove suoni la chitarra. E’ così che le band possono restare longeve, se si ha modo di spaziare anche altrove. 
Penso ai Subsonica ad esempio: tutti hanno attività parallele e sono quindici anni che suonano felicemente insieme.
E’ la prima volta che realizzo un side-project e sono il primo ne Le Mani a farlo. Ogni band ha dei propri meccanismi interni ai quali col tempo ci si conforma, che tendono a standardizzare i punti di vista dei componenti la band. Quando questo accade viene a mancare il “confronto”, ossia l’elemento chiave di qualsiasi evoluzione sonora e musicale. Evadere da questi meccanismi tramite progetti paralleli credo sia la maniera più efficace per oltrepassare il proprio punto di vista e predisporsi alla novità. Sono entusiasta di questa sperimentazione personale. Questo mio stato mentale e d’animo non può che far bene anche a Le Mani alle quali auguro una carriera ancora più gloriosa di quella dei Subsonica perché sono davvero una grande band.
A proposito di altre band: tra le vostre influenze si leggono quelle di Daft Punk, Röyksopp, Digitalism, Does It Offend You Yeah, Goose, ma anche Kings Of Leon e, e, e…Pantera??? Esiste un lato estremo degli “Uno” a cui dobbiamo prepararci?
Avere nominato tra le influenze i Pantera, non significa che gli UNO proporranno delle canzoni in stile Pantera ma semplicemente che, avendo venerato per anni quel tipo di musica, una certa attitudine aggressiva potrà venir fuori soprattutto durante il live. Per adesso il pubblico conosce solo “Come fai tu”, che appartiene al pop-side degli UNO, ma esiste anche l’extreme-side con il quale presto dovranno fare i conti.
Non figurano band o artisti italiani tra le influenze, perché?
Le nostre band di riferimento sono tutte straniere ma ciò non vuol dire che in Italia non si faccia buona musica. Posso tranquillamente nominarti band italiane di spessore come  Afterhours, Negramaro, Subsonica, Bloody beetroots, Ministri, Crookers , Teatro degli orrori e altre……
Testi: quello di “Come fai tu” parla di infedeltà e l’invito è a leggerlo anche con riferimento all’attuale situazione politica italiana. Cosa vi influenza nella stesura?
Il fatto che al nostro presidente del consiglio piaccia fare vita mondana non influenza la nostra vita ne i nostri testi.  Ciò che ci influenza sono le nostre esperienze di vita quotidiana, i nostri stati d’animo, i nostri trionfi e le nostre delusioni, le nostre aspirazioni e le nostre frustrazioni. Poi tanto dipende dal colore dell’inchiostro della penna con cui si scrive il testo. Se è blu, buoni sentimenti, se è nero, odio. Il rosso non si usa mai.
“Come fai tu” comincia a girare in radio e tv: i vostri prossimi passi? Gli obiettivi?
Ci piacerebbe diventare milionari, frequentare le più belle donne del mondo, vivere in ville da sogno e sfoggiare macchine di lusso. Nell’attesa che questo accada continuiamo a comporre canzoni nel nostro umido garage. Siamo fieri del successo che sta riscuotendo “Come fai tu” ma è già da tempo che pensiamo al futuro. La priorità adesso è suonare dal vivo. Partiamo con una data a Roma il 4 maggio sperando di continuare a suonare a oltranza fino alla morte. Contemporaneamente sceglieremo il prossimo singolo, lo registreremo e realizzeremo un nuovo videoclip. Tra l’autunno e l’inverno contiamo di fare uscire il nostro primo disco che si chiamerà B………………

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La redazione di F052 | Codici Culturali una risorsa per esplorare nuovi mo(n)di dedicati alla Cultura e alle Arti.